Non scegliete il medico in base all’università dove ha studiato

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Non scegliete il medico in base all’università dove ha studiato

Le capacità di cura di un dottore non dipendono da dove si è laureato
redazione

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Non è detto che un laureato ad Harvard curi meglio di un altro. Uno studio sul Bmj non ha trovato alcuna associazione tra la sede degli studi universitari e le performance dei camici bianchi

Al primo posto c’è Harvard, al secondo la Johns Hopkins e al terzo a pari merito la New York University e la Stanford University.  Sul fronte della ricerca sono le migliori scuole di medicina d’America. Per quanto riguarda l’assistenza sanitaria, invece, al vertice della classifica si trova l'University of North Carolina--Chapel Hill, seguita dalla University of California-San Francisco e dalla University of Washington. Dal 1983 ogni anno U.S. News & World Report (Unswr) valuta le performance delle università dove si formano i medici americani. Ma uno studio appena pubblicato sul Bmj invita i pazienti a non scegliere il proprio dottore in base al timbro sul certificato di laurea. Perché l’associazione tra un diploma conseguito presso una prestigiosa facoltà e l’effettiva capacità di cura è ancora tutta da dimostrare.

I ricercatori hanno raccolto i dati su più di un milione di pazienti con più di 65 anni di età inclusi nel Medicare ricoverati in ospedale tra il 2011 e il 2015. Poi sono risaliti agli oltre 30 mila medici che li avevano avuti in cura ripercorrendone il curriculum universitario. E, sorprendentemente, non hanno trovato un’associazione evidente tra la sede degli studi dei camici bianchi e l’efficacia delle terapie che è stata misurata con i tradizionali parametri: la mortalità a 30 giorni dal ricovero o i tassi di riammissione in ospedale a30 giorni dalle dimissioni. 

In totale circa l’11 per cento dei pazienti è morto nel mese successivo all’ingresso in ospedale e circa il 15 per cento dei ricoverati è tornato in ospedale un mese dopo esserne uscito. Queste percentuali non variano in base  alla scuola di medicina frequentata dai dottori. 

Dallo studio pubblicato sul Bmj è anche emerso che i medici “blasonati” non garantiscono al sistema sanitario un risparmio evidente. Il dottore laureato nelle università in cima alla classifica arriva a ridurre i costi delle terapie di appena 36 dollari in confronto ai dottori con certificati di laurea meno illustri.  

«In generale - scrivono i ricercatori - questi risultati suggeriscono che il sistema di ranking dell’ Usnwr delle scole di medicina in cui si sono diplomati i medici mostra una debole associazione con gli esiti delle terapie e i costi degli interventi». 

Come si giustifica questo fenomeno che rischia di mettere in discussione un sistema di valutazione universalmente accettato? I ricercatori propongono alcune spiegazioni: «In primo luogo i processi di accreditamento delle scuole mediche, gli standard di ogni scuola e le prove standardizzate richieste a tutti i medici possono essere elementi sufficientemente rigorosi per garantire che tutti gli studenti di medicina abbiano le competenze essenziali necessarie per esercitare la professione».

È il sistema generale quindi a bloccare l’asticella della formazione di tutte le scuole a un livello alto che garantisce un’istruzione di qualità a tutti gli studenti. Basti pensare che tra il 2007 e il 2016 negli Usa solamente 17 scuole di medicina hanno ottenuto il pieno degli accreditamenti.

«In secondo luogo i nostri risultati - scrivono i ricercatori - indicano che nonostante le diverse suole di medicina possano concentrarsi su diversi aspetti della formazione degli studenti, alcune per esempio puntando sulla formazione di ricercatori, altre su quella di medici da impiegare sul territorio, tutte le scuole hanno sviluppato strategie capaci di assicurare agli studenti le conoscenze fondamentali e le competenze necessarie per diventare bravi medici». 

Inoltre, concludono i ricercatori, potrebbe darsi che sia la formazione post-lauream qualla a contare veramente nella formazione di un medico. Serviranno ulteriori studi per valutare, per esempio, se la sede della specializzazione abbia effetti sulle performance dei camici bianchi superiori a quelli della sede universitaria.