Un oncologo su tre non conosce le Linee di indirizzo del ministero sui percorsi nutrizionali

L'indagine

Un oncologo su tre non conosce le Linee di indirizzo del ministero sui percorsi nutrizionali

di redazione

Tutti gli oncologi conoscono i problemi nutrizionali e metabolici dei propri pazienti, l'85% conosce il Percorso parallelo metabolico-nutrizionale e il 71% è a conoscenza delle Linee di indirizzo del ministero della Salute. Ma più della metà (il 54%) ritiene che queste ultime non siano adeguatamente implementate nelle Regioni italiane.

Sono alcuni dati di una ricerca appena pubblicata su Frontiers in Oncology, realizzata in occasione dei dieci anni dal varo del Percorso metabolico-nutrizionale dell'Università la Sapienza di Roma: «Abbiamo deciso di verificare lo stato delle conoscenza e della consapevolezza di questo importante problema clinico su un campione di trecento medici ospedalieri, rappresentativi di una popolazione di 5.616, attraverso un rilievo di 44 item sviluppato e condotto da Medi-Pragma», spiega Maurizio Muscaritoli, professore di Medicina interna al Dipartimento di Medicina traslazionale e di precisione della Sapienza e presidente della Sinuc, la Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo.

La ricerca ha evidenziato che nonostante gli alti livelli di consapevolezza tra gli oncologi italiani, la malnutrizione nei malati di cancro rimane un'esigenza medica non soddisfatta.

Esiste infatti uno scollamento tra le conoscenze e l'applicazione di soluzioni: il 99% degli intervistati sostiene che l'introduzione del Percorso parallelo di nutrizione sarebbe utile a migliorare i risultati e il 95% è consapevole che la perdita di massa magra è fattore di rischio per una maggiore tossicità delle terapie. Ma il 32% non è d’accordo di eseguire uno screening a tappeto sui pazienti e il 41% coinvolge il nutrizionista solo su casi specifici. E in un centro su quattro le Linee di lndirizzo del 2017 semplicemente non vengono applicate. In meno della metà (49%) dei centri la valutazione nutrizionale è considerata importante, ma viene effettuata 'occasionalmente. E solo nel 25% dei casi il paziente viene valutato alla prima visita (il 47% ne valuta al primo incontro solo alcuni, e l'11% “quando è possibile”).

Un oncologo su quattro sostiene che la perdita di peso deve allertare quando supera il 10% del peso corporeo, ma la risposta corretta è tra il 5 e il 10% così come indicato dal 67,5% del campione. Infine, solo il 18% degli oncologi che hanno risposto fanno parte anche del team nutrizionale, sebbene l'81% ritenga che sarebbe utile farne parte per una assistenza multidisciplinare.

«Tra gli ostacoli all'implementazione del percorso la mancanza di tempo, la carenza di personale dedicato e adeguatamente preparato e la mancanza di protocolli adeguati» sostiene Muscaritoli. «Nel 41% i rispondenti insistono proprio nella mancanza di training adeguato per il personale – precisa - evidenziando come debbano essere sostenute le proposte di ore dedicate alla nutrizione clinica durante il percorso universitario così come più volte suggerito dalla nostra Società. Così come anche gli oncologi caldeggiano la creazione di modelli organizzativi basati su evidenze».