E se tornasse il vaiolo? Gli immunosoppressi i più a rischio

Il fantascenario

E se tornasse il vaiolo? Gli immunosoppressi i più a rischio

Gli epidemiologi valutano l’impatto di un attacco bio-terroristico a Sydney e a New York
redazione

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Ali Maow Maalin (nella foto) è stata l’ultima persona a contrarre il vaiolo nel 1977. Originario di Merca, in Somalia, è morto nel 2013 di malaria, mentre era impegnato a promuovere la campagna di vaccinazione per l’eradicazione della polio.

Futuro, anno imprecisato. A New York e a Sydney scoppia un’epidemia di vaiolo, in pochi si salvano dal contagio e molti soccombono alla devastante malattia. Non è il copione di un film di fantascienza, ma lo scenario ipotizzato da un gruppo di epidemiologi sulle pagine di Emerging Infectious Diseases, accreditata rivista degli statunitensi Centers for Disease Control. 

Perché rispettabili scienziati dovrebbero perdere tempo prezioso a calcolare l’impatto sulla popolazione di una malattia ufficialmente eradicata da quasi 40 anni? 

La risposta è semplice: da quando alcuni ricercatori canadesi, sollevando numerose polemiche, hanno descritto nei minimi dettagli su Plos One il procedimento per realizzare in laboratorio un virus molto simile a quello del vaiolo ricorrendo a frammenti di Dna acquistabili on-line, le possibilità di un attacco bio-terroristico o di un errore di laboratorio non sono da escludere. «Tutto ciò evidenzia il rischio reale di un ritorno del vaiolo nel mondo - ha dichiarato Raina MacIntyre professore di epidemiologia e malattie infettive alla University of New South Wales di Sydney e principale autore dello studio -  con i terroristi che non hanno più bisogno di accedere a scorte di virus strettamente controllate».

L’ultimo caso noto di vaiolo nel mondo risale al 1977. Tre anni dopo l’Oms decretava la definitiva scomparsa della malattia dal pianeta. Nel frattempo sono successe molte cose. È successo, per esempio, che oggi, grazie ai progressi della medicina, molte persone affette da malattie un tempo mortali, come Aids e cancro, sopravvivono e invecchiano. Un fatto senza dubbio positivo. Ma gli epidemiologi vedono le cose da una prospettiva diversa: è aumentato e aumenterà sempre di più nella popolazione il numero delle persone con un sistema immunitario debole che si troverà disarmato di fronte all’aggressione di una malattia tanto grave come il vaiolo. 

Secondo il modello matematico utilizzato dagli autori dello studio,  il maggior numero di contagiati si conterebbe tra i bambini e i giovani fino a 19 anni, ma il maggior numero di morti si avrebbe tra gli adulti sopra i 45 anni. 

In metropoli come Sydney e New York circa una persona su cinque possiede un sistema immunitario debole che renderebbe preoccupante una eventuale infezione provocata dal virus del vaiolo. 

«I tassi di immuno-soppressione - ha dichiarato MacIntyre - sono ancora più alti tra la popolazione di 60-65 anni a causa del naturale declino del sistema immunitario con l’avanzare dell’età. Ci troviamo di fronte a una popolazione che invecchia e dobbiamo tenerlo in considerazione quando si pianificano strategie per un attacco bioterroristico e piani di vaccinazione per una epidemia».

New York e Sydney non sono state scelte a caso. Le due metropoli hanno avuto politiche vaccinali differenti: a New York la vaccinazione è stata eseguita di routine, mentre a Sydney in maniera sporadica. 

Gli autori dello studio stimano che nella Grande Mela il 22 per cento della popolazione attuale sia vaccinato contro il 10 per cento della città australiana. I ricercatori hanno potuto così valutare l’impatto delle diverse strategie di vaccinazione del passato sulla popolazione attuale. Scoprendo che a New York, nonostante il maggiore numero di vaccinati, le conseguenze di una epidemia di vaiolo sarebbero più gravi che a Sydney dato il maggior numero di persone con un sistema immunitario debole. 

«L’immunità vaccinale - ha spiegato MacIntyre - si riduce con il tempo e per proteggersi è necessaria una vaccinazione recente. La buona notizia è che le persone che sono state vaccinate in passato hanno una risposta più rapida a una vaccinazione successiva in caso di epidemia».  

Gli scienziati non vogliono creare allarmismi: ci sono buone possibilità di tenere sotto controllo un’eventuale epidemia di un virus simile al vaiolo.