Obesità infantile. La colpa è dell’alimentazione scorretta più che della sedentarietà

Niente alibi

Obesità infantile. La colpa è dell’alimentazione scorretta più che della sedentarietà

I bambini delle popolazioni indigene dell’Amazzonia sono la cartina al tornasole per stabilire le colpe dell’epidemia di obesità infantile nel mondo. Sono loro a dimostrare che, a parità di movimento, quando si passa ai prodotti confezionati ci si ingrassa

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Immagine: Frans Harren, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Se i bambini fanno poca attività fisica è certamente un problema, ma non è “il” problema. L’epidemia di obesità infantile nel mondo dipende più dalla dieta che dalla sedentarietà. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato su The Journal of Nutrition condotto su un campione ideale che, come pochi altri, ha contribuito a stabilire le rispettive responsabilità dei due fattori coinvolti nel problema, alimentazione e movimento. Oggetto di studio sono stati infatti i bambini delle comunità indigene dell’Amazzonia e quel che è accaduto a loro è estremamente indicativo. In sintesi: i bambini dei villaggi rurali e quelli delle aree peri-urbane dell’Ecuador consumano la stessa energia in attività fisica, ma quelli che vivono a ridosso delle città sono inequivocabilmente più grassi. Il confronto tra le due comunità ha consegnato ai ricercatori la pistola fumante: a parità di attività fisica chi abbandona la dieta tradizionale introducendo prodotti confezionati tipici delle civiltà industrializzate ha un indice di massa corporea più alto. 

I ricercatori della Baylor University, in Texas, hanno raccolto i dati dei bambini età scolare di 43 comunità rurali e 34 comunità peri-urbane degli Shuar, una popolazione indigena del sud ovest della foresta Amazzonica composta da circa 50mila persone. 

I bambini delle aree rurali vivono in zone geograficamente isolate e si nutrono di prodotti della caccia, della pesca e dell’orto. I bambini delle zone peri-urbane hanno accesso ai supermercati, ai ristoranti e a tutti gli altri servizi tipici delle città.  I ricercatori hanno monitorato l’attività fisica dei bambini appartenenti ai due gruppi attraverso dispositivi indossabili e hanno anche raccolto dati sul funzionamento immunitario dei partecipanti con un prelievo del sangue dal dito. Tramite altri esami specifici, gli scienziati hanno misurato il dispendio energetico quotidiano e a riposo dei bambini dei due gruppi. 

Dai risultati delle analisi è emerso che tutti i partecipanti, pur vivendo in ambienti, diversi svolgono la stessa quantità di attività fisica. Ma ci sono altre grandi differenze. I bambini che vivono in un ambiente cittadino mangiano più del quadruplo dei prodotti acquistati al supermercato rispetto ai bambini delle aree rurali e hanno in media il 65 per cento in più di grasso corporeo. Più di un terzo dei bambini del primo gruppo è risultato in sovrappeso in confronto a nessuno del secondo gruppo.

Il cambio di dieta sembra avere un impatto notevole sul metabolismo dei bambini. Lo studio dimostra infatti che la qualità dell’alimentazione, più che la quantità, incide sulla predisposizione al sovrappeso. Il dato indicativo è il seguente: i bambini che consumano alimenti confezionati spendono a riposo 108 calorie in meno rispetto ai bambini che seguono la dieta tradizionale. Questo fenomeno potrebbe essere associato a modifiche nell’attività immunitaria provocate dalla dieta. 

«I nostri risultati sono in linea con un crescente filone di ricerca che punta a una cattiva alimentazione come fattore più importante alla base dello sviluppo dell'obesità infantile. L'esercizio è ancora una parte fondamentale di questa equazione ed è essenziale per una vita sana, ma la dieta sembra essere sempre più direttamente correlata all’accumulo di grasso dei bambini e al bilancio energetico a lungo termine», commentano i ricercatori.