Nativi digitali, sul sesso idee scarse e spesso confuse

Il sondaggio

Nativi digitali, sul sesso idee scarse e spesso confuse

Non più di tre giovani su quattro dicono di proteggersi dalle infezioni trasmesse attraverso rapporti sessuali: il 70,7% usa il profilattico, ma il 17,6% è convinto di proteggersi dalle malattie usando la pillola anticoncezionale
redazione

Se vogliamo, è – purtroppo – una conferma, l'ennesima: internet e, soprattutto, i social media non sono affatto garanzia di conoscenza e di corretta informazione. È il paradosso digitale: le notizie e le presunte tali circolano infinitamente più veloci rispetto ad appena qualche anno fa, ma non è affatto detto – anzi – che questo di per se' si traduca in maggiore cultura e consapevolezza di chi legge e le diffonde.

Ad accendere un nuovo faro su questo tema è la ricerca del Censis presentata a Roma mercoledì 8 febbraio su “Millennials e vaccinati? Cosa sanno i nativi digitali dei rischi della sessualità”, realizzata grazie al supporto non condizionante di Sanofi Pasteur-MSD e distribuita da MSD Italia.

A giudicare dai dati del sondaggio sembrerebbe, a prima vista, che i giovani italiani ne sappiano, almeno nella gran parte. Per esempio, quasi tutti (il 92,9%) dichiarano di fare sempre attenzione a evitare gravidanze, ma la quota scende sensibilmente (al 74,5%, cioè meno di tre su quattro) tra coloro che si proteggono sempre per evitare infezioni e malattie a trasmissione sessuale. Non solo: il 70,7% dice di usare il profilattico come strumento di prevenzione, ma il 17,6% (non siamo lontani da uno su cinque) dichiara di ricorrere alla pillola anticoncezionale, collocandola – sbagliando clamorosamente in questo caso - tra gli strumenti di prevenzione piuttosto che tra quelli di contraccezione. Appunto: la distinzione tra contraccezione e prevenzione non sembra essere sempre chiara.

Considerazione tanto più preoccupante se si pensa che quasi la metà (45,5%) dei giovani italiani tra 12 e 24 anni dichiara d'aver già avuto rapporti sessuali completi, e che la quota sale al 79,2% tra i 22-24enni. L’età media al primo rapporto sessuale risulta di 16,4 anni e di 17,1 anni quella al primo rapporto completo.

Per entrare nello specifico delle malattie trasmissibili attraverso rapporti sessuali, anche in questo caso la quasi la totalità (il 93,8%) dei giovani di 12-24 anni ne ha sentito parlare. Tra questi, praticamente nove su dieci (89,6%) sanno citare l'Aids, ma solo il 23,1% la sifilide e ancora meno (18,2%) la candida e il Papillomavirus (15,6%); percentuali tra il 15% e il 13% ricordano gonorrea, epatiti e l’herpes genitale. Meno di uno su tre (31,1%) conosce o ha sentito parlare di almeno tre infezioni e malattie e (31,4%) di conoscerne da quattro a sei; arrivano invece al 37,5% coloro che superano le sei.

Tra le fonti di informazione sulle Mst è preponderante il ruolo dei media (televisione, riviste, internet), utilizzate dal 62,3%. Si difende (non benissimo, per la verità) la scuola, alla quale il 53,8% riconosce un contributo, ma con differenze importanti tra le diverse aree geografiche: si passa da oltre il 60% al Nord al 46,1% del Centro e al 47,9% al Sud. Ridotti ad appena il 9,8% coloro che citano i professionisti della salute come medici di famiglia, specialisti e farmacisti.

Il caso del Papillomavirus. Quasi due giovani di 12-24 anni su tre (il 63,6%) hanno sentito parlare del Papillomavirus umano (Hpv). Tra le ragazze la quota sale all’83,5%, mentre tra i maschi crolla al 44,9%. Quanto alle modalità di trasmissione dell’Hpv, la gran parte cita i rapporti sessuali completi (81,8%), ma calano sensibilmente (al 58%) quelli che sanno che si può trasmettere anche attraverso rapporti sessuali non completi. Per il 64,6% il preservativo è uno strumento sufficiente a prevenire la trasmissione del virus, ma solo il 17,9% è consapevole del fatto che non è possibile eliminare i rischi di contagio se si è sessualmente attivi. L’80% di coloro che sanno dell'esistenza dell’Hpv sanno anche che si tratta di un virus responsabile di diversi tumori, soprattutto di quello al collo dell’utero; il 62,4% che si tratta di un virus che causa diverse patologie dell’apparato genitale, sia benigne sia maligne, ma che molto spesso rimane completamente asintomatico; Non molti più di un terzo (37,1%) sanno invece che l’Hpv è responsabile di tumori che riguardano anche l’uomo, come quelli anogenitali. Infine, ben il 33% pensa che questo virus colpisca solo le donne. Eppure «quando parliamo di Hpv parliamo di cancro – ricorda Nicoletta Luppi, presidente e amministratore dellegato di MSD Italia – e dobbiamo sottolinearlo».

La vaccinazione contro l’Hpv. Il 70,8% dei giovani che hanno sentito parlare dell'Hpv sa anche che esiste un vaccino contro il Papillomavirus (il 79,8% delle ragazze contro il 55% dei maschi). La maggior ritiene che la vaccinazione protegga da malattie molto pericolose (72,3%) e il 73% che vaccinare anche i maschi sia una strategia utile per ridurre il rischio di contagio (la pensa così il 75% dei ragazzi e il 70,9% delle ragazze). Solo una quota ridotta indica di non fidarsi del vaccino per gli effetti collaterali che può determinare (15,8%), perché credono erroneamente che la protezione duri poco (12,1%; ma i dati a dieci anni dimostrano che è efficace come subito dopo averlo fatto) o perché non elimina la necessità di fare il pap test (12,1%).

Chissà perchè tutto questo ci riporta alla mente quello che pochi giorni fa 600 docenti delle università italiane hanno scritto a Governo e Parlamento: «È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente»...

«Gli adolescenti e i giovani millennial che abbiamo interpellato si muovono in un mondo inondato di immagini e contenuti sessuali sempre più facilmente accessibili» commenta Vaccaro,responsabile dell’area Welfare e salute del Censis, ma nonostante ciò «circa il 50% dichiara di avere dubbi in materia di sessualità. Se in larga misura dichiarano di proteggersi anche dalle infezioni sessualmente trasmesse, non sempre sono consapevoli dei rischi che corrono».

L’insufficiente conoscenza di queste infezioni e di come prevenirle «è tra i principali problemi» lamenta Andrea Lenzi, professore di Endocrinologia dell’Università La Sapienza di Roma. «La maggior parte delle informazioni che i giovani hanno -osserva - deriva infatti dagli amici, seguiti dai media e dai social network, lasciando spazio a molta spazzatura sul web. Parlando di Papillomavirus e di maschi, per esempio, spesso i ragazzi non sospettano minimamente di poter essere portatori di una infezione che può anche causare un tumore». Il Telefono verde Aids e infezioni sessualmente trasmesse dell'Istituto superiore di sanità riceve oltre mille chiamate al mese, di cui solo il 10% proviene da giovani, «che risultano avere poche informazioni corrette sulla prevenzione di queste patologie – sottolinea dal canto suo Walter Ricciardi, presidente dell’Iss - e pensano che siano un problema legato a determinate fasce di popolazione e non causate da comportamenti a rischio. Ciò richiama l’importanza di attivare canali di informazione pensati specificamente per i giovani – aggiunge - per proteggere la loro salute, la loro fertilità, il loro futuro». In proposito «il nuovo Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019 e il Decreto ministeriale sui nuovi Lea – ricorda Ranieri Guerra, direttore generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute - prevedono la vaccinazione Hpv nelle ragazze undicenni e l’introduzione della vaccinazione anti-Hpv nei maschi undicenni, segnando – sostiene infine - un notevole progresso rispetto allo scenario precedente».

Per ricevere gratuitamente notizie su questo argomento inserisci il tuo indirizzo email nel box e iscriviti: