USA. Un genitore su 8 ancora non si fida dei vaccini

L’indagine

USA. Un genitore su 8 ancora non si fida dei vaccini

Una indagine sulla “vaccine hesitancy” negli Usa mostra che ci sono ancora molte perplessità sulla sicurezza dei vaccini pediatrici. Il 27% dei genitori è in qualche misura preoccupato per gli effetti collaterali. La vaccinazione antinfluenzale viene percepita anche meno efficace

di redazione

Tra i genitori che non vaccinano i figli non ci sono solo i “no vax”, acerrimi e irremovibili nemici dell’immunizzazione. Lo scenario è più complesso. C’è un’ampia categoria di persone con posizioni meno radicate che nutre nei confronti dei vaccini sospetti sulla sicurezza e sull’efficacia ma non sarebbe disposto a scendere in piazza per gridare a qualche complotto ordito da chi fa profitti sulla pelle dei bambini. 

Chiunque voglia conoscere cosa pensa la popolazione dei vaccini deve raccogliere le opinioni di entrambe la categorie. Ed è quello che hanno fatto i ricercatori dell’Università del Colorado nella prima esaustiva indagine sulla cosiddetta “vaccine hesitancy” negli Stati Uniti. 

Il termine è malamente tradotto in italiano come “esitazione vaccinale”, una definizione nella quale rientrano atteggiamenti di indecisione, incertezza, riluttanza, perplessità, scetticismo e non necessariamente idee estremiste. 

Il sondaggio condotto su 2.176 genitori ha mostrato che il 6,1 per cento dei genitori nutre delle perplessità sui vaccini pediatrici di routine e che il 26 per cento considera con riluttanza l’idea di vaccinare i propri figli contro l’influenza. 

Dalla ricerca è emerso che il 12 per cento dei genitori si considera fortemente preoccupato per gli effetti collaterali dei vaccini, sia di routine che influenzali, mentre il 27 per cento lo è “in qualche misura”. 

Sull’efficacia dei vaccini, i partecipanti all’indagine fanno i dovuti distinguo. Il 70 per cento del campione è fortemente convinto dell’efficacia delle vaccinazioni pediatriche di routine, mentre solo il 26 per cento crede nel potere protettivo del vaccino antinfluenzale. 

«Il nostro studio fornisce le prime stime nazionali di esitazione vaccinale sulle vaccinazioni pediatriche di routine e sulla vaccinazione antinfluenzale tra campioni rappresentativi di genitori americani. Abbimo usato una scala sviluppata e validata a livello internazionale appositamente per valutare l'esitazione vaccinale», ha affermato Allison Kempe, professore di pediatria presso la School of Medicine dell'Università del Colorado e autore principale dello studio. 

I ricercatori sono riusciti a individuare alcune caratteristiche ricorrenti nelle tra le persone che condividevano la stessa opinione. I più scettici hanno solitamente un livello di istruzione più basso e le comunità latino-americane risultano in generale meno titubanti nei confronti della vaccinazione antinfluenzale. 

«Il fatto che un genitore su otto sia ancora preoccupato per la sicurezza dei vaccini sia per le vaccinazioni dell'infanzia che per l'influenza è scoraggiante. Ma la ragione principale dello scetticismo sulla vaccinazione antinfluenzale consiste nei dubbi sulla sua efficacia», ha dichiarato Kempe. 

Anche se la protezione promessa dal vaccino antinfluenzale non è mai del 100 per cento, spiegano i ricercatori, i suoi benefici sono comunque tangibili. Nello scenario peggiore, quello in cui il vaccino non è perfettamente tarato sui ceppi virali in circolazione, l’immunizzazione antinfluenzale riduce notevolmente la gravità di una malattia che uccide ogni anno tra i 10mila e i 60mila americani. 

Tra il 2018 e il 2019 solamente il 58 per cento dei bambini ha ricevuto la vaccinazione antinfluenzale. 

«Abbiamo già visto focolai di malattie prevenibili come il morbillo e la parotite. Bassi tassi di vaccinazione antinfluenzale tra i bambini rendono le stagioni influenzali più gravi per tutte le fasce della popolazione, poiché i bambini sono un importante canale della malattia verso membri più vulnerabili della popolazione come gli anziani», ha detto Kempe. 

Come convincere i genitori a superare le loro perplessità inducendoli a vaccinare i propri figli? I ricercatori pensano che sia più utile prevenire la “vaccine hesitancy” piuttosto che tentare di curarla quando si manifesta apertamente con metodi drastici e imposizioni categoriche. 

«Esistono prove del fatto che le tecniche di comunicazione come il colloquio motivazionale possono essere utili per convincere alcuni genitori titubanti a vaccinare i figli. L'uso di interventi sui social media, alcuni dei quali coinvolgono genitori appositamente formati per sostenere l’importanza della vaccinazione all'interno delle proprie comunità, ha dimostrato una certa efficacia nel superare l’esitazione», commenta Kempe. 

Secondo i ricercatori potrebbe essere utile cominciare a parlare ai genitori dei vaccini già prima della nascita del bambino.

«L’ideale sarebbe poter immunizzare i genitori contro tutta la disinformazione che circola là fuori», conclude Kempe.