Tutti pazzi per i check-up. In 15 anni esami diagnostici aumentati di tre volte

Indagine UK

Tutti pazzi per i check-up. In 15 anni esami diagnostici aumentati di tre volte

ct scan.jpg

Radiografie, risonanze magnetiche, test del Psa, dosaggi ormonali femminili. Dal 2000 al 2015 il numero delle prescrizioni dei test è triplicato. Anche perché i medici di famiglia possono prescrivere più analisi di prima
di redazione

Il paziente inglese non ha pace: prima la lastra al torace, poi il test per la vitamina B12, la risonanza magnetica al ginocchio, l’esame del sangue per monitorare globuli rossi, ferritina, proteina C reattiva e piastrine e, già che c’è, un controllo di albumina e creatinina nelle urine.   

Se si tratta di un uomo si aggiunge l’esame dell’antigene prostatico specifico (il ben noto Psa), nel caso di una donna l’analisi del livello di ormoni femminili. 

In 15 anni il numero di esami diagnostici prescritti dai medici di famiglia (general practitioner, GP)  ai cittadini del Regno Unito è aumentato di tre volte. Lo ha dimostrato uno studio condotto dai ricercatori delle università di Oxford, Bristol e Southampton che ha analizzato i dati delle prescrizioni mediche tra il 2000 e il 2016, senza pronunciarsi però sulla loro maggiore o minore necessità. 

Dallo studio pubblicato sul Bmj emerge che il paziente “tipo” del 2015/2016 si è sottoposto a 5 esami all’anno, mentre quello del 2000 ne aveva effettuati solamente 1,5. In totale il numero dei controlli medici per 10mila persone all’anno sono aumentati di tre volte nel periodo preso in esame, passando dai 14.869 del 2000 ai 49.267 del 2015. Il che equivale a un aumento dell’8,5 per cento all’anno. 

I ricercatori hanno preso in considerazione per la loro indagine 44 test che comprendono 28 esami di laboratorio, 11 test di diagnostica per immagini e 5 analisi di vario tipo come spirometria, elettrocardiomiografia, colposcopia. 

In 15 anni sono aumentate le prescrizioni di 40 test su 44 in tutti e tre i tipi di esami diagnostici. 

Entrando nel dettaglio, si è assistito a un considerevole e costante aumento delle radiografie al torace, dei test per la vitamina B12, degli esami del sangue per la proteina C reattiva, il ferro, i folati, gli indici di coagulazione e la ferritina. Nel periodo di osservazione c’è stato un iniziale e rapido aumento, seguito da un meno rapido calo, delle risonanza magnetica al ginocchio, al tratto lombare della colonna, al cervello e di esami per valutare la funzione renale e del fegato e la consistenza ossea.  

L’ecocardiografia, gli esami della tiroide, il monitoraggio della vitamina D, la spirometria e i dosaggi ormonali femminili hanno avuto un picco di prescrizioni all’inizio del periodo preso in esame per poi stabilizzarsi negli anni successivi. 

Come era prevedibile, a frequentare i laboratori di analisi sono principalmente le persone anziane: in questa fascia di popolazione i test diagnostici sono aumentati di 4,6 volte in 15 anni (negli uomini in misura leggermente superiore che nelle donne). 

Le conseguenze del fenomeno descritto dai ricercatori inglesi sono facilmente intuibili: il ricorso frequente alle diagnosi pesa economicamente sul sistema sanitario e porta via tempo ai medici che devono prescrivere gli esami e analizzarne i risultati. 

I ricercatori hanno quantificato l’impatto dell’aumento dei test diagnostici sia sui costi che sul tempo. Per quanto riguarda i primi sono partiti dalle stime del National Institute for Health and Care Excellence: un test di laboratorio costa alla sanità circa 6 sterline, una diagnosi per immagini 29 un esame com una colonscopia 53. Basandosi su questi dati, gli autori hanno calcolato una spesa per le diagnosi di 2,8 miliardi di sterline nel 2015-2016 (quasi 4 miliardi di euro). 

Passando al tempo impiegato per analizzare i risultati degli esami, i ricercatori hanno calcolato che i medici di famiglia passano in media un’ora e mezza, due al giorno sui referti. Nel 2000 la stessa operazione richiedeva 30 minuti al massimo. 

Da che dipende questa nuova tendenza? Gli autori dello studio propongono alcune ipotesi. Da qualche anno nel Regno Unito sono cambiate le regole delle prescrizioni degli esami diagnostici. I medici di famiglia oggi possono prescrivere una serie di esami che un tempo potevano essere prescritti esclusivamente dagli ospedali. Inoltre le nuove linee guida del Quality and Outcomes Framework invitano i medici generici a monitorare la salute dei malati cronici con test periodici.

Ma c’è un’altra possibile spiagzione: con l’invecchiamento della popolazione le visite agli ambulatori dei medici di famiglia sono diventate sempre più frequenti e i medici si sentono spinti a prescrivere nuovi test un po’ per tranquillizzare i pazienti, un po’ per evitare che non tornino a trovarli troppo presto.  

Infine, non va ignorato il fatto che i pazienti di oggi sono sempre più informati e vengono incoraggiati a partecipare alle decisioni sulla propria salute. 

Molti di loro arrivano dal dottore con una dettagliata autoprescrizione degli esami a cui vorrebbero sottoporsi. Difficile dirgli di no.