«Mangiate carne: fa bene». Così l’anti-scienza va alla conquista di Twitter

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«Mangiate carne: fa bene». Così l’anti-scienza va alla conquista di Twitter

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Intorno all’hashtag #yes2meat si è creata una community che ha raggiunto 26 milioni di persone
di redazione

Agguerriti, ben organizzati e, soprattutto, capaci di giocare d’anticipo. È così che gli scettici della scienza, i negazionisti delle teorie accreditate, i critici sospettosi delle peer-review,  riescono ad avere la meglio su Twitter. Un caso recente analizzato sull’ultimo numero del Lancet è esemplificativo. Lo scorso 17 gennaio gli esperti della EAT-Lancet Commission avevano annunciato su Lancet i benefici della “dieta planetaria”, un regime alimentare capace allo stesso tempo di migliorare la salute dell’uomo e salvare l’ambiente. Prima regola: dimezzare il consumo di carne rossa. 

Qualche giorno prima dell’uscita del rapporto sulla “planetary health diet” su Twitter era già attivo l’hashtag #yes2meat che dava voce a una nutrita comunità di irriducibili carnivori pronti a dichiarare guerra alle tesi della scienza elencando i presunti benefici delle diete iperproteiche ed elogiando la sana tradizione alimentare degli uomini delle caverne. Le prime raffiche di tweet, accompagnati da fotografie di barbecue traboccanti di salsicce e bistecche, sono partite poche ore prima che uscisse  il rapporto degli esperti intitolato "Food in the Anthropocene: the EAT-Lancet Commission on healthy diets from sustainable food systems”.

L’attacco via Twitter alle tesi della scienza è poi proseguito aumentando di intensità nei giorni successivi alla pubblicazione del documento che invitava a dimezzare il consumo di carne e a raddoppiare quello di verdure e legumi. In poco tempo i cinguettii “pro-meat” hanno superato quelli della comunità scientifica convinta del valore della dieta planetaria. 

I ricercatori di Lancet hanno ricostruito il duello su Twitter tra scienza e anti-scienza passando al vaglio 8,5 milioni di tweet pubblicati da 4.278 utenti. 

Nonostante un numero inferiore di follower, l’hashtag #yes2meat ha raggiunto in tutto 26 milioni di persone, un milione in più rispetto a quanto ottenuto dalle istituzioni accademiche che promuovevano la ricerca della EAT- Commission attraverso l’hashtag  #EAT-Lancet.

Il numero totale di tweet lanciati dalla comunità degli scettici alla fine del periodo di osservazione è stato superiore a quello proveniente da fonti scientifiche (8.586 tweets vs 7281). 

I ricercatori hanno escluso il contributo dei social bot nell’alimentare le critiche alla dieta planetaria. Tutti i tweet dei contestatori erano farina del loro sacco e non di programmi automatizzati che simulano utenti umani. 

Vuoi per il fascino delle teorie complottiste, vuoi per la soddisfazione che si prova a fare il bastian contrario, vuoi per una reale convinzione, la comunità dei pro-meat è cresciuta rapidamente arruolando nelle sue fila anche gli indecisi delle prime ore. 

I ricercatori hanno infatti osservato che gli utenti classificati originariamente come indecisi a un certo punto hanno cominciato a retwittare i commenti della fazione pro-carne in misura sei volte superiore a quella con cui i sostenitori della scienza condividevano i commenti sulla dieta planetaria. 

«Gli scienziati e le riviste scientifiche affrontano una serie sfide in un panorama mediatico in rapida evoluzione che è suscettibile alla diffusione intenzionale di contenuti fuorvianti. Le campagne di comunicazione sanitaria sono chiaramente sensibili alla polarizzazione, al cosiddetto inquinamento dei contenuti e alla disinformazione. Gli scienziati e le riviste come The Lancet devono essere costantemente consapevoli di questo e agire in modo proattivo per evitare la manipolazione e la disinformazione su questioni di fondamentale importanza per la salute umana e il pianeta», concludono gli auotori dell’indagine.