«Stop al “vacci-nazionalismo”». L’appello dell’Oms: così non si pone fine alla pandemia

La dichiarazione

«Stop al “vacci-nazionalismo”». L’appello dell’Oms: così non si pone fine alla pandemia

La pandemia non finirà finché non sarà finita ovunque. Lasciare senza vaccini i Paesi poveri non è solo immorale ma è anche controproducente. Se il virus continua a circolare aumentano le probabilità di mutazioni resistenti ai vaccini. L’equità vaccinale non è solo etica. Conviene

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Immagine: U.S. Secretary of Defense, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Dargli un nome è facile: il fenomeno che potrebbe mandare in fumo gli sforzi della scienza per fermare la pandemia potrebbe essere battezzato “vaccinazionalismo”. Non c’è bisogno neanche di spigarlo. Ogni Paese pensa per sé accaparrandosi dosi di vaccini a più non posso, anche oltre le reali necessità, ignorando i bisogni di altre nazioni con meno risorse economiche. È immorale? Sì, ma non solo. È un boomerang: perché la distribuzione equa dei vaccini gioverebbe a tutti. A ribadirlo è Tedros Adhanom Ghebreyesus direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità  in un lungo intervento riportato su Foreign Policy.

Attualmente l’equità è un miraggio. I paesi ricchi con solo il 16 per cento della popolazione mondiale hanno acquistato il 60 per cento della fornitura mondiale di vaccini. Il loro obiettivo è quello di vaccinare il 70 per cento della loro popolazione adulta entro la metà dell'anno per raggiungere l'immunità di gregge. Mentre il programma COVAX, la rete di aiuti per garantire la distribuzione equa dei vaccini, al massimo riuscirà a vaccinare il 20 per cento della popolazione dei paesi a basso reddito entro la fine del 2021.

«L'assegnazione dei vaccini non deve diventare un gioco a somma zero. Il nazionalismo vaccinale non è solo moralmente indifendibile. È epidemiologicamente e clinicamente controproducente. I soli meccanismi di mercato non sono sufficienti per raggiungere l'obiettivo di fermare la pandemia raggiungendo l'immunità di gregge con i vaccini. L'offerta limitata e la domanda schiacciante creano vincitori e vinti. Il che non è moralmente o clinicamente accettabile durante una pandemia», ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus. 

I vaccinazionalismi, in sostanza, sono frutto di una visione politica poco lungimirante e scientificamente sbagliata. Lasciare senza vaccini gran parte della popolazione mondiale significa infatti permettere al virus di continuare a circolare e a sviluppare varianti più contagiose e più difficili da bloccare con i vaccini attuali prolungando a oltranza quello che potrebbe invece essere il capitolo finale di questa pandemia. Il rischio dovuto alla circolazione delle nuove varianti brasiliana e sudafricana è già concreto. E dato che non è pensabile sigillare ermeticamente le diverse parti del mondo, converrebbe a tutti che tutti avessero accesso ai vaccini allo stesso modo e negli stessi tempi. 

Il vaccinazionalismo, inoltre, è anche finanziariamente controproducente. Le popolazioni che non hanno accesso ai farmaci immunizzanti continueranno a subire gli effetti secondari della pandemia, primo tra tutti la crescita della povertà. Per dirla brutalmente: i Paesi ricchi rischiano di perdere sostanziose fette di mercato. Se si vaccinano solo i Paesi ricchi e non i poveri, i primi potrebbero rimetterci fino a 4,5 trilioni dollari. Come risolvere il problema? Intanto cominciando a donare le dosi di vaccino in eccesso a chi non è riuscito ad acquistarle. 

«I paesi con forniture superiori a ciò di cui hanno bisogno per vaccinare i loro operatori sanitari, gli anziani e le persone a rischio potrebbero donare urgentemente dosi in eccesso attraverso COVAX per aiutare a soddisfare questa esigenza cruciale», dice Amos Ghebreyesus.

Ma il direttore dell’Oms suggerisce anche altre strategie che coinvolgono le aziende farmaceutiche oltre ai governi. Si tratta di puntare sull’open-sourcing. 

«La condivisione aperta della tecnologia di produzione dei vaccini, della proprietà intellettuale e del know-how attraverso il COVID-19 Technology Access Pool, la rinuncia temporanea ai vincoli del brevetto e la stipula di contratti volontari tra i produttori», suggerisce Amos Ghebreyesus che conclude: «La pandemia non finirà da nessuna parte finché non sarà finita ovunque».