Polio: troppi virus conservati nei laboratori. Così si mette a rischio l’eradicazione

L’ostacolo

Polio: troppi virus conservati nei laboratori. Così si mette a rischio l’eradicazione

99 strutture in 30 Paesi del mondo non hanno intenzione di liberarsi dei campioni in loro possesso
redazione

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99 strutture in 30 Paesi posseggono campioni del virus. Un incidente o un’aziona bioterroristica potrebbero mandare in fumo decenni di battaglie per debellare l’infezione. È la preoccupazione della Global Eradication Initiative. Immagine: ©Gpei

Il loro compito è sempre stato quello di monitorare la diffusione dei virus della poliomielite e certificarne l’eventuale eradicazione. E nel settembre del 2015 gli esperti della Global Commission for the Certification of Eradication of Poliomyelitis avevano annunciato che il virus selvaggio della poliomielite di tipo 2 (Wpv2) era stato debellato. Da allora si sono trovati impegnati in una nuova missione: convincere  i laboratori di tutto il mondo a liberarsi dei campioni del virus estinto. Ma l’opera di persuasione non ha funzionato. 

Trenta Paesi hanno annunciato di voler mantenere nei loro 99 magazzini il materiale biologico in questione mettendo a rischio, secondo le autorità dell’Oms, anni e anni di impegnative e costose campagne per l’eradicazione del virus. «È importante - dicono i membri della Global Polio Eradication Initiative - che tutti i poliovirus di tipo 2 vengano distrutti oppure conservati in modo sicuro per evitare che il virus venga rilasciato dalle strutture in cui è conservato». 

Che cosa se ne fanno i laboratori di un virus oramai estinto? C’è chi sostiene che conservare i campioni possa rivelarsi utile per lo sviluppo di nuovi vaccini e c’è chi ricorre alla generica giustificazione “a scopo di ricerca” . 

I primi sforzi per l’eradicazione della poliomielite sono iniziati nel 1988 quando erano ancora in circolazione tutti e tre i ceppi del virus (Wpv 1, Wpv2, Wpv3). L’ultima infezione di Wpv2  risale al 1999 e dal 2015 il virus è ufficialmente una minaccia estinta. 

Anche il Wpv3 è oramai un ricordo del passato e gli esperti dell’Oms stanno a un passo dall’“archiviare la pratica” della sua eradicazione. Resta in azione il tipo 1 che quest’anno è stato responsabile di 8 casi tra l’Afghanistan e il Pakistan (l’aggiornamento settimanale sull’infezione si può trovare qui). 

Un piano efficace per sconfiggere la polio deve pensare anche al periodo post-eradicazione: per evitare che i virus sconfitti si presentino nuovamente bisogna limitare il più possibile la conservazione dei campioni. 

Lo scenario da film catastrofico è facile da immaginare: i virus sfuggono accidentalmente o vengono di  proposito prelevati dai magazzini o dagli stabilimenti di produzione di vaccini e si diffondono nuovamente tra la popolazione. A quel punto il lavoro durato decenni e costato miliardi di dollari andrebbe in fumo in poco tempo. 

Non stiamo parlando di ipotesi remote e fantascientifiche: l’anno scorso due impiegati di uno stabilimento per lo sviluppo di vaccini sono stati esposti accidentalmente al virus e uno di questi è stato infettato. Non solo: nel 2014 un impianto di vaccini del Belgio ha scaricato erroneamente 45 litri di poliovirus concentrati nel sistema fognario locale che si collega al fiume Lasne.

La battaglia per distruggere i campioni del virus della poliomielite somiglia molto a quella in corso per distruggere le riserve di virus del vaiolo ancora presenti in alcuni magazzini di Usa e Russia. A differenza però del vaiolo che è completamente eradicato, la poliomielite è ancora presente e la necessità di avere campioni di virus per elaborare vaccini è in effetti reale. La difficoltà in questo caso consiste nel concedere il permesso di conservare il virus ad alcuni stabilimenti e non ad altri. 

Esiste poi una complicazione aggiuntiva: oltre alle strutture che conservano i virus, ci sono laboratori che potrebbero contenere 

campioni di feci o di muco prelevati da persone infette. Si tratta di pericoloso materiale potenzialmente infetto (potentially infectious materials, Pim) che potrebbe contenere virus vivi della polio o quelli modificati usati nel vaccino orale. 

Come convincere i laboratori  consegnare materiale che è di loro proprietà? Le maniere forti non hanno funzionato e Michel Zaffran, l’incaricato dell’Oms per il pianto anti-polio, ha dichiarato che passerà a approccio più flessibile che prevede alcuni compromessi.

«Ovviamente riteniamo che con un maggiore incoraggiamento e dialogo  - ha dichiarato Zaffran a StatNews - alcuni di questi laboratori possano rendersi conto che non hanno bisogno del virus. Ma al momento attuale non c’è alcuna mossa volontaria da parte loro. Anche se attualmente non stanno conducendo alcuna ricerca, preferiscono mantenere gli inventari dei campioni e non hanno intenzione di liberarsene».

Nei prossimi giorni è attesa una risoluzione dell’Oms sulla spinosa questione della conservazione dei virus che si spera possa aiutare a uscire dallo stallo.