Unione europea: misure urgenti contro la carenza di medicinali

Risoluzione al Parlamento di Bruxelles

Unione europea: misure urgenti contro la carenza di medicinali

di redazione

«Assicurare gli approvvigionamenti nell'interesse del paziente, garantire l'accesso ai trattamenti medici per tutti i pazienti dell'Ue e ripristinare l'indipendenza sanitaria europea». È questa l'indicazione contenuta nella Risoluzione approvata giovedì 17 settembre dal Parlamento europeo sulle "carenze di medicinali" che prende le mosse dal Rapporto approvato a metà luglio dalla Commissione del Parlamento europeo per l’Ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI).

«La carenza di medicinali è una grave minaccia per il diritto alle cure mediche essenziali per i pazienti nell'Ue – si legge nella Risoluzione - in quanto provoca disuguaglianze tra i pazienti in base al Paese di residenza e può creare perturbazioni del mercato unico».

La Risoluzione «arriva nel momento giusto» commenta Enrique Häusermann, presidente di Assogenerici. «Siamo già al lavoro con l’Agenzia italiana del farmaco – prosegue - per garantire un sistema di gestione del fenomeno delle carenze e delle indisponibilità sempre efficace nel tutelare la continuità di cura per i pazienti e nel garantire un sistema di controlli e monitoraggio più preciso, evitando appesantimenti burocratici, ma avendo come faro la soluzione alle cause reali dell’indisponibilità di farmaci in talune aree terapeutiche. È anche attraverso questa collaborazione istituzionale - conclude Häusermann - che potremo affrontare efficacemente il fenomeno, per fortuna molto limitato nel nostro Paese».

A causa della delocalizzazione della produzione, osserva il documento approvato a Bruxelles, il 40 % dei medicinali commercializzati nell'Unione proviene da Paesi terzi, il che si traduce in una perdita di indipendenza dell'Europa sul piano sanitario. «Sebbene l'Europa abbia una solida impronta produttiva – si legge nella Risoluzione - la catena di approvvigionamento fa ricorso massiccio a subappaltatori all'esterno dell'Ue per la produzione delle materie prime in considerazione del costo del lavoro inferiore e della presenza di norme ambientali meno rigorose». Con il risultato che dal 60% all'80% dei principi attivi viene prodotto fuori dall'Unione, soprattutto in Cina e in India, tanto che «oggi questi due Paesi producono il 60 % del paracetamolo, il 90 % della penicillina e il 50 % dell'ibuprofene di tutto il mondo».