Tumori pediatrici. L’allarme: senza interventi adeguati, potrebbero morire 11 milioni di bambini entro il 2050

Il rapporto

Tumori pediatrici. L’allarme: senza interventi adeguati, potrebbero morire 11 milioni di bambini entro il 2050

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Curare i bambini è anche un investimento dal punto di vista economico: per ogni dollaro investito in assistenza sanitaria ai bambini con cancro ne ritornerebbero indietro 3 assicurati dai contributi che daranno all’economia una volta diventati adulti
di redazione

Entro il 2050 potrebbero morire di cancro 11 milioni di bambini nel mondo, soprattutto nei Paesi più poveri (che conterebbero 9 milioni di morti). È la drammatica previsione consegnata a Lancet Oncology da una commissione di 44 esperti, tra oncologi, pediatri, esperti di salute pubblica ed economisti. 

Il rapporto dimostra che senza un aumento di investimenti nella sanità anche i tumori per cui esistono cure efficaci potrebbero rivelarsi fatali per moltissimi giovani pazienti con meno di 14 anni di età. Al contrario, se le regioni del mondo a basso e medio reddito potessero contare su risorse adeguate per la prevenzione, la diagnosi e la cura dei tumori pediatrici potrebbero salvarsi più di 9 milioni di bambini. Perché questo avvenga bisogna innanzitutto, dicono gli esperti, sfatare un mito pericoloso che rischia di impedire la soluzione del problema. A lungo si è ritenuto che la gestione dei tumori pediatrici nei Paesi più poveri fosse costosa, difficilmente realizzabile e non prioritaria rispetto ad altre emergenze sanitarie. 

«Niente è più lontano dal vero. Questo rapporto dimostra che migliorare gli esiti di salute dei bambini con cancro è fattibile ed è altamente vantaggioso dal punto di vista dei costi e dei benefici per tutti i Paesi sia ricchi che poveri», ha dichiarato Rifat Atun dell’Harvard T.H. Chan School of Public Health, a capo della commissione di esperti che ha firmato il rapporto. 

Se le diagnosi e i trattamenti diventassero più accessibili e i sistemi sanitari più efficienti si potrebbero prevenire 6 milioni di morti tra i bambini con benefici economici dell’ordine di 2 miliardi di dollari. 

«È arrivato il momento per un impegno globale a migliorare la copertura sanitaria per i bambini affetti da tumore», ha detto Atun.

Diseguaglianze inaccettabili

I dati sulla sopravvivenza parlano chiaro. Circa l’80 per cento dei bambini con una diagnosi di tumore nei Paesi ad alto reddito ha una prospettiva di vita superiore ai 5 anni in confronto al 30 per cento dei pazienti con la stessa diagnosi in Paesi a basso e medio reddito. Nelle regioni dell’Africa orientale la percentuale di bambini con sopravvivenza superiore ai 5 anni scende drammaticamente all’8 per cento. Eppure, fanno notare i firmatari del rapporto, i tumori pediatrici oramai hanno standard di diagnosi e cura che potrebbero essere attuati anche nei Paesi con minori risorse. Puntando su diagnosi precoci e accesso alle terapie, anche i Paesi meno abbienti possono ottenere considerevoli progressi terapeutici. 

Un nuovo modello per calcolare l’impatto dei tumori pediatrici

I 44 scienziati autori del rapporto hanno utilizzato per la prima volta un nuovo modello predittivo per calcolare l’impatto dei tumori pediatrici che tiene conto di una serie di fattori chiave per avere uno scenario più affidabile, tra cui le lacune dei sistemi sanitari responsabili di una sottostima dei casi, la crescita della popolazione (un dato necessario per calcolare l'incidenza del cancro), la sopravvivenza e la mortalità per i bambini di età compresa tra 0 e 14 anni in 200 Paesi dal 2020 al 2050. 

Incrociando tutti i dati, gli scienziati hanno calcolato che entro il 2050 circa 13,7 milioni di bambini nel mondo svilupperanno il cancro, 10 milioni dei quali nei Paesi più poveri. 

Poco meno della metà dei bambini non riceverà né diagnosi né cure. In alcuni Paesi dell’Asia e dell’Africa un caso di cancro ogni due verrà completamente ignorato. Una prospettiva particolarmente preoccupante visto che la popolazione infantile di questi Paesi è destinata a raddoppiare nei prossimi trent’anni. 

Per 1 dollaro speso in interventi sanitari se ne risparmiano 3

Investendo in prevenzione, diagnosi precoci e terapie, si potrebbero prevenire 6 milioni di morti tra i bambini nel mondo nei prossimi trent’anni, più della metà rispetto agli 11 milioni previsti altrimenti. 

La sopravvivenza di tutti quei bambini fino all’età adulta è equivalente a 318 milioni di anni di vita produttiva. 

Per ogni dollaro investito in assistenza sanitaria ai bambini con cancro ne ritornerebbero indietro 3 assicurati dai contributi all’economia da parte di persone produttive e in buone condizioni di salute. 

È il momento di un impegno globale. Le 6 azioni più urgenti

Gli esperti della commissione hanno individuato 6 interventi prioritari per garantire ai bambini affetti da tumore un’assistenza sanitaria sostenibile in qualunque Paese del mondo si trovino. 

  1. Rendere i tumori pediatrici parte integrante dei benefici essenziali quando si aumenta la copertura sanitaria universale
  2. Sviluppare piani nazionali di controllo del cancro per Paesi a basso e medio reddito
  3. Porre fine alle spese private per prevenire l'abbandono del trattamento
  4. Istituire reti di nazionali e regionali per aumentare l'accesso ai servizi efficaci
  5. Migliorare la qualità e aumentare il numero dei registri dei tumori basati sulla popolazione che includono dati sui tumori infantili
  6. Investire in ricerca e innovazione nei Paesi a basso e medio reddito, con il sostegno di un nuovo fondo globale di 100 milioni di dollari all’anno. 

«I progressi nella gestione dei tumori infantili salveranno milioni di vite e genereranno 2 trilioni di dollari in benefici economici. Ma ciò richiederà una forte leadership politica, solidarietà globale, azioni collettive, partecipazione attiva di tutte le principali parti interessate e allineamento degli sforzi nazionali e globali per migliorare l'accesso alle cure efficaci e sostenibili per i bambini malati di cancro. Solo allora tutti i bambini a cui è stato diagnosticato un tumore saranno in grado di godere di un accesso equo alle cure ottimali, una migliore salute, la possibilità di raggiungere una vita in età adulta soddisfacente e produttiva e di ottenere la dignità che meritano», conclude Atun.