Plastica a colazione, a pranzo e a cena. Le analisi delle feci lo confermano: è ovunque

L’allarme

Plastica a colazione, a pranzo e a cena. Le analisi delle feci lo confermano: è ovunque

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Ancora non sappiamo quali siano gli effetti sulla salute delle microplastiche e delle nanoplastiche ingerite. È noto, però, che (almeno negli animali) possono trasferirsi ai tessuti gastrointestinali o in altri organi
di redazione

Cosa ha in comune un giapponese con un italiano? Un russo con un inglese? Un finlandese con un austriaco? Sembra strano, ma li accomuna quello che mangiano, ma non si tratta di cibo. Tutti, a loro insaputa, hanno infatti della plastica nel corpo. Almeno così dimostrano le analisi sui campioni di feci effettuate da un team dell’Università di Vienna che ha condotto un piccolo esperimento dal risultato inquietante. I ricercatori hanno reclutato otto volontari di diversa provenienza (Giappone, Russia, Regno Unito, Italia, Finlandia, Olanda, Austria, Polonia) che dopo una settimana di alimentazione regolare, colazione, pranzo e cena, hanno consegnato ai laboratori viennesi i campioni delle loro feci. Tutto il mondo è Paese? No, tutto il mondo è plastica: frammenti di microplatsica sono stati rinvenuti in tutti i campioni, nessuno escluso. 

La conclusione, presentata su Annals of Internal Medicine, non può che essere che una: tutti i volontari a migliaia di chilometri di distanza gli uni dagli altri hanno inavvertitamente ingerito plastica. 

Come? Forse bevendo dalle bottiglie, o mangiando pesce contaminato, oppure consumando cibi che hanno assorbito sostanze dal packaging. O, più probabilmente, in tutti questi modi e in molti altri. Infatti negli escrementi dei volontari sono stati individuati 9 tipi di plastiche differenti su 10 testate in frammenti di dimensioni variabili tra i 50 e i 500 micrometri. 

Le materie plastiche più comuni sono state il polipropilene e il polietilene tereftalato. I campioni contenevano in media 20 particelle di microplastica per 10 grammi di feci. 

Certamente le dimensioni ridotte dello studio non permettono di generalizzare, ma i risultati invitano comunque a una riflessione e ad ulteriori approfondimenti. Tutto lascerebbe pensare che aumentando il numero di partecipanti, il risultato resterebbe lo stesso. 

C’è anche dell’altro su cui varrà la pena indagare. I ricercatori non si sono espressi sull’impatto delle microplastiche sulla salute. «Sono in corso discussioni sui potenziali effetti sulla salute delle microplastiche e delle nanoplastiche ingerite, che (almeno negli animali) possono trasferirsi ai tessuti gastrointestinali o in altri organi e causare effetti deleteri», osservano i ricercatori.

Insomma, lo studio in questione è un punto di partenza e non di arrivo. 

«Questo piccola serie di casi ha dimostrato che erano presenti varie microplastiche nelle feci umane e che nessun campione era libero da microplastiche. Sono necessari studi più ampi per convalidare questi risultati. Inoltre, sono necessarie urgenti ricerche sulle origini delle microplastiche ingerite dall'uomo, sul potenziale assorbimento intestinale e sugli effetti sulla salute umana», conclude Philipp Schwabl dell'Università di Vienna,  a capo dello studio.