Serve aiuto? La domanda che i medici non fanno e che dovrebbero fare ai caregiver

L’indagine

Serve aiuto? La domanda che i medici non fanno e che dovrebbero fare ai caregiver

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Non di rado l'impegno profuso nell'accudimento, fa ammalare il caregiver. Di depressione, per esempio. O di malattie cardiovascolari, perché ci si trascura, si mangia e si dorme male, si accumula stress.
di redazione

Ha bisogno di aiuto? Ce la fa da solo/a? È un compito troppo gravoso? Quanti sono i medici che rivolgono domande di questo tipo ai famigliari che si prendono cura di un paziente anziano? Pochi, troppo pochi. Almeno così dimostrano i risultati di un’indagine della John Hopkins University pubblicata su JAMA Network Open e condotta tra 1.900 caregiver americani (in questo caso famigliari non pagati). Intendiamoci, nessuno di loro si sente ignorato completamente dai camici bianchi: l’88 per cento sostiene di venire ascoltato dagli specialisti quando parla delle condizioni di salute del parente che accudisce e il 72 per cento dichiara di venire interpellato sulle terapie, più che altro per dimostrare di avere compreso a fondo le modalità di somministrazione dei farmaci. 

Ma solo il 28,2 per cento dice di aver incontrato medici che si fossero interessati alla loro qualità di vita domandandogli se avessero bisogno di un aiuto.  La domanda, emerge dall’indagine, diventa meno rara quando la persona accudita è un anziano che soffre di demenza. In questo caso l’interessamento del medico è stato riportato dal 32 per cento degli intervistati. 

«Questi risultati dimostrano che è necessario rafforzare le strategie a sostegno dei caregiver famigliari e non pagati che sono la principale fonte di assistenza per gli adulti anziani con limitazioni fisiche e / o cognitive», scrivono gli autori dell’indagine. 

In sostanza i caregiver comunicano con i medici in ripetute occasioni discutendo delle scelte terapeutiche e del tipo di assistenza più indicata per il paziente. Ma raramente gli viene domandato se hanno bisogno di aiuto. L’interesse del medico per le eventuali difficoltà del caregiver, come abbiamo detto, scatta più facilmente quando il parente accudito è affetto da demenza con gravi limitazioni dell’autonomia e delle capacità cognitive. 

«Il che suggerisce che gli operatori sanitari generalmente riconoscono che l’accudimento eccessivamente impegnativo possa richiedere un aiuto aggiuntivo», commentano i ricercatori. 

Eppure la domanda sarebbe più che opportuna. La vita dei famigliari che accudiscono un paziente over 65 con una malattia cronica può diventare un calvario con le mille faticose incombenze della giornata. Non stupisce che finiscano per ammalarsi anche loro. Di depressione, per esempio, ma anche di altre malattie fisiche. Inevitabilmente i caregiver diventano una categoria a rischio cardiovascolare perché si trascurano, mangiano male, saltano i controlli dal medico e accumulano stress. 

Lo studio dimostra che i caregiver, nonostante il loro ruolo fondamentale nella società, restano ancora ai margini del sistema sanitario. I ricercatori invitano gli operatori sanitari a individuare i i famigliari che avrebbero bisogno di un corso di formazione per la gestione del paziente o di un sostegno psicologico temporaneo per riprendere le energie necessarie al difficile compito. Tutto questo dopo avergli rivolto la fatidica domanda: serve aiuto?