Lo streptococco uccide ogni anno 150 mila neonati. OMS: serve al più presto un vaccino

Il rapporto

Lo streptococco uccide ogni anno 150 mila neonati. OMS: serve al più presto un vaccino

L’Oms e la London School of Hygiene & Tropical Medicine hanno presentato il primo rapporto dettagliato sulle conseguenze delle infezioni da streptococco B nel mondo. Lanciando un appello per lo sviluppo di un vaccino materno che salverebbe ogni anno 50mila vite

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Immagine: US Air Force from USA, Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione

Quasi 20 milioni di donne incinte infette, 518 mila nascite pre-termine, 150 mila neonati morti, 40 mila bambini con danni neurologici permanenti. Succede ogni anno nel mondo, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, a causa dello streptococco di gruppo B, un comune batterio che può essere trasmesso dalla madre al bambino durante il parto. Questi numeri allarmanti contenuti nell’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della London School of Hygiene & Tropical Medicine presentato alla conferenza International Symposium on Streptococcus Agalactiae Disease (3-5 novembre) possono diminuire in un solo modo: vaccinando le donne incinte. Purtroppo però un vaccino contro lo streptococco B ancora non esiste. Esistono gli antibiotici per trattare le infezioni, non sempre efficaci e non sempre disponibili, ma non esiste un’arma preventiva e risolutiva come i vaccini. Ce ne sono diversi in via di sviluppo da decenni, ma non è ancora mai stato proposto agli enti regolatori nessun candidato credibile.

È una lacuna che va colmata al più presto, sostengono gli autori del rapporto, che con i loro dati aggiornati sull’impatto delle infezioni batteriche vogliono ufficialmente dare il via a una corsa al vaccino i cui benefici, a loro avviso, supererebbero i costi. Le stime suggeriscono che immunizzando il 70 per cento delle donne in gravidanza, si potrebbero evitare ogni anno oltre 50mila decessi e oltre a oltre 170mila nascite pretermine ottenendo un risparmio, dopo un anno di vaccinazione, di 17 miliardi di dollari che aumenterebbe negli anni successivi. 

«Questa nuova ricerca mostra che lo streptococco di gruppo B è una minaccia importante e sottovalutata per la sopravvivenza e il benessere dei neonati, con impatti devastanti per così tante famiglie in tutto il mondo. L'Oms si unisce ai partner nel chiedere lo sviluppo urgente di un vaccino materno contro lo streptococco di gruppo B, che avrebbe evidenti benefici nei paesi di tutto il mondo», ha dichiarato Phillipp Lambach, funzionario medico del dipartimento Immunizzazione, vaccini e biologia dell’OMS.

Un’analisi così dettagliata dell’impatto dello streptocco B sulla salute dei bambini non era mai stata effettuata. Per la prima volta si tiene conto di tutti i danni, non solo delle morti neonatali e delle nascite pre-termine, ma anche delle conseguenze neurologiche a lungo termine sui bambini infettati durante il parto, come paralisi cerebrale, perdita della vista e dell’udito. 

«L’infezione da streptococco di gruppo B rappresenta una seria sfida per ogni famiglia colpita e in ogni Paese. La vaccinazione materna potrebbe salvare la vita di centinaia di migliaia di bambini negli anni a venire, ma a distanza di 30 anni da quando è stato lanciato il primo appello, il mondo non ha consegnato un vaccino. Ora è il momento di agire per proteggere i cittadini più vulnerabili del mondo con un vaccino», commenta Joy Lawn, direttore del direttore del Maternal Adolescent Reproductive & Child Health Center della London School of Hygiene & Tropical Medicine. 

Ogni anno circa 20 milioni di donne nel mondo sono portatrici del batterio che rimane per lo più asintomatico all’interno della vagina con un elevato rischio  però di trasmettersi al feto nell’utero o al neonato durante il parto. 

La profilassi antibiotica somministrata alla madre partoriente è la strategia di prevenzione delle infezioni attualmente più diffusa. Ma presuppone che il batterio sia stato individuato prima del parto. Gli esami per la ricerca dello streptococco B nelle donne incinte sono di routine solo in alcuni Paesi, in molte zone del mondo dove i servizi di assistenza alla salute materno-infantile scarseggiano questo tipo di analisi non viene effettuata. 

È il caso dei  Paesi dell’Africa Sub-Sahariana dove si registra il più alto numero di infezioni al mondo.