La pandemia a due velocità: nei Paesi occidentali i contagi rallentano, in Africa accelerano come mai

I due volti della pandemia

La pandemia a due velocità: nei Paesi occidentali i contagi rallentano, in Africa accelerano come mai

Di questo passo in meno di un mese l’Africa supererà il picco di contagi delle precedenti ondate. Ma oltre al danno della nuova ondata i Paesi africani rischiano anche la beffa. Solo 4 vaccini su 8 autorizzati dall’Oms vengono riconosciuti dall’EMA come requisiti per ottenere il green-pass

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Immagine: World Bank Photo Collection / Flickr (https://www.flickr.com/photos/worldbank/49834249446)
di redazione

Oggi, 25 giugno 2021, è il 53esimo giorno dall’inizio della terza ondata di Covid-19 in Africa e, dai dati registrati, è chiaro che le cose stanno andando molto male, anzi peggio che mai. Si sono contati circa 450mila casi, il 21 per cento in più rispetto allo stesso periodo della seconda ondata. Così, mentre in gran parte del mondo ricco la pandemia sta frenando, in Africa accelera e viaggia ad una velocità superiore rispetto alle due ondate precedenti. 

L’impennata dei contagi in corso in 12 Paesi africani lascia immaginare che di questo passo già a luglio si supererà il picco di infezioni raggiunto in precedenza. La situazione è allarmante come non lo è mai stata, sottolinea l’Oms in una nota stampa. L’impennata dei casi è dovuta a una serie di fattori: mancato rispetto delle misure di prevenzione, un aumento delle interazioni sociali e degli spostamenti e, non ultimo, il diffondersi della famigerata variante Delta. È ancora presto per attribuire con certezza alla nuova variante la ferocia dell’attuale fase epidemica in Africa che sembra colpire più duro di prima. Gli indizi a suo carico però non mancano: nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda, dove i contagi stanno aumentando rapidamente, la variante Delta è stata individuata in molti campioni sequenziati nel mese scorso. 

La presenza della variante Delta è stata segnalata già in 14 Paesi dell’Africa. La sua estrema contagiosità, oramai dimostrata da diversi studi, non promette nulla di buono in un continente dove poco più dell’1 per cento per cento della popolazione è stato vaccinato. Per cercare di arginare il danno, l’Oms ha inviato rinforzi al personale sanitario locale in Uganda e Zambia, tra i Paesi più colpiti, e sta sostenendo il lavoro di sequenziamento delle varianti, inviando le tecnologie necessarie ai laboratori del Sudafrica già impegnati su questo fronte e agli altri laboratori in diversi Paesi africani che non avevano ancora avviato il monitoraggio delle varianti. L’obiettivo è di aumentare da otto a dieci volte nei prossimi sei mesi la quantità di campioni sequenziati. «La terza ondata sta accelerando, si diffonde più velocemente, colpisce più forte. Con il numero di casi in rapido aumento e le crescenti segnalazioni di malattie gravi, l'ultima ondata rischia di essere la peggiore mai registrata in Africa», ha affermato Matshidiso Moeti, direttore regionale per l'Africa dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

Ma oltre al danno potrebbe esserci la beffa. L’Africa, fanno notare gli esperti dell’Oms, rischia di venire ingiustamente penalizzata due volte. La carenza dei vaccini è solo uno degli aspetti discriminatori subiti dal Paese. Ce ne è un altro che merita di essere segnalato: su otto vaccini approvati dall’Oms per uso emergenziale in Africa solamente quattro vengono riconosciuti dall’EMA come requisiti per il green-pass, il documento che consente di muoversi liberamente da un Paese a un altro.

«La carenza di vaccini sta già prolungando il dramma del COVID-19 in Africa. Non aggiungiamo però al danno anche l'ingiustizia. I cittadini africani non devono affrontare ulteriori restrizioni perché non possono accedere ai vaccini che sono disponibili solo altrove. Invito tutte le agenzie di regolamentazione regionali e nazionali a riconoscere tutti i vaccini per uso di emergenza elencati dall’OMS», dichiara in conclusione Moeti.