Il Servizio sanitario pubblico ancora piace, ma le liste d'attesa rischiano di affondarlo

Il sondaggio

Il Servizio sanitario pubblico ancora piace, ma le liste d'attesa rischiano di affondarlo

di redazione

Il giudizio degli italiani sul Servizio sanitario nazionale è ancora positivo: il voto medio ricevuto è infatti sufficiente, cioè 6,3 su una scala da 1 a 10 (7,3 il voto medio assegnato alla sanità privata). In particolare, sono premiati i servizi di prossimità, come il 118 (voto medio 6,8), i servizi offerti da medico di famiglia e pediatra (6,8) e quelli aggiuntivi disponibili in farmacia (6,6). Viceversa, criticità importanti sono legate ai tempi di attesa, che non raggiungono la sufficienza in alcun ambito indagato (il voto medio è inferiore a 5 per i tempi di attesa per i ricoveri ospedalieri, la diagnostica e le visite ambulatoriali), e soprattutto, registrano un peggioramento nel corso dell’ultimo anno.

Sono alcuni tra i risultati della ricerca demoscopita Outlook Salute Italia 2021 – Prospettive e sostenibilità del Sistema Sanitario, presentata martedì 22 gennaio a Roma da Deloitte. Obiettivo della ricerca, basata su oltre 3.500 interviste effettuate sul territorio nazionale, era verificare se e come le dinamiche che stanno interessando il settore stiano modificando abitudini e modalità di fruizione dei servizi sanitari da parte dei cittadini.

Dall'analisi delle risposte emerge che la condizione economica delle famiglie risulta decisiva per il ricorso ad alcune cure, principalmente visite specialistiche e diagnostica strumentale (come ecografie, radiografie, Tac), il cui utilizzo è maggiore presso coloro che dichiarano un reddito elevato: per esempio, le visite specialistiche negli ultimi tre anni sono state effettuate dal 50% di coloro che dichiarano un reddito basso e dal 60% di coloro che dichiarano un reddito elevato.

Non per nulla più di un quarto (29%) del campione dichiara di essere stato costretto a rinunciare a cure nell’ultimo anno per motivazioni economiche, quota che sale a oltre un terzo al Sud e nelle isole (36% al Sud; 40% nelle isole).

Dalla survey emerge inoltre che nell’ultimo triennio circa un terzo degli italiani si è spostato dalla propria Regione. La mobilità sanitaria si è indirizzata principalmente verso altre Regioni italiane (72% tra coloro che hanno viaggiato per motivi di salute) per visite specialistiche o ricoveri ospedalieri. In questo contesto, i principali driver che hanno spinto i pazienti a viaggiare sono ricondotti alla ricerca di strutture o medici specifici, all’esigenza di una migliore qualità delle prestazioni e a causa degli eccessivi tempi di attesa.

Lo studio ha esplorato anche altre aree del settore sanitario come la diffusione delle polizze assicurative salute, che risultano note alla popolazione italiana, anche se solo un intervistato su cinque dichiara di averne sottoscritto una. Il 49% di coloro che non hanno una polizza salute non sono intenzionati all’acquisto, principalmente a causa di costi troppo elevati (44%) e perché non ne avvertono l’esigenza (30%). Tuttavia, la soddisfazione di coloro che ne hanno già sottoscritto una appare positiva, in quanto il 76% la consiglierebbe ad amici e parenti.

«I risultati della ricerca confermano il posizionamento del Sistema sanitario nazionale, riconosciuto come uno dei migliori a livello globale, in quanto il giudizio complessivo restituito dagli italiani è positivo» commenta Guido Borsani, Senior Partner Deloitte e Government and Public Services Industry Leader dell’area Central Mediterranean (Italia, Grecia, Malta). «Emerge tuttavia – aggiunge - un’area di grande sofferenza dettata dalla quota di pazienti che hanno rinunciato a cure mediche per motivi economici. Purtroppo, con riferimento all’ultimo anno, la percentuale supera un quarto dei rispondenti. Questo fenomeno costituisce un elemento di preoccupazione circa la tenuta dell’universalità del nostro Sistema – conclude - ed è ulteriormente rafforzato dalla criticità emersa sui tempi di attesa e dall’attitudine a viaggiare per ricevere le cure necessarie in tempi idonei».