Manovra economica 2023. I sindacati:«La strategia del nulla per la sanità pubblica»

Servizio sanitario

Manovra economica 2023. I sindacati:«La strategia del nulla per la sanità pubblica»

di redazione

La manovra economica 2023 «riserva solo briciole alla sanità pubblica e al suo personale, segnale della cecità del Governo di fronte al baratro in cui il Ssn sta precipitando».

È chiaro il giudizio dell'Intersindacale dei medici, veterinari e dirigenti sanitari. Ma se non lo fosse ancora abbastanza, un comunicato congiunto spiega che «se la manovra è il manifesto ideologico del nuovo Governo, la sanità pubblica è esclusa, come i suoi dipendenti, sospinti alla fuga verso i lidi delle partita Iva, resi più gratificanti anche dal punto di vista fiscale». E i due miliardi aggiunti al Fondo sanitario nazionale sono destinati in gran parte alle bollette, non ai servizi nè al personale «in grande difficoltà». E non bastano «ad arrestare lo slittamento lungo il piano inclinato che lo porterà in tre anni al 6,0% del Pil».

Le organizzazioni sindacali segnalano che «tra mille bandierine elettorali, dalle elargizioni per il circo calcistico fino a quelle per la caccia ai cinghiali», sono pochi gli interventi per la sanità: le farmacie, i policlinici universitari, le borse di studio dei medici di famiglia e il bonus psicologo. «Unico punto qualificante» rintracciato dai sindacati è l’estensione del periodo utile per la stabilizzazione dei precari.

Non ci sono finanziamenti per le assunzioni, osservano, «ma evidentemente la qualità e la sicurezza delle cure non conta». Nessun finanziamento, poi, né per il contratto 2019-2021 nè per quello 2022-2024. Insomma, sostengono i sindacati, «una manovra avara nei confronti di categorie professionali che rendono esigibile un diritto fondamentale quale la salute dei cittadini. Nonostante tutto e nelle condizioni di lavoro peggiori dell’ultimo decennio».

Non solo: «Restano irrisolti tutti i nodi strutturali di una sanità non più pubblica se, secondo il Cergas, la spesa privata ha toccato i 60 miliardi e sette famiglie su dieci si impoveriscono a causa delle spese per la salute».

Curarsi, insomma, «è diventato un incubo. Non basteranno le bandierine politiche a colmare la lunghezza delle liste di attesa, a nascondere il vuoto di personale nelle corsie ospedaliere o rendere invisibili le barelle ammassate nei Pronto soccorso, trasformati in reparti di degenza, affollati, promiscui e, spesso, indecenti».

Senza investimenti congrui «lo scenario che ci attende – prevedono i sindacati - è la crescita delle diseguaglianze e lo sviluppo di una sanità duale, con i ricchi che potranno scegliere e i poveri sempre più soli».

Perciò le organizzazioni sindacali continueranno la mobilitazione di medici, veterinari e dirigenti sanitari «per la dignità del loro lavoro e l’esigibilità del diritto alla salute di tutti i cittadini, per il presente e il futuro della più grande infrastruttura del Paese, in preda a sinistri scricchiolii. Che solo il Governo si ostina a non sentire».