I siti di fake news sulla salute quattro volte più “efficienti” di quelli delle autorità sanitarie

Scenari

I siti di fake news sulla salute quattro volte più “efficienti” di quelli delle autorità sanitarie

di redazione

Creare nelle redazioni unità di fact checking, dedicate esclusivamente alla verifica delle informazioni, che siano di supporto ai giornalisti.

È una tra le ipotesi emerse nel confronto a uno dei tavoli di lavoro “Informing for Life”, incontri on line che hanno l'ambizione di coinvolgere i professionisti dell’informazione scientifica e gli esperti del web in un confronto virtuoso che permetta di individuare percorsi alternativi o “primi passi” da compiere per affrontare la questione delle fake news.

La disinformazione in ambito medico-scientifico, d'altronde, è un problema serio che, negli ultimi anni, ha raggiunto dimensioni preoccupanti.

Le cosiddette “bufale” non sono nate con il web, ma, grazie alla disintermediazione dei nuovi social media di Internet, il fenomeno si è amplificato, con un impatto notevole a livello sociale e, in particolare, sulla salute delle persone.

Ad aprile 2020, in occasione della presentazione dei risultati trimestrali, Mark Zuckerberg ha evidenziato un incremento dell’uso delle applicazioni dell’ecosistema Facebook (che comprende anche Instagram e WhatsApp) come conseguenza della quarantena imposta dalla pandemia di Covid-19: gli utenti complessivi avrebbero superato i 3 miliardi di persone. E sempre secondo i dati diffusi da Zuckerberg, durante il lockdown, in Italia, il tempo trascorso sulle app social sarebbe aumentato del 70% e le visualizzazioni delle dirette su Instagram e Facebook sarebbero raddoppiate.

Nello stesso periodo, sono state circa 4 mila le fake news sul Covid etichettate come false e rimosse da questi social media.

D'altronde, quello della salute è uno dei settori più profilici per le fake news: secondo uno studio dell'Organizzazione non governativa Avaaz (https://secure.avaaz.org/campaign/en/facebook_threat_health/), le reti che diffondono disinformazione in ambito sanitario avrebbero raggiunto circa 3,8 miliardi di visualizzazioni stimate nell’ultimo anno, con un picco in concomitanza dell’emergenza Coronavirus.

Lo studio, condotto in USA, UK, Francia, Germania e Italia, evidenzia come i primi dieci siti web che diffondono disinformazione sulla salute su Facebook abbiano ottenuto quasi quattro volte più visualizzazioni rispetto ai contenuti equivalenti sui siti delle dieci maggiori autorità sanitarie tra cui l’Organizzazione mondiale della sanità e, in Italia, il ministero della Salute.

A prescindere dalle singole posizioni che so sono confrontate ai tavoli “Informing for Life” (promossi dalla Fondazione MSD in collaborazione con il Cicap, Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze) è emersa una necessità di formazione dei giovani giornalisti “nativi digitali” che conoscono lo strumento perché sono cresciuti con il web, ma che mancano ancora di esperienza sul campo. In questo caso, la formazione potrebbe procedere “a doppio senso”, per una cross-contamination tra diverse generazioni di giornalisti.