La povertà ruba 15 anni di vita. Ancora troppe diseguaglianze di salute in Europa

Il rapporto

La povertà ruba 15 anni di vita. Ancora troppe diseguaglianze di salute in Europa

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Tra le fasce di età più a rischio ci sono gli anziani e i giovani che abbandonano la scuola; questi ultimi sono più esposti soprattutto al rischio di soffrire di disturbi mentali perché destinati a vivere in condizioni precarie
di redazione

7 anni per le donne, 15 per gli uomini. Le disuguaglianze nella salute dei cittadini europei si rispecchiano anche in quei due numeri: donne economicamente e socialmente svantaggiate hanno un’aspettativa di vita di 7 anni inferiore rispetto a quelle appartenenti a gruppi sociali più agiati, per gli uomini il divario arriva a 15 anni. È uno dei dati che emerge dal primo Health Equity Status Report dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sulle disuguaglianze in sanità degli abitanti di 53 Paesi della Regione europea. Ce ne sono molti altri a testimoniare che le differenze sociali persistono in Europa e che influenzano le condizioni di salute.  

Nel 75 per cento dei Paesi coinvolti nell’indagine le differenze nell’aspettativa di vita tra i più poveri e i più ricchi sono rimaste invariate negli ultimi dieci anni. In alcuni casi, anzi, sono anche peggiorate. 

«Per la prima volta, l’Health Equity Status Report fornisce ai governi i dati e gli strumenti necessari per individuare le diseguaglianze di salute e ottenere risultati visibili in un periodo di tempo relativamente breve, persino nell’arco di tempo di una legislatura di 4 anni», ha dichiarato Zsuzsanna Jakab, direttore regionale europeo dell’Oms. 

La salute non è uguale per tutti

L’aspettativa di vita è aumentata in tutta Europa attestandosi a una media di 82 anni per le donne e 76,2 per gli uomini. Ma le persone che appartengono alle categorie sociali più svantaggiate devono sottrarre a quel dato 7 anni se sono donne e 15 se sono uomini. 

Quasi il doppio degli uomini e delle donne che appartengono alla classe  sociale più povera sono affetti da malattie che limitano le loro attività quotidiane rispetto alle persone più abbienti. 

Anche il livello di istruzione si ripercuote sulla salute: gli uomini e le donne con il più basso livello di istruzione hanno problemi di salute superiori alle persone che hanno proseguito gli studi fin oltre la laurea. 

Un altro dato particolarmente indicativo delle differenze nella salute della popolazione è quello sulla mortalità infantile. Nelle zone più svantaggiate, si registra una percentuale di bambini che non sopravvivono oltre il primo anno di vita del 4 per cento superiore rispetto a quella osservata nelle zone più agiate. 

Categorie a rischio

Le differenze nella salute della popolazione aumentano con l’avanzare dell’età: nelle famiglie meno abbienti il 6 per cento di ragazze e il 5 per cento di ragazzi in più vive in cattive condizioni di salute rispetto a quanto registrato nelle famiglie più facoltose. Questo divario sale al 19 per cento per le donne e al 17 per cento per gli uomini in età lavorativa fino a superare un gap di oltre il 20 per cento nelle persone over 65. 

Il Rapporto dell’Oms individua nuove fasce di popolazione che rischiano di allontanarsi dallo standard di salute della maggior parte della popolazione. Tra cui i giovani che abbandonano la scuola, più esposti al rischio di soffrire di disturbi mentali perché destinati a vivere in condizioni precarie, senza un lavoro dignitoso, perennemente in cerca di una sistemazione. 

All’origine delle diseguaglianze

Gli esperti dell’Oms hanno individuato 5 fattori critici che contribuiscono alle differenze di salute tra gli abitanti di uno stesso Paese e hanno assegnato a ognuno di questi la corrispondente percentuale di responsabilità. Il 35 per cento delle diseguaglianze nella salute possono essere attribuite a un reddito basso: le persone che non riescono a far quadrare i conti si ammalano di più. Il 29 per cento delle differenze sanitarie va fatto risalire alle condizioni di vita precarie: chi abita in case senza riscaldamento o sovraffollate, in quartieri poco sicuri o molto inquinati mette in pericolo la propria salute. Al terzo posto nella classifica degli elementi che incidono sulle condizioni di salute della popolazione c’è l’isolamento sociale (responsabile per il 19%). L’accesso a servizi sanitari di qualità incide per il 10 per cento. Le condizioni di lavoro, infine, sono responsabili del 7 per cento del gap nello stato di salute della popolazione. 

Gli autori del rapporto hanno calcolato che colmare le diseguaglianze ha un vantaggio economico non indifferente per i Paesi:  riducendo le differenze di del 50 per cento si avrebbe un vantaggio economico pari allo 0,3 -4 per cento del Pil. 

Da dove cominciare? Il Rapporto ha calcolato l'impatto delle politiche attuate per far fronte a questi rischi negli ultimi 10-15 anni, scoprendo che molti dei fattori critici all’origine delle disuguaglianze sanitarie non sono stati affrontati in modo sistematico. Ad esempio, mentre il 29 per cento delle disuguaglianze sanitarie derivano da condizioni di vita precarie, il 53 per cento dei Paesi ha disinvestito nell’offerta di alloggi e servizi alla comunità negli ultimi 15 anni.