Il numero dei fumatori non cala ed entro il 2025 saranno ancora più di un miliardo

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Il numero dei fumatori non cala ed entro il 2025 saranno ancora più di un miliardo

di redazione

Le vittime del fumo nel mondo sono oltre 7 milioni l’anno, alle quali se ne aggiungono altre 600 mila per fumo passivo. I dati del ministero della Salute mostrano che solo nel nostro Paese il fumo di sigaretta provoca tra i 70 mila e gli 83 mila morti ogni anno, più un altro migliaio per il fumo passivo. Nonostante ciò, nonostante la consapevolezza sui danni da fumo e le sempre più stringenti politiche di prevenzione e controllo, l’Organizzazione mondiale della sanità stima che nel 2025 i fumatori saranno ancora oltre 1 miliardo, cioè un numero uguale a quello attuale.

Anche di questo si è discusso al simposio “Fumo e rischio cardiovascolare” tenutosi in occasione del Congresso nazionale Siapav (a Cagliari fino al 24 novembre), nel quale è emerso come una parte sempre più preponderante della comunità medico-scientifica sostenga l’adozione di politiche anti-fumo basate anche sul principio della riduzione del danno, a integrazione delle altre principali strategie volte a ridurre il danno correlato al fumo di sigaretta, cioè prevenzione e dissuasione.

Il fumo, insieme al diabete, è la maggiore minaccia alla salute delle arterie e allo sviluppo di arteriopatie periferiche a causa di un meccanismo di infiammazione cronica: il rischio è 2,15 volte maggiore rispetto agli ex fumatori con ricadute come riduzione della circolazione periferica anche sintomatica.

«Un dato oltremodo preoccupante - commenta Guido Arpaia, presidente Siapav e direttore della Medicina interna dell'Asst di Vimercate - è che anche in caso di procedure interventistiche solo il 36% pazienti smette di fumare nel periodo successivo. Gli operati per malattie vascolari periferiche che subiscono interventi di by-pass o endovascolari che non smettono di fumare sviluppano più complicanze e hanno maggior rischio di mortalità».

I prodotti alternativi alle sigarette tradizionali a combustione «determinano la produzione di un aerosol che permette l’inalazione di nicotina che, nonostante non sia una molecola immune, non è la principale causa delle patologie fumo-correlate» spiega Roberto Pola, della Divisione di Clinica medica e malattie vascolari del Gemelli di Roma. «Nell’Exposure Response Study sono state valutate le differenze su alcuni parametri di rischio clinico su circa mille fumatori che hanno deciso di passare al sistema a riscaldamento di tabacco rispetto ai fumatori di sigarette tradizionali – prosegue - al fine di valutarne in maniera diretta il potenziale di riduzione del danno dopo sei mesi di osservazione». I risultati dello studio «sono molto incoraggianti – assicura Pola - grazie anche al fatto che è stato raggiunto l’obiettivo di significatività statistica che lo studio si era proposto: le variazioni evidenziate hanno mostrato un profilo simile tra il gruppo che aveva utilizzato THS 2.2 e i dati di letteratura sulla cessazione all’abitudine al fumo, ma con valori molto diversi rispetto al gruppo che aveva continuato a utilizzare sigarette tradizionali».