Tumori: con meno risorse facciamo meglio della media europea

I dati

Tumori: con meno risorse facciamo meglio della media europea

Nel 2019 i nuovi casi di cancro in Italia sono stati 371 mila. Circa 2 mila in meno rispetto all'anno precedente, grazie anche agli screening. Che però si sono fermati per tre mesi a causa della pandemia. Per questo l'Aiom promuove un grande progetto di sensibilizzazione sulla loro importanza

di redazione

In dieci anni i nuovi casi di cancro nel mondo sono aumentati del 42%: erano 12,7 milioni nel 2008, sono saliti fino a 18,1 milioni nel 2018. Aumentano anche i morti, passati da 7,6 milioni a 9,6 milioni nello stesso arco temporale. In questo contesto l’Europa spicca in negativo, visto che con una popolazione pari al 9% di quella mondiale fa però registrare il 23,4% dei casi di tumore globali e il 20,3% dei decessi oncologici. 

La preoccupazione per il probabile ulteriore incremento dei casi di cancro in stadio avanzato interessa però tutto il mondo ed è uno dei temi del Congresso della Società americana di oncologia medica (ASCO, American Society of Clinical Oncologi), dal 29 al 31 maggio, quest'anno in forma “virtuale” causa Covid-19.

Un dato, però, va sottolineato: se è vero che da una parte i nuovi casi sono cresciuti, appunto, del 42%, il numero delle morti non ha seguito lo stesso andamento, superando di poco il 25% di aumento.

Grazie anche alla ricerca e, per quanto riguarda il nostro Paese in particolare, alla capacità del nostro sistema sanitario e dei suoi operatori.

A dimostrare il livello d'eccellenza del nostro sistema, bastano poche cifre, che ricorda Giordano Beretta, presidente dell'Associazione degli oncologi medici italiani (Aiom) e responsabile dell’Oncologia medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo: in un quadro che vede una spesa complessiva europea per terapie anticancro salita da 12,9 miliardi di euro nel 2008 a 32 miliardi nel 2018, il nostro Paese si colloca al terzo posto dopo Germania e Francia, con 5 miliardi e 659 milioni. Tuttavia, anche se spendiamo meno rispetto ad altri, abbiamo un sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi più alta rispetto alla media europea, almeno nei tumori più frequenti: 86% nella mammella a fronte dell'83% medio dell'Unione europea, 64% nel colon (60% Ue), 16% polmone (15% Ue) e 90% prostata (87% Ue).

Questo anche se non raggiungiamo livelli adeguati nell’adesione agli screening: rispetto a una media europea del 60%, nel nostro Paese, solo il 55% delle donne esegue la mammografia per individuare in fase iniziale il carcinoma della mammella, la neoplasia più frequente in tutta la popolazione (53.500 nuovi casi stimati in Italia nel 2019). E soltanto il 45,7% (contro il 49,5% Europa) effettua il test per la ricerca del sangue occulto fecale per la diagnosi precoce del cancro del colon-retto, il secondo per incidenza (49 mila casi nel 2019). E solo il 41% delle donne (dato vicino a quello europeo, in queso caso, 40,8%) si sottopone al Pap-test, per scoprire in fase iniziale il tumore della cervice uterina (2.700 nel 2019).

Come se non bastassero i dati “strutturali”, per tre mesi la pandemia causata dal Coronavirus ha determinato il blocco dei programmi di prevenzione secondaria e, se la situazione si prolungasse, si avrebbe il rischio concreto di un maggior numero di diagnosi in fase avanzata, con un conseguente peggioramento della prognosi (e un aumento delle spese per le cure). Senza contare che sono stati eseguiti solo gli interventi chirurgici non procrastinabili ed è stato posticipato oltre il 60% delle operazioni, che ora vanno recuperate.

Ecco perché l'Associazione degli oncologi medici italiani (Aiom) ha deciso di promuovere la più grande campagna che ha mai realizzato per aumentare l’adesione ai programmi di screening.

«Con questa campagna vogliamo sensibilizzare tutti i cittadini – spiega Saverio Cinieri, presidente eletto Aiom e direttore dell'Oncologia medica e Breast Unit dell’ospedale Perrino di Brindisi - a partire dagli anziani, senza dimenticare i giovani. L’iniziativa infatti avrà una forte ricaduta sui social network».

«È necessario riprendere quanto prima la prevenzione secondaria, mirata alla diagnosi iniziale non solo del cancro del colon-retto – avverte Beretta - ma anche della mammella e della cervice uterina. Sappiamo infatti che le possibilità di guarigione sono molto alte quando le neoplasie sono scoperte in fase precoce, per esempio sono superiori al 90% nel carcinoma mammario. Inoltre – ricorda infine il presidente Aiom - gli screening impattano in modo significativo sulla sostenibilità del sistema, perché consentono di risparmiare risorse che altrimenti sarebbero destinate alla cura di neoplasie in fase avanzata».

Cosa fanno le Regioni. L’Emilia-Romagna ha già deciso la riapertura dello screening mammografico, con l’invio delle lettere di invito di primo livello e la presa in carico e la sorveglianza delle donne definite a rischio elevato secondo il programma per la valutazione del rischio eredo-familiare. Per quanto riguarda il programma colorettale, nella Regione è prevista la graduale ripresa dei primi livelli, eventualmente anche ridotta sulla base della situazione locale. Per lo screening cervicale, priorità viene data alla ripresa degli esami di secondo livello e i follow-up che erano stati sospesi, per i primi livelli è prevista invece una ripresa graduale successiva. In Toscana, un’ordinanza ha stabilito la ripresa progressiva e graduale delle attività sanitarie sia ambulatoriali che chirurgiche. Le attività di screening oncologico di primo livello sono riattivate con recupero prioritario delle chiamate non eseguite nel periodo di emergenza. In Veneto, i primi livelli dei programmi di screening sono ripartiti il 4 maggio. Una delibera dell’8 maggio della Regione Sicilia stabilisce, con esplicito riferimento alle Raccomandazioni dell’Osservatorio nazionale screening, la ripartenza a condizione che venga tutelata la sicurezza di operatori e cittadini.Con una delibera del 15 maggio, la Regione Lazio ha stabilito la ripresa dei primi livelli di screening e delle attività ambulatoriali a partire dal 28 maggio. Le singole aziende dovranno stabilire la priorità con la quale contattare le persone con invito sospeso, compatibilmente con gli spazi disponibili. Il 22 maggio, la Regione Lombardia ha dato indicazioni per il riavvio dei programmi di screening oncologico, di cui viene richiamata la caratteristica di non differibilità rispetto alla riapertura delle attività di specialistiche ambulatoriali.