In UE 25 mila morti l’anno per batteri killer. Urgente fare squadra contro l’antibioticoresistenza

L'emergenza

In UE 25 mila morti l’anno per batteri killer. Urgente fare squadra contro l’antibioticoresistenza

redazione

In Europa, oltre 4 milioni di persone l’anno vengono colpite da infezioni batteriche ospedaliere, con 25 mila morti stimate per infezioni provenienti da germi resistenti. Le infezioni correlate all’assistenza colpiscono ogni anno circa 284 mila pazienti causando circa 4.500-7.000 decessi.

E ancora, si stima che nel 2050, le infezioni batteriche causeranno circa 10 milioni di morti l’anno, superando ampiamente i decessi per tumore (8,2 milioni), diabete (1,5 milioni) o incidenti stradali (1,2 milioni) con un impatto negativo sul PIL mondiale di circa il 3,5%.

Sono i numeri principali di un’emergenza ricordati oggi nel corso del convegno “Scenari, priorità e obiettivi, secondo un approccio One Health”, un evento organizzato a Roma, da MSD Italia, che ha visto confrontarsi associazioni, rappresentanti delle Istituzioni e del mondo scientifico.

L’eccessivo e inappropriato utilizzo degli antibiotici negli uomini e negli animali e le scarse pratiche di controllo delle infezioni hanno trasformato l’antibiotico-resistenza in una seria minaccia alla salute pubblica globale. Questo comporta un prolungamento della degenza ospedaliera, il fallimento terapeutico e un significativo numero di morti, con conseguente incremento dei costi sanitari. 

«L’Italia è uno dei Paesi più problematici, in Europa, per quanto riguarda lo sviluppo di resistenze agli antibiotici. Veniamo dopo Romania e Bulgaria: peggio del nostro Paese, solo la Grecia», ha detto Gianni Rezza, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie ed Immunomediate, Istituto Superiore di Sanità. «La situazione è migliorata per quanto riguarda lo staffilococco, in quanto la prevalenza di ceppi batterici resistenti è leggermente scesa. Tuttavia persiste il grave problema dei batteri GRAM-, come Acinetobacter, Escherichia coli o come la Klebsiella pneumoniae: un batterio presente in maniera consistente nei reparti di terapia intensiva, che ha già mostrato resistenze alle cefalosporine e ai carbapenemi e che oggi viene trattato, come ultima spiaggia, con antibiotici considerati desueti, come la colistina, considerato ormai un salvavita. Purtroppo però abbiamo già avuto evidenze di ceppi resistenti anche a questo farmaco».

In Italia è stato redatto un Piano Nazionale per il Contrasto all’AntibioticoResistenza (PNCAR), nel 2017, valido per il triennio 2017-2020, che rappresenta la strategia italiana per far fronte all’aumento dell’antibiotico-resistenza e della diffusione di microrganismi resistenti agli antibiotici. Il PNCAR prevede uno sforzo di coordinamento nazionale, obiettivi specifici e azioni programmate. In linea con gli obiettivi del PNCAR, la Regione Campania ha recentemente approvato, nell’ambito dell’attuazione del Piano Regionale della Prevenzione 2014-2108, delle Linee di indirizzo per tutte le Aziende del Sistema Sanitario Regionale sulle azioni di contrasto al fenomeno dell’antibiotico resistenza e sulle attività di prevenzione e controllo delle infezioni da organismi resistenti agli antibiotici. Il documento campano intende fornire a tutte le figure professionali coinvolte nei percorsi prescrittivi, raccomandazioni generali ed indicazioni specifiche, rispettivamente per la realizzazione dei programmi di antimicrobial stewardship e per l’implementazione locale dei protocolli di terapia antibiotica empirica. Questi protocolli, da utilizzare sia in ambito ospedaliero sia territoriale, possono essere utili nel limitare l’uso improprio degli antibiotici.

Per contrastare la resistenza antimicrobica, dunque, è necessario quello che viene definito approccio One Health, che coinvolga medicina umana e veterinaria, ricerca, agricoltura e comunicazione.

Lavorare insieme per promuovere e sostenere la Stewardship antimicrobica, è fondamentale, perché solo attraverso un uso appropriato di antibiotici negli animali e negli uomini si può contrastare l’AMR.

La Ricerca si deve impegnare per trovare nuove molecole antibiotiche. Ma è necessario diffondere la cultura della prevenzione come «arma» a supporto della lotta alla resistenza antimicrobica e promuovere l’adozione di stili di vita sani e comportamenti sanitari corretti attraverso la corretta informazione.  

Per essere parte della soluzione, ogni attore deve tenere fede a una responsabilità che dipende direttamente dalla funzione che ricopre: i medici e i ricercatori per quanto riguarda l’appropriatezza e la ricerca; le istituzioni per l’attuazione e la sostenibilità; i farmacisti, gli infermieri e il personale ospedaliero per il rispetto dei protocolli; i pazienti e i caregiver per i comportamenti corretti e il rispetto delle indicazioni del medico; giornalisti per la corretta informazione.

«Noi di MSD, siamo convinti che la lotta alle malattie infettive non possa prescindere da una chiamata alla co-responsabilità, che coinvolga sia gli attori pubblici sia i privati, nel rispetto del ruolo e della funzione di ciascuno»; ha commentato Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato di MSD Italia. «Per questo crediamo fermamente nella costruzione di Partnership, trasparenti e di Valore, a fianco del mondo scientifico, dei Pazienti e della Sanità Pubblica. E per questo, continuiamo a mantenere il nostro impegno a investire in Ricerca, senza accontentarci degli eccezionali traguardi che abbiamo raggiunto nei nostri 127 anni di storia ma lavorando senza sosta per individuare e rendere disponibili nuovi farmaci e vaccini che possano fare la differenza, contribuendo efficacemente a contrastare le infezioni e l’insorgenza di resistenze».