Malattie non trasmissibili: ancora troppe morti premature nel mondo

Il rapporto

Malattie non trasmissibili: ancora troppe morti premature nel mondo

Cancro, malattie cardiovascolari e respiratorie, diabete sono responsabili di 7 decessi su 10
redazione

Nel Regno Unito una donna di 30 anni ha il 9 per cento di probabilità di morire prima di compiere 70 anni per una delle quattro principali malattie non trasmissibili: cancro, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche e diabete. Negli Stati Uniti il rischio sale al 12 per cento. Per gli uomini le probabilità aumentano ancora di più (13 per cento nel Regno Unito e 18 per cento negli Usa). 

È ancora troppo alto il numero delle morti premature nel mondo secondo i ricercatori dell’Imperial College London, della World Health Organization e della Ncd Alliance autori della dettagliata analisi sull’impatto delle malattie non trasmissibili pubblicata su Lancet. 

Dallo studio, che ha coinvolto 180 nazioni, emerge chiaramente che la maggior parte dei Paesi nel mondo è lontana dagli obiettivi delle Nazioni Unite di ridurre di un terzo il numero di morti per malattie non trasmissibili entro il 2030

Nel complesso le malattie non trasmissibili uccidono circa 41 milioni di persone all’anno e sono responsabili di 7 morti su 10 nel mondo, 17 milioni delle quali vengono registrate come premature (sotto i 70 anni). Nella maggior parte dei Paesi le malattie non trasmissibili fanno più morti delle infezioni da Hiv o malaria. 

Cancro, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche e diabete rappresentano l’80 per cento delle malattie non trasmissibili. Per il resto si tratta di patologie endocrine, immunitarie e del sangue, malattie respiratorie non infettive, digestive e genitourinarie, condizioni neurologiche, disturbi mentali e da abuso di sostanze, anomalie congenite. 

Nel caso della mortalità femminile, sono solamente 35 i Paesi che potrebbero raggiungere il  traguardo fissato dalle Nazioni Unite. Per la mortalità maschile le nazioni in linea con l’obiettivo scendono a 30. La lista dei Paesi più virtuosi per le donne ospita ai primi posti Corea del Sud e Giappone, Spagna e Svizzera  e per gli uomini Islanda, Svizzera, Svezia e Norvegia. 

Per le donne il livello più alto di mortalità si registra nei Paesi africani come Sierra Leone e Costa d’Avorio: una donna di 30 ha una possibilità su tre di morire per una malattia cronica prima di compiere 70 anni. 

Sorprende scoprire che Regno Unito, Usa e Cina non possono vantare dati positivi.

Come già detto una donna di 30 anni nel Regno Unito ha il 9 per cento di probabilità di morire prima dei 70 anni. Una previsione che costringe il Paese britannico al 27esimo posto della classica delle nazioni con il minore rischio nel mondo e al 19esimo posto dei 40 Paesi europei. 

Per quanto riguarda la mortalità maschile, il Regno Unito si classifica 17esimo nel mondo e 9° in Europa. 

Per gli Stati Uniti va ancora peggio: 44esimo posto per le donne, sotto Vietnam, Turchia e Panama e 53esimo per gli uomini.  

Tra i Paesi europei il primato negativo spetta a Moldavia e Ucraina, mentre il numero più basso di morti premature si registra in Spagna e Svizzera. 

L’Italia non è posizionata male per quanto riguarda le donne: è al settimo posto della classifica per il minor rischio di morte prematura. Mentre per gli uomini è fuori dalla top ten.

Comunque, secondo i ricercatori, non tutto è perduto. Cinquanta nazioni potrebbero raggiungere il traguardo fissato dalle Nazioni Unite entro il 2040 per quanto riguarda le donne e 35 Paesi potrebbero arrivare entro la stessa data a ridurre drasticamente la mortalità maschile per malattie non trasmissibili.

«Mentre gran parte del mondo non riesce a raggiungere l'obiettivo delle Nazioni Unite per alleviare l’impatto  delle malattie croniche - ha dichiarato Majid Ezzati, della Scuola di salute pubblica dell’Imperial College -  decine di paesi potrebbero raggiungere questo obiettivo con una modesta accelerazione delle tendenze già positive, il che richiede che i governi nazionali e i donatori internazionali investano nella giusta direzione».

Combattere l’ipertensione, il fumo e il consumo di alcol sono le priorità che andrebbero perseguite. Solo così si risparmierebbero milioni di morti per cancro, malattie cardiache e ictus.