Migranti: dall’accoglienza all’inclusione. Si può

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Migranti: dall’accoglienza all’inclusione. Si può

Imparare l'italiano, prepararsi per un lavoro e poi trovare casa: questa la ricetta della Comunità di Sant'Egidio perché l'accoglienza non sia solo assistenzialismo. Un progetto per 400 donne rifugiate, spesso sfuggite alla tratta di esseri umani, per ridare loro un futuro
redazione

Aiutare 400 donne arrivate nel nostro Paese sui barconi attraversando il Mediterraneo oppure per le rotte terrestri e farlo nel modo che più si addice a ciascuna di loro. Insomma, quasi una sorta di “terapia personalizzata” della quale si parla tanto quando si tratta di cure e medicine. Per permettere loro (altra analogia) di guardare con fiducia e speranza al futuro.

La “ricetta” proposta dalla Comunità di Sant'Egidio e sostenuta da Merck & Co attraverso la sua consociata italiana MSD ha pochi “ingredienti”: aiutare queste donne mandandole a scuola per imparare l’italiano ma anche per imparare un mestiere, dall’assistenza agli anziani alla sartoria, in modo da rendersi autonome ed essere produttive per una Società che stenta ad accoglierle. Quattrocento donne, giunte in Italia sole o con figli anche piccolissimi, tutte con storie drammatiche alle spalle. Da avviare a una “scuola di futuro”.

«L’inclusione non può fermarsi all’accoglienza – avverte Daniela Pompei, responsabile della Comunità di Sant’Egidio per i servizi agli immigrati nella conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa, mercoledì 5 luglio a Roma – e per questo abbiamo deciso di dedicare questo progetto alle donne rifugiate e ai loro figli perché sono più a rischio». Se il primo passo dell’aiuto è quello della lingua, molti altri sono i fronti: «L’assistenza legale per richiedere la protezione internazionale – precisa per esempio Pompei – i kit di sussistenza per i bambini, l’integrazione a scuola, le tessere telefoniche per mettersi in contatto con le famiglie lasciate nei Paesi d’origine e mille altri gesti. Facciamo il possibile affinché le donne possano essere autonome. Per questo teniamo corsi di economia domestica e di assistenza agli anziani e ai disabili in modo che possano trovarsi un lavoro. In molti casi, e sarà tra le priorità di questo progetto, paghiamo loro tirocini formativi in modo che ci siano più prospettive di lavoro. Inoltre, vorremmo offrire un “contributo affitto” per un periodo di tempo per aiutare le donne ad acquistare autonomia in modo che intanto possano mettere i soldi da parte per poi proseguire da sole e prendersi carico della famiglia».

«Quella dei migranti è una priorità umanitaria che non possiamo e non dobbiamo ignorare - afferma Mario Marazziti, presidente della Commissione Affari sociali della Camera in conferenza stampa – e come rappresentante istituzionale è mio dovere cogliere le buone pratiche provenienti dal mondo del sociale e, se possibile, incentivarne l'impiego a livello nazionale affinché queste situazioni non solo non si aggravino, ma trovino anche una possibile soluzione. Un valido esempio sono i corridoi umanitari. Bisogna ridurre al minimo possibile il traffico umano e il numero dei morti nel Mediterraneo e ciò si ottiene con viaggi sicuri e avviando la richiesta di protezione internazionale dall’altra riva del Mediterraneo e dei Paesi in transito».

«Sappiamo cosa è la sofferenza, cosa è il dolore, cosa significa avere paura. Ce lo ha insegnato la malattia» sottolinea Nicoletta Luppi, amministratore delegato di MSD Italia. Con questo progetto «vogliamo metterci al servizio della collettività. Il fatto che il progetto sia dedicato alle madri e ai figli rifugiati è un valore aggiunto – aggiunge - perché le donne sono le fondamenta della società e i figli il futuro. Credo nelle donne come volàno per il benessere e la salute di tutta la comunità». Il «sogno» di Luppi è che, aiutando queste donne, «le metteremo in condizioni di aiutare loro stesse e altre 400 donne e quindi le loro famiglie, e poi altre 400 e così via. Quando arrivano in Italia nei loro occhi si legge la paura, il dolore, la fuga. Ma anche il coraggio e la speranza. Noi possiamo fare molto per queste madri e i loro figli – assciura - ma possiamo imparare altrettanto: in primis la lezione del coraggio, dei valori fondamentali della vita, del restare con i piedi per terra. È una lezione di umiltà, ma anche di “imprenditorialità”: pronte a mettersi in discussione, pronte a studiare e a imparare, queste donne sanno che il futuro si conquista con il lavoro, con la dedizione e con l’impegno. Questa è una lezione che troppe volte si tende a dimenticare».

L'integrazione è «la naturale prosecuzione dell'accoglienza e del salvataggio - sostiene infine il sottosegretario agli Interni, Domenico Manzione ‐ e questo è un dato di fatto, può diventare inutile salvare le persone se poi non c'è un progetto per integrarle».

L'integrazione è «la naturale prosecuzione dell'accoglieza e del salvataggio – sostiene infine il sottosegretario agli Interni, Domenico Manzione – e questo è un dato di fatto. Può diventare inutile salvare le persone se poi non c'è un progetto per integrarle».

 

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