Test rapidi periodici per tutti. È il modo migliore di prevenire i focolai di Covid-19 a scuola

Preparati all'autunno

Test rapidi periodici per tutti. È il modo migliore di prevenire i focolai di Covid-19 a scuola

Una ricerca canadese, condotta quando ancora non c’erano i vaccini, dimostra che il modo migliore per prevenire i focolai a scuola è sottoporre a test periodici chiunque frequenti l’istituto. La strategia della quarantena per l’intera classe dopo la scoperta di un caso positivo funziona poco

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Immagine: EU2017EE Estonian Presidency, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Zaino in spalla, saluto frettoloso sulla porta di casa a cui segue il solito banale ma sincero augurio dei genitori: “buona giornata”. In ascensore parte il vocale all’amica per chiederle di aspettarla davanti al portone così andranno a scuola insieme. È la routine di tanti ragazzi e ragazze che frequentano la scuola di quartiere. O almeno lo era prima della pandemia. Dopo l’arrivo di Covid-19 i riti mattutini degli alunni sono stati stravolti da un’incessante altalena di lezioni in presenza e a distanza, con continui cambi di programmi. E ancora adesso, dopo più di un anno e mezzo dallo scoppio dell’emergenza sanitaria globale, la scuola funziona a singhiozzo: si torna in classe ma poi arriva puntuale un caso positivo e tutti finiscono di nuovo in quarantena a far lezione in pigiama. 

Con un buon livello di copertura vaccinale, questo disorientante stop and go scolastico dovrebbe finalmente finire. Nel frattempo però come si fanno a evitare i focolai di Covid nelle scuole? Secondo un gruppo di ricercatori dell’Università del Canada, che ha condotto la ricerca prima dell’arrivo dei vaccini, l’unico metodo efficace per limitare i contagi in classe è un regolare monitoraggio di tutte le persone che frequentano la scuola, dagli alunni, ai professori, agli operatori scolastici, ai lavoratori delle mense. Paul Tupper e Caroline Colijn della Simon Fraser University suggeriscono questa strategia con alla mano i dati di una indagine che ha raccolto informazioni sulle scuole di tutto il mondo. 

I risultati pubblicati su PLOS Computational Biology parlano chiaro: i contagi si prevengono facendo test a tutti periodicamente. È buono a sapersi anche oggi che abbiamo a disposizione i vaccini, perché gli studenti vaccinati sono ancora pochi in tutto il mondo. 

I ricercatori sono giunti alla loro conclusione dopo aver simulato grazie a un modello matematico la diffusione del virus in una classe. 

Le simulazioni hanno tenuto conto di due fattori che potrebbero influenzare l’andamento dell'epidemia: le differenze nella facilità di trasmissione del virus da un individuo a un altro e le differenze nella velocità di trasmissione in base alle dimensioni e alla tipologia degli ambienti (chiusi, aperti, con areazione o senza ecc…). 

Le simulazioni hanno descritto diversi scenari possibili in base ai differenti parametri di partenza. Le possibilità possono essere molte a seconda della tipologia della classe, più o meno affollata, o delle misure di protezione adottate, mascherine e distanziamento, o dalla prsenza o meno di un sistema di areazione ecc… Insomma, non c’è una regola valida sempre. Se c’è un positivo in una classe di 25 alunni possono esserci da 0 a 20 studenti infettati dopo l’esposizione. Ma il dato che interessava di più i ricercatori era un altro: quale strategia funziona meglio per prevenire i grandi focolai? In uno scenario con elevata velocità di trasmissione, le azioni preventive come mettere la classe in quarantena dopo la scoperta di un caso positivo non servono a molto. Una misura del genere generalmente arriva troppo tardi per riuscire a bloccare i contagi sul nascere in un contesto dove il rischio di infezione è elevato. I risultati delle simulazioni dimostrano che i grandi focolai si possono prevenire solo con un monitoraggio regolare di tutte le persone che frequentano la scuola effettuando test rapidi regolarmente all’interno dell’edificio scolastico.

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«Abbiamo scoperto che adottare le misure dopo che uno uno studente ha sviluppato i sintomi ed è risultato positivo è una strategia troppo lenta, anche se questo è stato finora il sistema più utilizzato in molti istituti di molti Paesi per prevenire la trasmissione di COVID-19. Lo screening degli studenti senza sintomi funziona abbastanza bene nel nostro modello e potrebbe essere applicato anche nei luoghi di lavoro o negli alloggi condivisi», ha dichiarato afferma Tupper. 

Una volta rodato sulle classi, il modello matematico usato dai due ricercatori canadesi potrebbe rivelarsi utile per simulare la diffusione delle infezioni in altri contesti, come negli uffici o negli ospedali, per individuare caso per caso il sistema migliore per pervenire lo sviluppo dei focolai. Anche di altre malattie infettive.