Il mercato azionario è instabile? Tutta colpa del testosterone

Bolle e ormoni

Il mercato azionario è instabile? Tutta colpa del testosterone

Quando sale il livello ormonale degli operatori di Wall Street, aumenta il rischio di bolle finanzia
redazione

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Una scena tratta dal film The wolf of Wall Street in cui Leonardo DiCaprio impersona lo spregiudicato broker newyorkese Jordan Belfort

«Se al posto della Lehman Brothers ci fosse stata la Lehman Sisters, la crisi finanziaria sarebbe stata meno drammatica». Il celebre commento di Christine Lagarde, direttore operativo del Fondo Monetario Internazionale, all’indomani della bancarotta più disastrosa della storia degli Stati Uniti, trova ora una conferma nella scienza. Sì, perché a giocare un ruolo non trascurabile nell’andamento del mercato azionario potrebbero esserci nientemeno che i livelli di testosterone.

E in un mondo dominato da uomini l’associazione tra gli ormoni maschili e i valori della borsa non è un fatto da trascurare. 

Lo studio pubblicato sulla rivista Management Science ha un titolo eloquente: “Il toro di Wall Street: analisi sperimentale sul testosterone e il trading”. 

Un gruppo di ricercatori di tre università (Western University, Oxford University e Claremont Graduate University)  ha infatti osservato che gli agenti di borsa gestiscono gli affari in modo diverso a seconda del loro livello di testosterone. 

L’analisi è stata condotta su 140 giovani uomini, i tipici impiegati di Wall Street, che hanno partecipato a una sperimentazione in doppio cieco: un gruppo ha ricevuto un gel topico contenente testosterone e l’altro una confezione identica contenente placebo. 

Subito dopo aver utilizzato il gel, i traders iniziavano il loro lavoro, entrando nel delirante vortice delle proposte di acquisto, vendita, scambi di azioni, titoli, derivati e altri strumenti finanziari. 

I ricercatori hanno osservato che il gruppo trattato con testosterone si lanciava in attività più rischiose, con valanghe di proposte di acquisto o vendita, contribuendo così alla formazione di bolle speculative con prezzi che salgono alle stelle e condizionano il mercato. Al contrario, nel gruppo di investitori trattati con placebo regnava un atteggiamento più prudente, del tipo “compra a poco e vendi a tanto”. 

«Questa ricerca - dicono gli autori - suggerisce la necessità di considerare l’influenza degli ormoni nel processo decisionale dei professionisti del mercato finanziario, perché i fattori biologici possono esasperare i rischi». Il testosterone, insomma, influenza il giudizio sul valore di un investimento e sul suo ritorno economico. Livelli alti dell’ormone possono far sovrastimare il valore delle azioni e  condizionare le decisioni, contribuendo a creare rischiose bolle finanziare e conseguenti crolli del mercato.

Come ovviare al problema? Forse reclutando personale meno influenzato dal testosterone? Operatori finanziari di sesso femminile, per esempio? L’ipotesi di affidare il trading a un numero maggiore di donne non viene presa in considerazione dagli autori dell’articolo che invece propongono una strategia per rendere più docili i “lupi” di Wall Street. 

«Forse la raccomandazione più semplice - scrivono gli autori - è quella di aumentare intervalli per calmare lo spirito e interrompere il ciclo dei feedback positivi, tornando a una valutazione concentrata sull’effettivo valore dei beni per evitare interferenze nel processo di decisione».