Troppo dolore, il 40% dei pazienti reumatologici rinuncia al lavoro

L'indagine

Troppo dolore, il 40% dei pazienti reumatologici rinuncia al lavoro

di redazione

Un paziente reumatologico su cinque lamenta un dolore estremo e per questo il 40% è costretto a rinunciare al lavoro, mentre un altro 30% è deve ridurlo. Più di un terzo dei malati presenta, oltre a quella reumatologica, altre due o più patoligie che ne aggravano il quadro clinico complessivo. Il 43% ha avuto problemi nell’accedere a una visita con lo specialista e ben il 37% ha dovuto spostarsi in un’altra Regione per effettuarla. L’80% è costretto a ricorrere a visite private per soddisfare i propri bisogni sanitari.

I dati che offrono questo quadro tutt'altro che rassicurante sono contenuti nel Rapporto “Qualità della Vita e Workability: il punto di vista del paziente affetto da malattie reumatologiche” condotto da Anmar Onlus (Associazione nazionale malati reumatici) e patrocinato dalla Società italiana di reumatologia (Sir). L’indagine è stata condotta su 639 pazienti colpiti da artrite reumatoide, artrite psoriasica, spondiloartropatie sieronegative, sclerodermia, sindrome di Sjogren e morbo di Still. Il documento è stato presentato giovedì 28 novembre a Rimini al 56° Congresso nazionale della SIR che vede riuniti fino a sabato oltre 2 mila medici da tutta la Penisola.

«I pazienti reumatologici vivono difficoltà oggettive alle quali non sempre il sistema sanitario nazionale riesce a garantire risposte efficaci e soddisfacenti» sostiene Luigi Sinigaglia, presidente della Società scientifica. Il 33%, per esempio, vorrebbe tempi d’attesa più brevi per le visite mediche, gli esami diagnostici o gli interventi terapeutici, sottolinea Sinigaglia, e «preoccupano soprattutto i ritardi con i quali le patologie vengono individuate correttamente. Solo il 18% ha ricevuto una diagnosi entro tre mesi dalla comparsa evidente della malattia». Molti problemi «potrebbero essere risolti grazie all’attivazione delle reti reumatologiche regionali in tutta la Penisola» attraverso cui, spiega Guido Valesini, vicepresidente Sir «è possibile ottenere una reale integrazione tra l’assistenza territoriale e quella offerta nei centri di riferimento reumatologici specializzati». Un altro obiettivo «fondamentale che potremmo raggiungere – aggiunge Roberto Gerli, presidente eletto Sir - è un’ottimizzazione delle risorse economiche e professionali disponibili».

Il rapporto «evidenzia come ci sia ancora una scarsa considerazione sulla gravità delle malattie reumatologiche» sostiene Silvia Tonolo, presidente di Anmar.

Le malattie reumatologiche sono oltre 150 e interessano più di cinque milioni d’italiani. «Per la maggioranza di queste patologie – ricorda Carlomaurizio Montecucco, Presidente di Fira Onus - non sappiamo quali siano le reali cause scatenanti. La ricerca medico-scientifica indipendente risulta quindi particolarmente importante nel cercare di individuarle così come per trovare nuove opzioni terapeutiche».