Sorpasso sulla Germania: siamo il primo produttore di farmaci dell'Unione europea

Assemblea di Farmindustria

Sorpasso sulla Germania: siamo il primo produttore di farmaci dell'Unione europea

redazione

L’Italia è il primo produttore farmaceutico dell’Unione europea. A dare la notizia con non celato orgoglio è Massimo Scaccabarozzi in apertura dell'Assemblea pubblica dell'associazione delle imprese del settore di cui è presidente appena rieletto per il prossimo biennio.

Davanti a una platea numerosa che si è incontrata mercoledì 11 luglio a Roma per celebrare i 40 anni dalla nascita di Farmindustria, Scaccabarozzi ha snocciolato le cifre che, dopo anni di inseguimento della prima della classe, la Germania, ci hanno consentito il sorpasso: innanzitutto una produzione di 31,2 miliardi, contro i 30 dei tedeschi, grazie al boom dell’export che oggi sfiora i 25 miliardi. Ad ascoltarlo, però mancava il ministro della Salute, impegnata altrove.

«Un successo made in Italy – sottolinea il presidente di Farmindustria - che dimostra la qualità del nostro “sistema Paese”. E che ha ricadute importanti: maggiore occupazione, soprattutto per i giovani; più investimenti che creano valore sul territorio; sinergie con l’indotto e le Università; sviluppo degli studi clinici che fanno crescere la qualità delle cure e portano al Servizio sanitario nazionale importanti risorse. Abbiamo dimostrato sul campo – sostiene Scaccabarozzi - di essere una freccia nell’arco del “sistema Italia”. E possiamo ancora esserlo attraverso una partnership con le Istituzioni per risolvere i problemi urgenti e fondare una governance di lungo respiro. Siamo disponibili a contribuire con proposte concrete allo sviluppo del Paese. Come abbiamo sempre fatto. E come vogliamo continuare a fare». Chi ha orecchie per intendere, intenda...

Scaccabarozzi, nella sua relazione all'Assemblea, ricorda come dal 1978 (anno di nascita di Farmindustria, appunto, oltre che del Servizio sanitario nazionale) gli italiani abbiano guadagnato circa dieci anni di vita, «grazie allo straordinario impegno nella prevenzione, all’attenzione agli stili di vita, ai progressi della scienza medica. E al lavoro di ricercatrici e ricercatori delle imprese farmaceutiche in tutto il mondo».

Nel nostro Paese è calata infatti la mortalità per le prime cinque cause di morte degli anni Ottanta: -64% per malattie del sistema cardiocircolatorio; -25% per i tumori maligni (due persone su tre a cui è diagnosticato un cancro sopravvivono dopo cinque anni; trent'anni fa non arrivavano a una su tre); -47% per le malattie del sistema respiratorio; -63% per le patologie dell’apparato digestivo; -87% dal 1985 per l’Hiv/Aids («Grazie alla prevenzione e ai grandi progressi farmaceutici si può ormai considerare una patologia cronica»).

E, poi, qualche numero sul settore. L’Italia ha segnato il maggiore incremento dell’export farmaceutico (che, tra l’altro, è anche il più alto di tutti i settori del Paese) tra i Big Ue negli ultimi dieci anni: 107% complessivo rispetto a 74%; nella classi­fica per export dei 119 settori dell’economia in Italia, nel 1991 i medicinali erano al 57° posto, oggi sono al quarto.

Le imprese del farmaco nel 2017 hanno investito 2,8 miliardi (1,5 in ricerca, 1,3 in impianti produttivi).

Dato positivo anche sul fronte occupazionale: gli addetti nel 2017 hanno raggiunto quota 65.400 (93% a tempo indeterminato), mille in più rispetto al 2016. In particolare, gli addetti in R&S sono 6.400, più della metà donne.

Con 1,5 miliardi investiti nel 2017 (il 7% del totale) l’industria farmaceutica è terza in Italia tra i settori manifatturieri per investimenti in R&S, cresciuti del 22% negli ultimi cinque anni, più della media degli altri Paesi europei (16%).

Uno studio clinico su cinque in Unione europea viene svolto nel nostro Paese grazie alle molte eccellenze ospedaliere e ai medici e a tutti gli operatori sanitari; gli investimenti delle imprese del farmaco per gli studi clinici sono di 700 milioni all’anno.

Infine, un dato curioso quanto indicativo. Domanda: qual è stata nel 2017 la spesa farmaceutica pubblica procapite totale in Italia? Risposta: la metà di una corsa in metro a Roma, meno di 80 centesimi al giorno, 290 euro all’anno. Una spesa inferiore del 27% alla media dei Big Ue.