Troppo piccoli per morire. Nel 2017 5,4 milioni di decessi prima dei 5 anni

L’analisi

Troppo piccoli per morire. Nel 2017 5,4 milioni di decessi prima dei 5 anni

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Pochi chilometri fanno la differenza: anche all'interno dei Paesi poveri vivere in un'area piuttosto che in un'altra ha un impatto enorme sulla mortalità. Chi sta nelle aree più disagiate ha un rischio di morire prima dei 5 anni di 10 volte più alto
di redazione

Nel 2017 sono morti nel mondo più di 5,4 milioni di bambini sotto i 5 anni. Se se ne sarebbero potuti salvare la metà se l’obiettivo di sviluppo sostenibile 3.2 fosse stato raggiunto. Se nelle regioni a medio e basso reddito si fosse ottenuto il traguardo minimo di 25 decessi ogni 1.000 nati vivi, ci sarebbero stati 2.6 milioni di morti in meno. Questo è il dato globale che dice molto ma non tutto. Attivando uno zoom su questa fotografia del mondo che mostrasse i dettagli che sfuggono all’analisi generale, salterebbero agli occhi gigantesche disuguaglianze tra Paese e Paese e tra distretto e distretto all’interno dello stesso Paese. Si vedrebbe così, tanto per fare un esempio, che tra un bambino ed un altro nati a pochi chilometri di distanza il rischio di morire prima dei 5 anni può variare fino a 10 volte. 

A fornire un’inquadratura ravvicinata del drammatico scenario sono stati i ricercatori del Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) della School of Medicine dell’Università di Washington che per la prima volta hanno realizzato una mappa ad altissima risoluzione della mortalità infantile negli ultimi vent’anni con i dati raccolti a livello di distretto (17.500 i distretti monitorati). L’indagine, finanziata dalla Bill & Melinda Gates Foundation e pubblicata su Nature, è stata condotta su 99 Paesi a basso e medio reddito teatro del 90 per cento delle morti infantili avvenute nel 2017. 

I tassi di mortalità variano di 10 volte tra distretti dello stesso Paese e di 40 volte tra un distretto e un altro tra tutti i Paesi. 

La stragrande maggioranza dei distretti ha registrato una riduzione della mortalità infantile, ma i livelli di disuguaglianza tra i distretti restano altissimi. 

Il numero dei morti è diminuito, ma oggi la maggior parte dei bambini sotto i 5 anni muore nelle stesse regioni dove moriva vent’anni fa. 

La mappatura distretto per distretto ha permesso di far emergere alcune caratteristiche del fenomeno altrimenti poco visibili, dettagli del quadro rilevanti ma difficili da prevedere. Ingrandendo l’immagine, si è notato, per esempio, che inaspettatamente una percentuale crescente di decessi infantili si verifica in aree con bassi tassi di mortalità complessivi. O ancora che  la mortalità neonatale (nei primi 28 giorni di vita) e la mortalità infantile (nel primo anno di vita) sono entrambe in aumento in percentuale sul totale dei decessi infantili. Dall’indagine è emerso anche che nel 2017 la prima causa di morte nel primo anno di vita è stata il parto prematuro, mentre i bambini più grandi avevano maggiori probabilità di morire per infezioni respiratorie, diarrea e altre malattie trasmissibili. 

Sono dati nuovi che invitano i governi a intervenire con strategie su misura. Quando le soluzioni ad hoc vengono adottate, i risultati si vedono. Ne è un esempio il Ruanda che ha ridotto notevolmente i tassi di mortalità infantile, tanto che nel distretto con il più alto numero di decessi nel 2017 sono stati registrati meno della metà dei morti del distretto con il più basso tasso di mortalità nel 2000. I progressi sono dovuti in parte a maggiori investimenti nella tutela della salute infantile nelle comunità più povere, ampliamento delle assicurazioni sanitarie e un aumento delle risorse umane nell’assistenza sanitaria. Anche il Nepal e il Perù hanno fatto passi avanti rispetto a vent’anni fa. I miglioramenti si vedono anche a livello distrettuale: nel 2017 circa un terzo dei 17.554 distretti nei 99 Paesi monitorati ha già raggiunto l’obiettivo di sviluppo sostenibile di 25 morti per 1.000 nati vivi. 

Nel 2017 i distretti con i tassi di mortalità più bassi hanno registrato dati migliori rispetto a quelli dei distretti con i tassi di mortalità più bassi nel 2000. Il più alto tasso di mortalità infantile stimato nel 2000 a livello locale era di poco più di 300 morti per 1.000 nascite. Nel 2017, il tasso più alto è stato di 195 morti per 1.000 nascite. 

L’accuratezza della mappa permette anche di notare delle incongruenze tra i dati a livello nazionale e locale. Per esempio: Colombia, Guatemala, Libia, Panama, Peru e Vietnam hanno tutti raggiunto a livello nazionale gli obiettivi di sviluppo sostenibile, ma alcune province o città sono ancora molto lontane dal traguardo. 

«Perché alcune aree stanno andando così bene, mentre altre faticano a migliorare? Per ottenere progressi, dobbiamo intervenire con misure precise,  come i vaccini. I nostri risultati forniscono ai ministri della salute e ai medici e alle altre persone coinvolte, la base da cui partire per mettere a punto interventi mirati per il miglioramento dei sistemi sanitari», scrivono gli autori dell’indagine.