Servono diagnosi tempestiva e cure adeguate per chi soffre di depressione. Solo uno su due è trattato in modo corretto

L'appello

Servono diagnosi tempestiva e cure adeguate per chi soffre di depressione. Solo uno su due è trattato in modo corretto

di redazione

Si stima che in Italia la depressione colpisca 3,5 milioni di persone, ma meno della metà riceve diagnosi tempestiva e trattamento corretto. In media trascorre oltre un anno e mezzo tra la comparsa dei primi sintomi e la decisione di rivolgersi a un medico e circa due anni prima di ricevere una diagnosi corretta. Il costo sociale nel nostro Paese in termini di ore lavorative perse è di 4 miliardi di euro l’anno.

Ecco perché Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, ha promosso il Manifesto Uscire dall’ombra della depressione con il patrocinio di Cittadinanzattiva, Progetto Itaca, Sip (Società italiana di psichiatria) e Sinpf (Società di neuropsicofarmacologia), presentato mercoledì 10 aprile a Roma.

La depressione è «un tema imprescindibile quando si parla di salute – sostiene Francesca Merzagora, presidente Onda -e in particolare di salute della donna che ne è colpita in misura doppia rispetto all’uomo. Il nostro obiettivo è aumentare la consapevolezza della malattia presso la popolazione per superare lo stigma ancora così radicato e cercare di avvicinare i pazienti a diagnosi e cure appropriate».

La depressione è stata riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della sanità la prima causa di disabilità a livello globale e il suo costo sociale è molto elevato.

«Anche se gli italiani non sono i più depressi dell'Unione europea – osserva Claudio Mencavvi, presidente Sinpf - la media del nostro Paese è alta: il 5,5% della popolazione soffre di depressione maggiore con una netta prevalenza declinata al femminile. Importante è riconoscerla nelle varie fasi della vita dove si nota un crescendo, dall’adolescenza (1,9%) all’età adulta (6,5%), fino al 13,1% negli over 65. È sempre più importante un precoce riconoscimento dei sintomi e l’applicazione di appropriati percorsi terapeutici». 

La depressione comporta infatti «un grave danno allo sviluppo e al mantenimento delle competenze lavorative, famigliari, relazionali, affettive e sociali per chi ne soffre e per i caregiver» conferma Alberto Siracusano, direttore dell'Unità di Psichiatria e psicologia clinica al Policlinico Tor Vergata di Roma. «Questa malattia comporta inoltre un netto peggioramento della quantità e della qualità di vita – aggiunge - sia per la comorbidità con molte patologie mediche sia per il rischio di suicidio particolarmente elevato nelle classi di età tra i 20 e i 34 anni e dopo i 65 con oltre 3.600 casi di suicidio annui».

Tra i dieci punti del Manifesto, realizzato con il contributo di Janssen, emerge l’importanza di non sottovalutare i campanelli di allarme come gli stati transitori di tristezza e rivolgersi al proprio medico di fiducia o allo specialista quando questi perdurano a lungo; ridurre i tempi della diagnosi; favorire l’aderenza terapeutica coinvolgendo familiari e caregiver nel percorso di cura; ridurre lo stigma che aleggia sulla malattia e che impedisce ai pazienti e a chi sta loro accanto di chiedere aiuto attraverso una corretta informazione e sensibilizzazione.

«La ricerca farmacologica è mirata a rispondere agli attuali bisogni terapeutici insoddisfatti nella cura della depressione – interviene Giorgio Racagni, presidente eletto Sif, Società italiana di farmacologia - soprattutto per quanto riguarda i sintomi cognitivi e residui in pazienti che non rispondono ai trattamenti farmacologici tradizionali». 

Le imprese farmaceutiche «sono in prima linea per combattere la depressione con una quarantina di nuove molecole in sviluppo nel mondo, potenziali capostipiti di nuove classi terapeutiche», assicura Massimo Scaccabarozzi, presidente Farmindustria.«Inoltre, tra i 1.600 studi clinici sulla depressione condotti oggi a livello internazionale anche grazie al contributo dell’industria farmaceutica, oltre 1.300 utilizzano approcci innovativi quali tecnologie digitali, identificazione di nuovi target terapeutici e nuove vie di somministrazione».