La tisi fa ancora paura. Ogni anno 1,7 milioni di morti di TBC

Il Rapporto

La tisi fa ancora paura. Ogni anno 1,7 milioni di morti di TBC

La tubercolosi è la malattia infettiva con il più elevato numero di morti. L'eradicazione è lontana
redazione

tbc.jpg

Uno dei principali ostacoli al contrasto della malattia è la sottodiagnosi. Di tutti i nuovi casi, solamente 6,3 milioni sono stati ufficialmente registrati. Il resto, 4 milioni, rimane sommerso soprattutto in India, Indonesia e Nigeria. 

“Non lasciare indietro nessuno”. Dietro lo slogan della “End Tb Strategy” ci sono gli obiettivi concreti fissati nei Global Sustainable Goals dall'Onu per il 2030: ridurre del 90 per cento il numero di morti per tubercolosi e dell’80 per cento l’incidenza della malattia entro il 2030, rispetto alla situazione del 2015. A che punto siamo? 

Nella fotografia scattata dall’ultimo Global TB Report 2017 il traguardo appare  ancora lontano: «Nel complesso - si legge nel Rapporto annuale dell’Oms - il quadro più recente presenta ancora un consistente impatto della malattia con progressi non abbastanza veloci da poter raggiungere i traguardi prefissati». 

I risultati ci sono, ma non bastano

Il Rapporto parte con un bilancio di quel che è stato fatto finora, tanto ma non abbastanza: gli sforzi internazionali per combattere la tubercolosi hanno salvato 53 milioni di vite a partire dal 2000 e ridotto il tasso di mortalità del 37 per cento. Nonostante ciò, però, la tubercolosi resta la malattia infettiva con il più elevato numero di morti nel 2016. Non solo: la tubercolosi è anche la principale causa di decessi dovuti all’antibiotico resistenza e la patologia più temuta dalle persone con Hiv perché spesso può essere letale. Ancora oggi a tubercolosi è la nona causa di morte nel mondo. 

Il tasso di incidenza della Tb sta scendendo a ritmi troppo lenti rispetto alla tabella di marcia della strategia globale: il numero dei nuovi casi scende del 2 per cento l’anno e, attualmente, i casi di morte sono del 16 per cento. Per arrivare “in regola” al traguardo del 2030 bisognerebbe fare in modo che entro il 2020 le due cifre passassero rispettivamente al 4-5 per cento e al 10 per cento. Ma i dati del 2016 non fanno ben sperare. 

Gli ostacoli: sottodiagnosi, resistenza e prevenzione

Nel 2016 ci sono stati 10,4 milioni di casi di tubercolosi nel mondo, il 10 per cento dei quali riguarda persone con infezione da Hiv. Di tubercolosi sono morte 1,7 milioni di persone, tra cui 400 mila che avevano anche un’ infezione da Hiv. Il 64 per cento delle infezioni è concentrato in 7 Paesi: l’India è la più colpita, seguita Indonesia, Cina, Filippine, Pakistan, Nigeria e  Sud Africa. 

Il Rapporto punta il dito contro una serie di ostacoli che impediscono la marcia verso i traguardi del 2030. Uno di questi consiste nella sottodiagnosi: di tutti i nuovi casi solamente 6,3 milioni sono stati ufficialmente registrati. Il resto, 4 milioni, rimane sommerso soprattutto in India, Indonesia e Nigeria. 

Ma a frenare la corsa verso la fine della tubercolosi c’è anche il fenomeno della resistenza ai farmaci. 

Con 600 mila nuovi casi di resistenza alla rifampicina, il farmaco di prima linea per curare l’infezione, di cui 490mila multiresistenti,  la tubercolosi resta la principale causa di morte per antibiotico-resistenza. Perché curare queste infezioni è ancora un’impresa in molti casi impossibile.

Le forme non resistenti di tubercolosi si curano nell’83 per cento dei casi, ma i buoni risultati delle terapie scendono al 54 per cento in presenza di  resistenza alla rifampicina o nei casi di multiresistenza e addirittura al 30 per cento per le infezioni Xdr, estensivamente resistenti ai farmaci, le “bestie dure” che non rispondono a nessun trattamento.  Non sono risultati accettabili secondo l’Oms. Le cose potranno cambiare, si legge nel Rapporto, solamente con un intervento drastico nei Paesi dove si registrano i maggiori casi di resistenza, ovvero Cina, India e Russia responsabili del 47 per cento dei 490mila casi di infezioni multiresistenti registrati nel 2016. 

Ma c’è un altro capitolo da correggere nella storia della lotta alla tubercolosi ed è quello sulla prevenzione. Ancora non è stato fatto abbastanza per proteggere le persone più a rischio come quelle che hanno contratto un’infezione da Hiv: il 15 per cento del mezzo milione di casi di doppia diagnosi, Hiv+Tb, non segue una terapia antiretrovirale come consigliato dagli esperti dell’Oms. 

I finanziamenti

Per la cura e la prevenzione della tubercolosi gli investimenti nei paesi a basso e medio reddito sono di quasi 2,3 miliardi di dollari al di sotto dei 9,2 miliardi di dollari necessari nel 2017. Inoltre, si legge nel Rapporto, è necessario almeno un’aggiunta di 1,2 miliardi di dollari all'anno per accelerare lo sviluppo di nuovi vaccini, test dignostici  e medicine.

«Le difficoltà nel finanziamento della tubercolosi sono una delle ragioni principali per cui i progressi non sono abbastanza veloci per raggiungere gli obiettivi della End TB Strategy -  ha dichiarato il Katherine Floyd, coordinatore della Monitoring and Evaluation Unit del  Global TB Programme - Abbiamo una doppia sfida: è necessario un maggior numero di finanziamenti nazionali nei paesi a medio reddito, e un maggior numero di donatori internazionali per i paesi a basso reddito».

Nuove speranze: meeting internazionali e farmaci

«La buona notizia è che abbiamo finalmente due grandi opportunità per andare avanti - ha affermato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms - Si tratta della prima Conferenza Globale per fermare la tubercolosi a Mosca e della prima riunione all'Assemblea dell'Onu sulla tubercolosi nel 2018.  Ciò produrrà un impulso al miglioramento, coinvolgendo differenti personalità per accelerare i nostri sforzi per fare della Tb una storia del passato». 

Oltre agli eventi internazionali, i progressi contro la tubercolosi potrebbero arrivare da uno dei 17 farmaci in fase di sperimentazione , tra cui due nuove terapie che hanno ottenuto procedure accelerate per l’approvazione. A questi si aggiungono 7 farmaci vecchi riproposti in una nuova veste nuovamente in fase di sperimentazione

Tra le opzioni terapeutiche per il futuro ci sono anche 12 vaccini, 3 in fase I e 9 in fase II e III.