Quando il chirurgo è donna l’operazione è meno rischiosa

Lo studio

Quando il chirurgo è donna l’operazione è meno rischiosa

Se il bisturi è in mani femminili il tasso di complicanze post-operatorio si riduce
redazione

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I risultati non sono sufficienti per giustificare la scelta del chirurgo in base al sesso, ma bastano per dimostrare le elevate competenze femminili in una professione ancora prevalentemente maschile. 

Qualche donna storcerà il naso, sostenendo che non ci sia più bisogno di dimostrare l’ovvio: in chirurgia le femmine sono tanto brave quanto i maschi. 

Altre dottoresse, invece, accoglieranno i risultati di uno studio pubblicato sul British Medical Journal come un dovuto e finora mancato riconoscimento alle proprie capacità professionali. Che, dati alla mano, sono pari se non superiori a quelle degli uomini. Sì perché secondo una ricerca canadese i pazienti operati da un chirurgo donna hanno un decorso post-operatorio leggermente migliore rispetto a quelli curati da mani maschili. Non si tratta di differenze sostanziali, ma comunque sufficienti a dimostrare che la guerra dei sessi, almeno in sala operatoria, non ha più ragion d’essere. 

I ricercatori hanno valutato le condizioni post-operatorie di più di 100 mila pazienti che avevano subito un  intervento nella regione dell'Ontario in Canada, raccogliendo informazioni sul tasso di mortalità, sul numero di complicanze e sulla percentuali di nuovi ricoveri nei 30 giorni successivi all’intervento. 

Ebbene, quando il bisturi è in mano alle donne si registra un piccolo, ma non trascurabile, abbassamento del tasso di mortalità. Non è abbastanza per giustificare la scelta del chirurgo in base al sesso, ribadiscono gli autori, ma è sufficiente per dimostrare le elevate competenze femminili in una professione ancora prevalentemente maschile. 

Prima di avviare la competizione tra chirurghi maschi e femmine, i ricercatori si sono accertati che le condizioni di partenza fossero neutre. E nella selezione dei pazienti sono stati attenti a individuare casi con caratteristiche confrontabili, in base all’età, alle condizioni di salute, all’operazione chirurgica a cui dovevano sottoporsi. In questo modo il risultato non può venire messo in discussione: i pazienti finiti sotto mani femminili hanno un tasso di mortalità più basso nelle prime settimane dopo l’operazione. Insomma, se fosse una gara tra donne e uomini si parlerebbe di una vittoria di misura delle prime sui secondi.

Non sono invece emerse differenze per quanto riguarda il rischio di complicanze o di successivi ricoveri. 

Ancora non è chiaro come mai le operazioni condotte da donne abbiano un migliore decorso post-operatorio. I ricercatori avanzano qualche ipotesi: le donne sono generalmente più rispettose delle linee guida, hanno migliori capacità comunicative necessarie nel lavoro di squadra in sala operatoria e sono più inclini a mettere il paziente al centro. 

Gli scienziati canadesi sono consapevoli che il loro studio non può dimostrare un legame di causa ed effetto, limitandosi a osservare il fenomeno senza risalirne all’origine. E, inoltre, non escludono del tutto la possibilità che i risultati favorevoli alle donne chirurgo possano dipendere da altri fattori sfuggiti ai loro occhi.  

Nonostante questo, sono convinti che il loro studio abbia «importanti implicazioni per l’uguaglianza tra i sessi e il rispetto delle minoranze in una professione tradizionalmente dominata dagli uomini». 

In un editoriale che accompagna l’articolo, Clare Marx e Derek Alderson del Royal College of Surgeons of England mettono ordine sul campo di battaglia sostenendo che lo studio canadese conferma le competenze, l’esperienza e l’affidabilità delle donne, dimostrando allo stesso tempo che il sesso del chirurgo è irrilevante per la buona riuscita dell’intervento.