La sepsi è responsabile di 1 decesso su 5 nel mondo

Il dato

La sepsi è responsabile di 1 decesso su 5 nel mondo

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Il fenomeno era stato finora sottostimato perché le indagini epidemiologiche si erano concentrate soprattutto sui dati forniti dagli ospedali di Paesi a medio e alto reddito trascurando in parte quel che accadeva fuori dagli ospedali soprattutto nei Paesi
di redazione

Quante persone muoiono di sepsi nel mondo? Il doppio di quello che si era immaginato finora: i decessi provocati dalla setticemia sono 11 milioni, un caso di morte su cinque si deve a una risposta infiammatoria eccessiva dell’organismo a un’infezione. Nel 40 per cento dei casi si tratta di bambini di età inferiore ai 5 anni che vivono nei Paesi poveri. I nuovi allarmanti dati sono stati pubblicati su The Lancet dai ricercatori delle università di Pittsburgh e di Washington. 

Nel 2017 si sono registrati 48,9 milioni di casi di sepsi nel mondo tra cui ci sono stati 11 milioni di morti e tantissimi casi di danni permanenti agli organi con conseguente disabilità. La maggior parte dei casi ha riguardato gli abitanti di aree povere del mondo, soprattutto Africa Sub-Sahariana, isole del Pacifico meridionale e Sud-Est asiatico. 

Il fenomeno era stato finora sottostimato perché le indagini epidemiologiche si erano concentrate soprattutto sui dati forniti dagli ospedali di Paesi a medio e alto reddito trascurando in parte quel che accadeva fuori dagli ospedali soprattutto nei Paesi poveri. Inoltre spesso la sepsi non viene registrata come causa principale della morte sfuggendo così alle statistiche. 

Il nuovo studio fornisce invece una fotografia completa raccogliendo per la prima volta i dati sui casi di sepsi avvenuti sia all’interno che al di fuori degli ospedali. 

I ricercatori hanno analizzato l’incidenza annuale e i tassi di mortalità dal 1990 al 2017 scoprendo che i casi di sepsi sono fortunatamente in calo. Nel 1990 venivano stimati 60,2 milioni di casi e 15,7 milioni di morti. Nel 2017  l’incidenza è scesa del 19 per cento, passando a 48,9 milioni di infezioni, e il numero di morti è diminuito del 30 per cento arrivando a 11 milioni. Resta però invariata la principale causa di setticemia rappresentata da infezioni delle vie respiratorie inferiori. 

«Siamo allarmati nello scoprire che i decessi per sepsi sono molto più elevati di quanto precedentemente stimato, soprattutto perché la condizione è sia prevenibile che curabile.  Abbiamo bisogno di una rinnovata attenzione alla prevenzione della sepsi tra i neonati e alla lotta alla resistenza antibiotica, un fattore importante della condizione», ha dichiarato Mohsen Naghavi della Washington School of Medicine, autore senior dello studio.

Il primo passo per pianificare interventi strategici per la soluzione del problema è proprio quello di raccogliere dati affidabili a livello globale. Solo allora si possono progettare azioni mirate ed efficaci. Quali? «Garantire le vaccinazioni, l’accesso a un bagno e all’acqua potabile, un'alimentazione adeguata per i bambini e l'assistenza sanitaria materna. Così si potrebbero gestire molti di questi casi», scrivono i ricercatori. Queste sono le strategie necessarie nei Paesi poveri, ma il rischio di sepsi esiste anche nei Paesi ad alto reddito prevalentemente tra i pazienti ospedalieri. 

«Si possono ridurre le possibilità di andare incontro a sepsi effettuando il vaccino antinfluenzale e il vaccino contro la polmonite quando appropriato. Oltre a ciò, dobbiamo ottenere di più prevenendo le infezioni acquisite in ospedale e le malattie croniche, come il diabete, che rendono le persone più sensibili alle infezioni», commentano gli autori dello studio.