La pandemia mette a rischio la salute mentale degli under 18

La preoccupazione

La pandemia mette a rischio la salute mentale degli under 18

Un editoriale sul Bmj invita a non sottovalutare gli effetti della pandemia sulla salute mentale dei più piccoli. Per fortuna l’escalation di suicidi e di atti di autolesionismo temuta non sembra esserci stata. Ma ciò non vuol dire che i giovani se la stiano cavando bene

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Immagine: Musfiqswajan, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Non ci sono dati certi, non ci sono ancora studi definitivi, ma ci sono segnali sufficienti per iniziare a preoccuparsi seriamente degli effetti della pandemia sulla salute mentale dei bambini e degli adolescenti. E anche se, fortunatamente, l’escalation di suicidi e atti di autolesionismo ripetutamente annunciata non sembra esserci stata (in base ai dati a disposizione), ciò non vuol dire che i più piccoli non abbiano grandi problemi.

A dirlo sono i tre firmatari di un editoriale pubblicato sul British Medical Journal che mettendo insieme le poche informazioni recenti disponibili, le statistiche del passato e il loro buon senso prevedono un forte impatto psicologico di Covid-19 sulla popolazione under 18.  

Se la salute mentale dei più piccoli nel Regno Unito, come emerge dalle indagini epidemiologiche, è andata continuamente peggiorando negli ultimi anni, tutto suggerisce che le restrizioni, i lockdown, la chiusura delle scuole, la mancata socialità non possa fare altro che peggiorare la situazione. 

I ricercatori ricordano che tra il 2004 e il 2017 c’è stato un aumento notevole di casi di ansia, depressione e autolesionismo soprattutto tra i più giovani, in particolare tra le ragazze adolescenti. Anche i tassi di suicidio sono aumentati tra i minorenni negli ultimi anni nel Regno Unito, arrivando a 100 casi all’anno tra il 2014 e il 2016. 

Gli studi condotti finora durante la pandemia suggeriscono che in alcune famiglie, colpite anche dalla crisi finanziaria, il benessere psicologico dei più piccoli può essere seriamente compromesso. 

Le prime stime parlano di un incremento notevole dei disturbi mentali durante la pandemia nel Regno Unito in tutte le fasce di età.  Secondo i dati dell’England’s Mental Health of Children and Young People Survey (MHCYP) si è passati dall’11 per cento del 2017 al 16 per cento di luglio 2020. Non c’è motivo di pensare che i più piccoli non abbiano contribuito a questo aumento. 

La fragilità dei bambini è emersa anche da una indagine on line su un campione di 2.700 genitori. Tra marzo e maggio del 2020, durante il lockdown, in particolare i più piccoli, i bambini tra i 4 e gli 11 anni, hanno manifestato disturbi del comportamento e dell’umore. Le famiglie più colpite dal problema sono state quelle in condizioni socioeconomiche svantaggiate. 

I dati segnalano anche un raddoppio dei casi di disturbi alimentari tra i più giovani in Inghilterra nel 2020. Mentre gli atti di autolesionismo o i suicidi, in base ai dati disponibili, non sembrano aver subito variazioni rispetto al periodo pre-pandemico. 

I ricercatori temono che gli effetti della pandemia vadano a sommarsi a un cronico malfunzionamento dei servizi per la salute mentale per i bambini e i ragazzi compromettendo la qualità di vita a lungo termine di un’intera generazione di giovani. 

«Sebbene i bambini siano poco esposti ai rischi di Covid-19 ci sono segnali dei possibili effetti della pandemia sulla loro salute mentale, che sono vissuti in modo differente tra i diversi gruppi di età e le diverse condizioni socioeconomiche. Quello che sappiamo è che l'istruzione è stata interrotta e molti giovani ora affrontano un futuro incerto. I responsabili delle politiche sanitarie devono riconoscere l'importanza dell'educazione per la salute sociale e mentale insieme a un'adeguata attenzione all'occupazione e alle prospettive economiche», concludono i ricercatori.