Troppa medicina fa male

Il giusto mezzo

Troppa medicina fa male

Analisi diagnostiche, interventi chirurgici, visite specialistiche, terapie farmacologiche, ricoveri: quando non sono necessari possono fare più male che bene. E succede spesso, in tutto il mondo: il punto della situazione in un articolo sul Lancet
Paolo Gangemi

Il progresso della medicina è probabilmente l’aspetto migliore della nostra epoca rispetto al passato; ma non staremo esagerando? Può essere che un ricorso eccessivo alla medicina possa causare più danni che benefici? Nella commedia Knock ovvero il trionfo della medicina, di Jules Romains, il protagonista afferma che una persona sana è un malato che non sa di esserlo, per cui dev’essere comunque sottoposto a una terapia: alla fine tutta la città è in cura. Se l’intento di Romains era satirico, adesso, in modo più scientifico, un articolo sul Lancet si propone di quantificare l’entità degli “abusi medici”, cioè dei servizi medici non necessari somministrati nel mondo: analisi, visite specialistiche, ricoveri, terapie farmacologiche.

Passando in rassegna la letteratura medica, gli autori, guidati da Shannon Brownlee del Lown Institute del Massachusetts, hanno concluso che il problema è sottovalutato: finora la maggior parte degli studi si sono concentrati sull’abuso medico nei Paesi ad alto reddito, ma appare sempre più chiaro che la diffusione è globale, dall’Australia al Brasile, dall’Iran alla Spagna.

Gli abusi medici avvengono nei più diversi settori della medicina. Uno dei casi più documentati è la prescrizione impropria di antibiotici, in particolare per infezioni virali. Il dato è particolarmente alto in Polonia, Svezia e Regno Unito, dove a metà dei pazienti vengono somministrati antibiotici non necessari. In Colombia, d’altra parte, il servizio sanitario nazionale rimborsa a tutti i malati oncologici il Bevacizumab, anche non è efficace in tutti i tumori, dicono gli autori.

Negli Stati Uniti sono segnalati numerosi casi di test diagnostici non necessari: per esempio lo screening per il cancro al collo dell’utero nelle pazienti a bassissimo rischio, o la mammografia per donne con una breve aspettativa di vita, che difficilmente potrebbero avere un beneficio dalla diagnosi e dall’eventuale trattamento del tumore. In Corea invece esagerano con lo screening a ultrasuoni per il tumore alla tiroide, che non ha fatto registrare un calo della mortalità per questa causa.

Per quanto riguarda gli interventi chirurgici, quelli non necessari sembrano diffusi soprattutto nei Paesi ad alto reddito: il ricorso all’angioplastica coronarica è eccessivo negli Stati Uniti, in Germania, in Italia, in Israele, in Spagna e in Corea. Più vasto il panorama dei ricoveri inutili o controproducenti, segnalati in Francia, Germania, Portogallo e Spagna, ma anche in Cina e in Egitto. Infine, in molti Paesi (in particolare anglosassoni) troppo spesso si opta per terapie antitumorali aggressive ma inutili in casi in cui la scelta delle cure palliative comporterebbe meno stress per il paziente e la possibilità di morire più serenamente in casa propria.

Le conseguenze dell’abuso medico possono essere anche molto pesanti da due punti di vista: da un lato possono infliggere ai pazienti danni alla salute, disagi psicologici e un onere economico spesso non trascurabile; dall’altro, per i sistemi sanitari sono uno spreco di risorse che potrebbero essere investite in modo molto più utile. Insomma, è ormai un problema per la sanità globale. Gli autori del Lancet non citano la commedia di Romains, ma in compenso riportano sarcasticamente una frase di Tolstoj: «Nonostante i dottori l’avessero curato, gli avessero estratto il sangue e gli avessero dato da inghiottire delle medicine, ciò nonostante guarì lo stesso».

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