Mancate diagnosi e terapie sospese. Ecco l’impatto della pandemia sui tumori pediatrici

L’indagine

Mancate diagnosi e terapie sospese. Ecco l’impatto della pandemia sui tumori pediatrici

Sono saltate le diagnosi, le terapie sono state rinviate e in alcuni casi sono stati chiusi interi reparti di oncologia pediatrica. È successo soprattuto nei Paesi poveri dove le poche risorse disponibili sono state dirottate sull’emergenza Covid. Anche quando i contagi non erano da “zona rossa”

di redazione

Riuscire a garantire assistenza ai bambini affetti da tumore in piena pandemia è stata un’impresa. In molti casi fallita. Perché sono saltate le visite, non è stato possibile effettuare test per la diagnosi, le terapie sono state sospese o rinviate. A volte l’intero reparto di oncologia pediatrica dell’ospedale di riferimento è stato chiuso. Il 78 per cento dei 300 operatori sanitari di 79 Paesi nel mondo coinvolti nella prima indagine globale sull’impatto di Covid nelle cure pediatriche pubblicata su The Lancet Child & Adolescent Health ha dichiarato di aver subito almeno uno di questi inconvenienti. Il 43 per cento ha effettuato meno diagnosi di tumore rispetto al passato, il 34 per cento è stato testimone di un aumento dei casi di abbandono della terapia da parte dei pazienti, il 7 percento ha visto chiudere interi reparti (soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito). Non solo: il 79 per cento dei partecipanti ha registrato una riduzione degli interventi chirurgici, il 60 per cento ha notato una ridotta disponibilità di sangue e prodotti ematici, il 57 per cento degli intervistati ha dichiarato di aver assistito al rinvio della chemioterapia per mancanza dei farmaci, il 28 per cento ha dichiarato di aver dovuto sospendere gli appuntamenti della radioterapia. 

È quanto emerge dalle testimonianze di 311 operatori sanitari di 213 centri in 79 Paesi del mondo a cui è stata chiesta una fotografia della situazione nei loro ospedali tra giugno e agosto 2020. I risultati dell’indagine dimostrano che la pandemia ha messo a dura prova i reparti di oncologia pediatrica svuotandoli di personale, di letti e di dispositivi di protezione individuale. 

Le ferite maggiori le hanno avute i centri dei Paesi a basso e medio reddito, dove sono persino mancate le scorte di farmaci per garantire la chemioterapia. Per dare un’idea della differente portata dell’impatto della pandemia nei Paesi poveri rispetto a quelli ad alto reddito, basti sapere che la sospensione della chemioterapia per mancanza di farmaci è stata segnalata dal 40 per cento dei medici nei Paesi a basso reddito e dall’11 per cento nei Paesi ad alto reddito. O ancora: nel 33 per cento degli ospedali dei Paesi poveri è stata registrata una riduzione degli interventi salva-vita in confronto al 3 per cento dei Paesi ricchi. 

«I nostri risultati suggeriscono che COVID-19 ha avuto un impatto maggiore sulla cura dei tumori infantili a livello globale rispetto a quanto suggerito dagli studi su una singola regione, con i centri nei Paesi a basso e medio reddito particolarmente colpiti che erano sotto pressione anche prima della pandemia, con meno risorse e meno accesso alle cure per i bambini malati di cancro», ha commentato Daniel Moreira a capo dello studio. 

Dall’analisi delle risposte al sondaggio è emerso che l’88 per cento delle strutture ospedaliere, comprese quelle nei Paesi più poveri, aveva la possibilità di effettuare i test per la diagnosi di Covid-19. Secondo i ricercatori la pandemia ha avuto un impatto sui reparti di oncologia pediatrica indipendentemente dal numero di casi di Covid gestiti dagli ospedali o presenti sul territorio. I danni indiretti della pandemia, almeno in questo caso, sembrano quindi inevitabili, perché anche quando il numero dei contagi è basso, l’assistenza sanitaria viene compromessa. 

E questo accade perché comunque sia la maggior parte delle risorse finanziarie e umane vengono dirottate sull’emergenza sanitaria causata dal virus pandemico. Un terzo degli intervistati ha denunciato un sostanzioso taglio dei finanziamenti, mentre i due terzi (66%) ha visto i reparti di oncologia pediatrica svuotarsi del personale sanitario. Il 19 per cento dei medici coinvolti nell’indagine ha denunciato una riduzione dei posti letto per i pazienti oncologici. 

«Gli impatti a lungo termine sugli esiti dei tumori pediatrici non sono ancora chiari. I nostri risultati evidenziano la necessità di una valutazione continua delle esigenze di risorse durante la pandemia e la condivisione di strategie di successo per affrontare gli effetti negativi sull’assistenza ai tumori pediatrici», ha dichiarato in conclusione Dylan Graetz, tra gli autori dello studio.