Tumori: il più frequente è quello alla mammella, ma il primo big killer colpisce i polmoni

I numeri del cancro in Italia

Tumori: il più frequente è quello alla mammella, ma il primo big killer colpisce i polmoni

di redazione

Con circa 53.500 nuovi casi che saranno diagnosticati nei dodici mesi di quest'anno, il tumore della mammella è quello più frequentemente rilevato nel nostro Paese, ma con quasi 24 mila persone uccise nel 2016 (più recente dato disponibile) il cancro del polmone rimane in assoluto il primo tra i big killer oncologici.

Sono due numeri tra i tanti della nona edizione del censimento che disegna il quadro della diffusione dei tumori in Italia, realizzato da Aiom, Airtum, Fondazione Aiom, Passi, Passi d’argento e Siapec-Iap. Il volume che è nato da questa collaborazione, I numeri del cancro in Italia 2019, è stato presentato martedì 24 settembre a Roma.

Un dato confortante che esce dal censimento è la diminuzione dei nuovi casi di tumore diagnosticati nel 2019 rispetto a quelli del 2018: 371 mila (196 mila uomini e 175 mila donne) contro 373 mila.

Le cinque diagnosi più frequenti sono quelle della mammella (53.500 casi nel 2019), colon-retto (49.000), polmone (42.500), prostata (37.000) e vescica (29.700). In calo, in particolare, le neoplasie del colon-retto, dello stomaco, del fegato e della prostata e, solo negli uomini, i carcinomi del polmone. Che continuano, invece, ad aumentare tra le donne (+2,2% annuo), per la preoccupante diffusione dell’abitudine al fumo di sigaretta fra le italiane. In crescita anche il tumore della mammella e, in entrambi i generi, quelli del pancreas, della tiroide e i melanomi (soprattutto al Sud). L’incidenza più alta si registra in Friuli Venezia Giulia (716 casi per 100.000 abitanti), la più bassa in Calabria (559 casi per 100.000 abitanti). Quasi 3 milioni e mezzo di italiani (3.460.025, il 5,3% dell’intera popolazione) vivono dopo la diagnosi di cancro, cifra in costante crescita (erano 2 milioni e 244 mila nel 2006, 2 milioni e 587mila nel 2010, circa 3 milioni nel 2015), grazie ad armi sempre più efficaci e alla maggiore adesione ai programmi di screening. In aumento anche la sopravvivenza: il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a cinque anni dalla diagnosi. Almeno un paziente su quattro, pari a quasi un milione di persone, è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e per questi non si teme più di considerarli guariti.

«I dati relativi ai trend temporali nel periodo 2003-2014, indicano che l’incidenza delle neoplasie è in riduzione in entrambi i generi» osserva Stefania Gori, presidente nazionale Aiom e direttore del Dipartimento oncologico dell'ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona). «I trend temporali – prosegue - indicano che nel periodo 2003-2014 anche la mortalità continua a diminuire in maniera significativa in entrambi i sessi, come risultato di più fattori, quali la prevenzione primaria, in particolare la lotta al tabagismo, la diffusione degli screening su base nazionale, i miglioramenti diagnostici, i progressi terapeutici e l’applicazione sempre più su larga scala di una gestione multidisciplinare dei pazienti oncologici. Proprio la prevenzione primaria, cioè l’adozione di uno stile di vita sano, è la migliore strategia per ridurre sia l’incidenza che la mortalità».

L’incidenza dei tumori maligni continua a far registrare differenze geografiche significative: decresce progressivamente dall’Italia del Nord a quella meridionale-insulare. Nel maschio, il tasso di incidenza standardizzato per tutte le neoplasie è più basso al Centro (meno 4%, rispetto al Nord) e ancor più basso al Sud (meno 14%); lo stesso andamento si conferma nel genere femminile (meno 5% nell’Italia centrale e meno 17% nell’Italia del Sud-insulare, rispetto al Nord). «È verosimile – commenta Massimo Rugge, presidente Airtum -attribuire tale situazione a fattori che agiscono in senso “protettivo!” come abitudini alimentari, vita riproduttiva, minore esposizione a fattori di rischio ambientale. Nel Meridione, tuttavia, la minore adesione agli screening oncologici non ha fatto rilevare quei benefici effetti della diagnosi precoce, che si registrano nel Settentrione».

Il volume contiene anche un’analisi degli stili di vita degli ultra 65enni che hanno ricevuto una diagnosi di tumore, i cui risultati «sono preoccupanti» commenta Maria Masocco, responsabile dei sistemi di sorveglianza Passi e Passi d’argento, coordinati dall’Istituto superiore di sanità. Le persone anziane che hanno avuto una diagnosi di tumore, infatti, «mantengono abitudini, come fumo, abuso di alcol, sedentarietà o scarso consumo di frutta e verdura che rappresentano fattori di rischio per recidive tumorali o aggravanti della patologia stessa» precisa. Fra gli ultra 65enni che hanno avuto una diagnosi di tumore resta «non trascurabile» la quota di coloro che si mantengono fumatori abituali (11%), mentre il 18% fa ancora un consumo di alcol rischioso per la salute (superando il limite indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità per gli ultra 65enni di una unità alcolica al giorno) e il 40% dichiara di essere sedentario.

Il costante incremento delle persone che vivono dopo la diagnosi (circa 3 milioni e mezzo nel 2019) «richiede un’attenta valutazione dell’impatto sanitario e sociale in termini di programmazione del follow-up e della riabilitazione» conclude Fabrizio Nicolis, presidente della Fondazione Aiom. «I numeri e gli andamenti della patologia neoplastica, riportati in questo volume, possono diventare un riferimento in sanità pubblica per programmazioni future – prosegue - che dovranno tener conto della necessità di investimenti importanti in termini di prevenzione primaria, per poter ridurre il rischio di ammalarsi di tumore. Il cancro è, infatti, la patologia cronica potenzialmente più prevenibile – conclude Nicolis - e, oggi, anche più curabile».