La pandemia silenziosa: in quarantena sono aumentati i casi di violenza domestica sui bambini

L’allarme

La pandemia silenziosa: in quarantena sono aumentati i casi di violenza domestica sui bambini

I numeri di un ospedale pediatrico inglese sono inquietanti: rispetto agli anni precedenti nel periodo di lockdown c’è stato un aumento di abusi su bambini piccoli del 1.493 per cento. E potrebbe trattarsi di un dato sottostimato.

di redazione

Non è vero che la pandemia di Covid-19 ha risparmiato i bambini. In maniera indiretta sono stati anche loro vittime del nuovo coronavirus. Secondo uno studio pubblicato su Archives of Disease in Childhood
il numero di casi di violenza domestica sui bambini piccoli durante 30 giorni di lockdown sono aumentati del 1.493 per cento rispetto allo stesso periodo dei tre anni precedenti. C'è da dire che il dato è parziale e si riferisce soltanto a un ospedale pediatrico inglese. Quindi quasi certamente non avrà affidabilità statistica. Ma di certo, la conta il confronto tra accessi nella struttura per traumi cranici e abusi fisici tra il 23 marzo e il 23 aprile 2020 con quelli degli anni precedenti non passa in osservato e potrebbe fotografare una tendenza diffusa anche altrove.

Nel dettaglio, durante la quarantena sono stati ricoverati in ospedale 10 bambini (6 maschi e 4 femmine) tra i 17 giorni e 13 mesi di vita con una sospetta lesione cerebrale provocata da atti violenti. I numeri assoluti non rendono giustizia alla gravità del fenomeno. Ma il dato percentuale sì: nello stesso periodo dei tre anni precedenti gli stessi ospedali hanno assistito a 0,67 casi di violenza domestica. L’aumento registrato nel 2020 è quindi pari al 1.493 per cento. 

Tra i sintomi che hanno richiesto una visita in ospedale c’erano coliche (in 5 dei bambini), problemi respiratori e perdita di coscienza (in 4), convulsioni (2) lividi estesi (5), cuoio capelluto gonfio (5) e segni causati pizzichi sulla pelle (1). Tutti i piccoli sono stati sottoposti ad approfonditi esami tra cui scansioni della testa, della colonna e dello scheletro. 

I risultati parlavano da soli. Nei bambini è stata rilevata una serie di condizioni indicative di violenza: la presenza di sangue nel cervello (emorragia subdurale) (in 6), gonfiore del cervello (in 4), lividi del tessuto cerebrale (contusione parenchimale) (4), fratture del cranio (4), emorragia al cervello (emorragia subaracnoidea) in 3 bambini, e fratture ossee in altre parti del corpo in 3 bambini.

«Questo è un rapporto estremamente preoccupante. È importante scoprire se l'enorme aumento di traumi cranici sospetti non accidentali riportato in questo ospedale specializzato sia stato osservato anche in altri ospedali nel resto del Paese. Molti di questi bambini saranno stati ricoverati in ospedale perché avevano evidenti sintomi di malessere, ma siamo estremamente preoccupati per i bambini che non vengono visitati perché le loro lesioni fisiche o altre forme di abuso o negligenza sono più facili da nascondere», ha dichiarato Alison Steele, responsabile della protezione dei minori presso il Royal College of Pediatrics and Child Health, dove si è svolto lo studio. 

I bambini provenivano da famiglie economicamente e socialmente svantaggiate già in condizioni normali più a rischio di violenze domestiche, ma ancora più esposte nel periodo di isolamento imposto dalle misure anti-contagio per la sospensione dei servizi di assistenza o per la mancata supervisione di figure generalmente vicine alla famiglia. «Sullo sfondo della pandemia ampiamente pubblicizzata di SARS-CoV-2, si sta verificando una pandemia più silenziosa, di cui la comunità medica deve rimanere perfettamente consapevole», avvertono gli autori dello studio.