Metropoli o cittadina di provincia? Così la struttura della città cambia la diffusione dell'influenza

Lo studio

Metropoli o cittadina di provincia? Così la struttura della città cambia la diffusione dell'influenza

Nelle città grandi si ha una distribuzione costante dei nuovi casi senza picchi
redazione

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I luoghi affollati delle grandi città consentono ai virus di diffondersi anche quando le condizioni climatiche non sono favorevoli. Per questo non si registrano i picchi di epidemia. Nelle città più piccole invece i microbi sono più influenzati dal clima

Struttura e dimensioni di una città determinano l’andamento di una epidemia influenzale.

I luoghi affollati delle metropoli facilitano il lavoro ai virus influenzali permettendo loro di diffondersi anche fuori stagione. Nelle piccole cittadine con meno abitanti, invece, i microbi hanno bisogno di particolari condizioni climatiche per sopravvivere. E così succede che nelle grandi città i casi di influenza si distribuiscano in maniera più o meno costante tra l’autunno e la primavera, mentre nei centri più piccoli si registrano picchi di intensità maggiore sul finire dell'autunno, quando l’epidemia si scatena.

È la conclusione a cui è giunto uno studio pubblicato su Science che ha analizzato i casi di influenza in 603 città statunitensi tra il 2002 e il 2008.

Mentre la nuova stagione influenzale è alle porte, negli Usa si è appena finito di contare i danni della precedente. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention l’epidemia 2017-2018 ha provocato la morte di 80mila persone. Conoscere il differente comportamento dei virus all’interno di un insediamento urbano può rivelarsi utile per individuare strategie di prevenzione mirate.

Sono molti i fattori che incidono sulla diffusione di un virus influenzale in una particolare zona, tra cui l’umidità dell’aria, le mutazioni genetiche che il virus acquisisce e il modo in cui le persone interagiscono nell’ambiente. 

«Predire l'epidemiologia e l'evoluzione dell'influenza - scrivono i ricercatori - è un obiettivo importante per la salute pubblica e una pietra miliare nello studio di sistemi complessi. I modelli di diffusione dell'influenza sono influenzati da processi ecologici ed evolutivi che interagiscono tra loro».

Ora il nuovo studio dimostra che l’influenza si trasmette in maniera diversa anche a seconda della struttura e della dimensione della città in cui scoppia l’epidemia. 

Le città altamente affollate offrono ai virus maggiori opportunità di trovare accoglienza anche quando le condizioni climatiche non sono ideali per la trasmissione dei microbi. I virus metropolitani, insomma, non hanno bisogna di aspettare che l’aria si secchi e le temperature scendano per trovare nuovi malcapitati in cui insediarsi. «Le città più grandi e densamente popolate - scrivono gli autori dello studio-  hanno avuto epidemie più diffuse, presumibilmente a causa di più alti tassi di contatto tra le persone, il che rende la trasmissione dell'influenza meno soggetta alle variazioni climatiche».

Al contrario, nelle città più piccole i virus sono maggiormente condizionati dalle caratteristiche atmosferiche e per diffondersi spettano che il calendario segni il cambio di stagione. La regola però ha le sue eccezioni. Nelle grandi città della costa orientale i picchi influenzali si registrano ugualmente perché qui ci sono notevoli e repentine fluttuazioni di umidità che favoriscono la diffusione dei virus in particolari periodi dell’anno. «Le città differiscono fondamentalmente per dimensioni della popolazione, struttura spaziale e connessioni, in un modo che può influenzare i modelli di contagio - scrivono i ricercatori -  Questi elementi hanno il potenziale di alterare sostanzialmente le dinamiche epidemiche, comprese le risposte al clima e gli impatti degli interventi di sanità pubblica».