Il triste primato dell'Italia. Prima in Europa per morti da polveri sottili

Il rapporto

Il triste primato dell'Italia. Prima in Europa per morti da polveri sottili

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L'allarme per i cambiamenti climatici non è mai stato tanto sentito. Ma la percezione del legame tra i temi della salute e i cambiamenti climatici è ancora debole
di redazione

Tutti protestano per i cambiamenti climatici, ma in pochi conoscono i danni alla salute degli individui provocati da inquinamento e riscaldamento globale. Partiamo dal dato italiano: l’Italia è al primo posto in Europa, e 11esima nel mondo, per morti premature da esposizione alle polveri sottili Pm 2,5. Solo nel 2016 sono stati registrati 45.600 decessi dovuti aI particolato atmosferico. Il triste primato del Belpaese salta subito agli occhi in uno dei tanti e preoccupanti grafici ospitati nell’ultima edizione del rapporto di Lancet Countdown on Health and Climate Change.

È indubbio: l’allarme per i cambiamenti climatici non è mai stato tanto condiviso. “Climate strike” (sciopero per il clima) è stata nominata parola dell’anno dal Collins Dictionary, dato che nel 2019 il suo uso nel mondo è centuplicato. Ma, come si legge nell’editoriale che introduce il Rapporto, «l’associazione tra i temi della salute e i cambiamenti climatici è ancora debole». Per la prima volta il Lancet Countdown ha voluto misurare l’interesse della popolazione per i danni del clima sulla salute. E per farlo ha conteggiato le volte in cui le ricerche sul Web che hanno come oggetto il clima o la  salute si intrecciano. Il risultato è significativo: solamente lo 0,18 per cento di chi ha cercato argomenti di salute ha proseguito prendendo in esame articoli sui cambiamenti climatici ad essi correlati. Manca il ponte tra i due grandi temi di interesse sociale, salute e clima. 

Il rapporto annuale del Lancet, realizzato da una commissione di esperti internazionale composta da 120 ricercatori di tutto il mondo (climatologi, medici, economisti) nasce proprio con lo scopo di costruire quel ponte mostrando, dati alla mano, l’associazione indiscutibile tra cambiamenti climatici e salute. L’analisi si basa su 41 indicatori chiave tra cui gli eventi climatici estremi come alluvioni o siccità, l’inquinamento atmosferico, impatto del clima sull’agricoltura ecc…

Infanzia

Tra le dieci annate con temperature da record, otto appartengono alle ultime decadi. Un bambino nato oggi potrebbe vivere in un mondo che è di 4 gradi più caldo rispetto all’epoca pre-industriale e questa condizione potrebbe avere un impatto sulla sua salute lungo tutta la vita. 

Nell’infanzia i rischi maggiori sono dovuti a dissenteria, diarrea e febbre dengue. Dal 2000 a oggi si sono contate 9 tra le 10 annate più favorevoli alla trasmissione delle febbre dengue. Altri agenti patogeni come il vibrione del colera hanno trovato negli ultimi anni condizioni ideali per diffondersi, tanto che dagli anni Ottanta a oggi le giornate climaticamente più vantaggiose per la trasmissione del colera sono aumentate del 10 per cento. 

Adolescenza

In età adolescenziale a compromettere la salute della popolazione ci pensa invece l’inquinamento atmosferico. Cuore, polmoni e altri organi vitali rischiano di venire danneggiati perché esposti alle polveri sottili. Globalmente si contano 2,9 milioni di morti premature provocate da Pm 2,5.   

L’età adulta

Passando all’età adulta i pericoli derivano dalle condizioni climatiche estreme. Nel 77 per cento dei Paesi del mondo si è registrato un aumento notevole degli incendi, con le popolazioni dell’India e della Cina tra le più esposte. Nei Paesi a basso e medio reddito le perdite economiche dovute al clima non sono assicurate e pesano direttamente sui singoli individui e le loro famiglie.

Quando il termometro sfiora i 40° le persone che lavorano all’aperto sono particolarmente a rischio di ictus e di conseguenza sono costrette a lavorare meno ore. Negli Stati Uniti nel 2018 si è perso il 20 per cento delle giornate lavorative a causa del caldo eccessivo. 

La terza età

Una volta superati i 65 anni, i pericoli maggiori derivano soprattutto dalle ondate di calore. Nel 2018 220 milioni di persone nel mondo sono state esposte a temperature al di sopra della media. L’Europa e le regioni del Mediterraneo orientale sono state negli ultimi vent’anni le più colpite dal caldo estremo.

A tutto questo vanno aggiunti altri effetti del clima difficili da quantificare che interessano persone di tutte le età e di tutte le nazioni, come le migrazioni, la povertà, la violenza, la malattia mentale.

L’Accordo di Parigi va rispettato

Diventa quindi fondamentale rispettare l’Accordo di Parigi sul clima che prevede di limitare il riscaldamento globale mantenendo l’aumento delle temperature rispetto all’era pre industriale al di sotto la soglia dei 2 gradi centigradi. Facendo così non solo si eviterebbero di peggiorare i danni alla salute per le generazioni future, ma si risparmierebbero molti soldi.  

«I vantaggi economici derivanti dai benefici per la salute provenienti dall'accordo di Parigi superano sostanzialmente il costo di qualsiasi intervento», concludono gli autori del Rapporto.