Se l’operazione è rischiosa, meglio scegliere un ospedale universitario

L’indagine

Se l’operazione è rischiosa, meglio scegliere un ospedale universitario

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I dati del confronto delle schede di più di 350mila pazienti sottoposti a interventi di chirurgia generale, vascolare o ortopedica in 2.780 ospedali americani, tra cui i 340 principali ospedali universitari. 
di redazione

Quando l’intervento chirurgico è molto rischioso, tanto da mettere in pericolo la vita del paziente, meglio scegliere la sala operatoria di un ospedale universitario. Secondo una recente indagine condotta dai ricercatori della Facoltà di Medicina della University of Pennsylvania e del Children's Hospital of Philadelphia (CHOP) sulle strutture sanitarie americane, i “teaching hospital” (molto famigliari agli appassionati di Grey’s Anatomy) sono infatti mediamente più sicuri, soprattutto nei casi chirurgici più complessi.

Gli scienziati hanno messo a confronto gli esiti del periodo post-operatorio registrati in ospedali universitari e non, prendendo come parametro indicativo la mortalità a 30 giorni dall’intervento,

Sono state prese in considerazione operazioni di chirurgia generale, vascolare o ortopedica. Rientrano in questi ambiti interventi come mastectomie, appendicectomie, bypass gastrico, riparazione dei vasi sanguigni, protesi del ginocchio. Operazioni di per sé non particolarmente complesse, ma che possono diventare rischiose per pazienti fragili. 

Ebbene, i teaching hospital superano gli altri ospedali privi di percorsi formativi per i futuri camici bianchi negli interventi di chirurgia generale e vascolare. Mentre la sicurezza dei pazienti sottoposti a operazioni alle ossa è garantita in tutte le strutture allo stesso modo. 

I risultati dell’indagine sono stati pubblicati su Annals of Surgery

Per questo studio, i ricercatori hanno analizzato i dati di più di 350mila pazienti che beneficiavano del Medicare, sottoposti a interventi di chirurgia generale, vascolare o ortopedica in 2.780 ospedali americani, tra cui i 340 principali ospedali universitari. 

Per rendere “onesto” il confronto, i ricercatori hanno accoppiato casi di pazienti con caratteristiche simili, che avevano subito la stessa operazione, con un profilo di rischio comparabile e un quadro clinico sovrapponibile (stesse comorbidità, come diabete o ipertensione). Come già detto, a eccezione delle operazioni ortopediche, le strutture didattiche si sono rivelate più sicure.

Nella chirurgia generale il tasso di mortalità a 30 giorni nei pazienti a rischio più elevato era del 15,9 per cento nei teaching hospital e del 18,2  per cento negli ospedali non universitari. 

Nella chirurgia vascolare il tasso di mortalità degli ospedali frequentati da studenti di medicina era dell’1 per cento inferiore agli altri (15,5% vs 16,4%).

«I centri medici accademici sono spesso riconosciuti per la loro capacità di fornire cure cliniche e chirurgiche avanzate, ma finora i dati su quali gruppi specifici di pazienti traggano maggiormente beneficio erano limitati. Il nostro studio ha dimostrato che quando le condizioni del paziente si aggravano e la complessità dell’operazione chirurgica aumenta, i benefici della chirurgia generale o vascolare sono maggiori in un ospedale universitario», Lee A. Fleisher, autore principale dello studio. 

Buono a sapersi: i dati dell’indagine possono aiutare i pazienti e i loro famigliari a fare la scelta più sicura.