Quanto è difficile per un medico dire “no” alle richieste dei pazienti

Tempi moderni

Quanto è difficile per un medico dire “no” alle richieste dei pazienti

I pochi che ci riescono ricevono giudizi negativi dalle persone che hanno in cura
redazione

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Negli Usa nei due terzi dei casi il paziente ha una richiesta specifica e nell’85 per cento dei casi il dottore lo accontenta.

Il bravo medico è quello accondiscendente. Almeno così la pensano i pazienti: ogni volta che il dottore soddisfa i desideri della persona che ha in cura prescrivendo l’esame, la medicina o la terapia richiesta, la sua buona reputazione ne guadagna. Accade il contrario, invece, quando i camici bianchi rispondono con un deciso “no” alle pretese dei pazienti. In quel caso il medico diventa immediatamente meno bravo, meno affidabile e meno competente. 

È quanto emerge da un’indagine condotta dalla University of California Davis School of Medicine  e pubblicata su Jama Internal Medicine che ha analizzato le valutazioni sul proprio medico curante di 1141 pazienti con un’età media di 46 anni. I ricercatori ci tengono ad avvisare che il loro studio riguarda un particolare sistema sanitario, quello americano, e non è detto che sia valido universalmente. 

Ecco cosa accade negli Usa: nei due terzi dei casi il paziente ha una richiesta specifica e nell’85 per cento dei casi il dottore lo accontenta. Di fronte a queste statistiche un rifiuto è, comprensibilmente, molto difficile da accettare.  «Diventa la normalità nella mente di un paziente: chiedono qualcosa e nella stragrande maggioranza dei casi la ottengono - spiega alla Reuters Anthony Jerant, a capo dello studio - Un rifiuto, quindi, è qualcosa al di fuori della normalità e ha maggiori probabilità di suscitare reazioni negative». 

Ma cosa chiedono i pazienti al proprio medico? Dall’indagine, condotta nei 56 centri medici della California del Nord,  è emerso che le richieste più frequenti sono quelle per gli esami di laboratorio, seguite dalle visite specialistiche, ricette per antidolorifici e altri farmaci, prescrizioni di radiografie e di antibiotici. A volte il suggerimento arriva da un amico o da un parente, altre dalla pubblicità. 

La soddisfazione dei pazienti nei confronti del proprio medico è stata valutata su una scala da -30 (livello minimo) a +30 (livello massimo), con lo zero a rappresentare un giudizio neutro, né positivo, né negativo. 

I ricercatori hanno confrontato i risultati del sondaggio sui dottori con il numero delle richieste accolte o negate, scoprendo che la soddisfazione dei pazienti era al minimo (-20) quando ai pazienti veniva rifiutata la visita specialistica e la prescrizione di farmaci vari, ma non antidolorifici. Quando i pazienti uscivano dallo studio senza la ricetta dell’analgesico richiesto, il medico riceveva come “voto” un poco gratificante -11. Il giudizio saliva a - 9 se il “no” del dottore riguardava gli esami di laboratorio. 

Questi risultati, commentano gli autori dell’indagine, invitano a una riflessione. Forse i medici dovrebbero impegnarsi di più a spiegare ai pazienti le ragioni della loro scelta perché è stato dimostrato che con una spiegazione esaustiva il rifiuto della richiesta viene accolto meglio. 

In un editoriale che accompagna lo studio, Joseph Ross della Yale University di New Haven in Connecticut sottolinea l’importanza della comunicazione tra medico e paziente: «Credo che i medici siano spesso cauti nel negare cure richieste dai pazienti, sia per il timore di ripercussioni sulla soddisfazione dei pazienti, sia perché ci vuole più tempo a spiegare a un paziente perché una prestazione non è necessaria piuttosto che semplicemente accogliere la richiesta. Secondo me la chiave di tutto è in una comunicazione chiara tra medico e paziente in modo tale che le decisioni vengano condivise e vengano prese per il bene dei pazienti».