Oms, gli ultimi dati su Covid dal mondo: impennata di contagi ma il numero dei decessi resta stabile

L’aggiornamento

Oms, gli ultimi dati su Covid dal mondo: impennata di contagi ma il numero dei decessi resta stabile

È uscito il rapporto settimanale dell’Oms sulla pandemia, il 74esimo dall’inizio del monitoraggio epidemiologico. Aumentano del 55% i contagi, ma i decessi restano stabili da due settimane a questa parte. Omicron è più brava di Delta a eludere i vaccini, ma il booster protegge dalla malattia grave

Rassemblement_après_le_meurtre_de_Samuel_Paty_(50501378398).jpg

Immagine: Jeanne Menjoulet from Paris, France, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

L’Organizzazione Mondiale della Sanità fornisce settimanalmente l’aggiornamento sui casi di Covid nel mondo e sui decessi. L’ultimo rapporto, il 74esimo dall’inizio del monitoraggio globale, riguarda la settimana che va dal 3 al 9 gennaio e dice in sostanza, attraverso i numeri e poche e ben dosate affermazioni, che all’aumento considerevole dei contagi, almeno per ora, non segue un corrispondente aumento dei morti. Rispetto alla settimana precedente i nuovi casi confermati di infezione nel mondo sono aumentati del 55 per cento mentre il numero dei morti è rimasto simile a quello registrato nella 73esima edizione del rapporto. Tra il 3 e il 9 gennaio ci sono stati nel mondo 15 milioni di nuovi casi e 43mila morti (il conteggio totale dall’inizio della pandemia è di 304 milioni di casi confermati e  5,4 milioni di morti). 

Guardando i dati da una prospettiva leggermente più ampia, con una distanza di due settimane, l’andamento della pandemia diventa più evidente: nel 72esimo rapporto che riguardava la settimana dal 20 al 26 dicembre si segnalavano 5 milioni di nuovi casi e 44mila nuovi decessi, oggi i nuovi contagi sono il triplo ma il numero dei nuovi decessi è rimasto stabile. È ancora troppo presto per fare previsioni sull’impatto che Omicron, la variante responsabile dell’impennata dei contagi, avrà sulla mortalità globale nei prossimi mesi, ma almeno per ora i dati suggeriscono che la nuova versione del virus sia meno letale di quanto temuto. 

I dati della settimana 

L’incremento dei casi ha riguardato tutte le regioni dell’Oms tranne quella africana dove i nuovi contagi settimanali sono diminuiti dell’11 per cento. L’area del Sud-Est Asiatico

 è quella che registra l’aumento maggiore dei contagi (418%) seguita dalla regione del Pacifico occidentale (122%), dal Mediterraneo orientale (86%) dalle Americhe (78%) e dall’Europa (31 per cento). 

L’incidenza settimanale più alta si registra in Europa con 765 nuovi casi su 100mila persone. In numeri assoluti il Paese con più contagi questa settimana è gli Stati Uniti con 4 milioni di nuovi casi e un aumento percentuale del 73 per cento, seguito dalla Francia (+1. 597. 203 nuovi casi, con aumento dle 46%) e dal Regno Unito (+1. 217. 258 nuovi casi, con aumento del10%)

Anche l’Italia è tra i cinque Paesi con il maggior aumento di casi (+ 1milione, + 57%) seguita dall’India (639mila nuovi casi, + 524%). 

Fonte: World Health Organization, COVID-19 Weekly Epidemiological Update Edition 74, published 11 January 2022

Aggiornamento su Omicron

Omicron, dicono gli esperti dell’Oms, si sta prendendo il mondo, grazie a un tempo di raddoppio più breve rispetto alle altre varianti (due giorni contro le due settimane della variante Delta) e alla capacità di eludere in parte l’immunità indotta dai vaccini o dall’infezione. Tra i 357mila campioni sequenziati e inseriti nella piattaforma di dati genetici Gisaid negli ultimi 30 giorni, il  58,5 per cento è rappresentato dalla variante Omicron, il 41,4 per cento è Delta. Alfa, Beta e Gamma sono quasi scomparse.

Cosa sappiamo su Omicron? Cominciano ad arrivare i primi dati sulle reinfezioni causate da Omicron. Uno studio danese ancora non sopposto a peer review dimostra che Omicron ha una maggiore capacità di provocare nuove infezioni rispetto alla variante Delta (31% vs 21%). 

Omicron è “più brava” di Delta a diffondersi in tutte le categorie di persone, non vaccinati, vaccinati con ciclo completo e vaccinati con booster. Va specificato però che il rischio assoluto di infettarsi con Omicron per i vaccinati soprattutto con la terza dose è molto più basso rispetto ai non vaccinati. 

Omicron corre veloce ma è meno aggressiva delle altre varianti. I nuovi dati provenienti dal Sudafrica, anche questi in attesa di peer review, dicono che nonostante l’impennata dei casi osservata durante il periodo in cui la variante Omicron è diventata dominante, il tasso di ricoveri in ospedale è stato di molto inferiore rispetto al periodo in cui era dominante Delta. Omicron ha imposto l’ospedalizzazione al 4,9 per cento dei contagiati rispetto al 13,7  per cento della variante Delta. Inoltre, le persone ricoverate nel periodo-Omicron avevano il 73 per cento di probabilità in meno di sviluppare una malattia grave rispetto a quelle ricoverate nel periodo-Delta. 

I dati, anche questi preliminari, provenienti dagli Stati Uniti sembrano confermare quanto osservato in Sudafrica. Anche qui nonostante l’aumento notevole dei contagi, il rischio di ricovero e di malattia grave risulta di gran lunga inferiore adesso che Omicron è dominante rispetto a qualche mese fa quando le infezioni erano responsabilità di Delta. Fanno eccezione i bambini da 0 a 4 anni, l’unica fascia di età negli Stati Uniti in cui si registra un incremento notevole delle ospedalizzazioni. 

Un piccolo studio condotto in Sudafrica su 15 individui suggerisce inoltre che un’infezione causata da Omicron aumenta le difese immunitarie contro Delta, mentre non vale il contrario. 

L’efficacia dei vaccini contro Omicron

Nelle ultime settimane sono usciti nuovi studi che valutano l’efficacia dei vaccini nei confronti della nuova variante. Quattro di questi forniscono le prime indicazioni sulla protezione contro la malattia grave. Un primo studio peer-review condotto in Sudafrica su 134mila casi di infezione confermata con test molecolare ha osservato una riduzione nell’efficacia del vaccino Pfizer con doppia dose nei confronti dell’ospedalizzazione. Durante il periodo con Delta dominante le due dosi del vaccino assicuravano un’efficacia contro il ricovero del 93 per cento. Questa soglia di protezione si è abbassata al 70 per cento nel periodo con Omicron dominante. 

Ma nell’appendice al Rapporto, l’Oms rassicura: «Una riduzione dell’efficacia dei vaccini non significa necessariamente perdita di protezione, come indicato dalla stima assoluta. Ad esempio, una riduzione di 10 punti percentuali di efficacia contro la malattia sintomatica per i vaccini mRNA significherebbe comunque un'elevata efficacia del vaccino di circa l’85 per cento. Allo stesso modo, i vaccini hanno mostrato livelli di efficacia  più elevati contro malattie gravi; quindi, piccole riduzioni nell’efficacia contro malattie gravi dovute alle “varianti of concern” possono ancora significare una protezione sostanziale», si legge nel rapporto settimanale. 

Il rischio di malattia grave si riduce notevolmente con la dose booster.

Il booster di Johnson&Johnson in tempi di Omicron è efficace all’84 per cento nell’impedire il ricovero rispetto ai non vaccinati. Il booster dei vaccini a mRna fa salire la protezione contro la malattia grave dal 52 per cento dopo le 25 settimane dalle due dosi all’88 per cento. 

Un altro studio condotto su un campione piccolo negli Stati Uniti dimostra che la dose booster riporta l’efficacia dei vaccini contro la malattia grave ai livelli registrati con due dosi quando Delta era dominante (98%). 

L’efficacia dei vaccini contro l’infezione da Omicron invece è inferiore rispetto a quella riscontrata con le altre varianti, come suggerisce uno studio canadese. Sembrerebbe che anche dopo la terza dose del vaccino Pfizer il rischio di infezione sia superiore rispetto a quello osservato con le due dosi nei confronti della variante Delta. Ma è molto più basso di quello registrato tra i non vaccinati.

«Mentre le prime stime dell’efficacia dei vaccini contro la variante Omicron dovrebbero essere interpretate con cautela a causa di potenziali distorsioni, questi risultati preliminari forniscono prove di una ridotta efficacia complessiva dei vaccini contro la variante Omicron, con una maggiore riduzione dell’efficacia con l'aumentare del tempo dalla vaccinazione, rispetto a Delta. Sebbene la dose booster sembri migliorare l’efficacia contro l'infezione e il ricovero in ospedale a causa della variante Omicron, sono necessari più dati per valutare sia l'entità che la durata della protezione», conclude l’Oms.