I vaccini anti-Covid di nuova generazione? In pillole, multi-valenti e poco costosi

La sfida

I vaccini anti-Covid di nuova generazione? In pillole, multi-valenti e poco costosi

Meno costosi, più efficaci contro le varianti, più facili da somministrare e da conservare. La sfida per la ricerca è doppia: produrre vaccini multi-valenti e allo stesso tempo facilmente accessibili per i Paesi a basso e medio reddito

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Immagine: U.S. Secretary of Defense, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Cambia la richiesta, cambia l’offerta. Le leggi del mercato valgono anche per i vaccini. La nuova generazione di farmaci immunizzanti contro Covid-19 dovrà infatti risolvere le due questioni ora come ora più urgenti: bloccare le nuove varianti e realizzare prodotti meno costosi alla portata dei Paesi a basso e medio reddito tagliati fuori dalla prima ondata di forniture tutte destinate ai Paesi ricchi. 

Lavori in corso 

A parte i 12 vaccini già in uso nel mondo (alcuni approvati e  altri autorizzati per uso emergenziale o limitato), attualmente ci sono 78 vaccini in sperimentazione negli esseri umani, di cui 22 nella fase finale. Altri 77 sono nella fase preclinica. Le tecnologie usate sono le più disparate. 

Secondo i dati del Milken Institute ci sono 7 vaccini a Dna, 11 con virus inattivati, 11 con virus vivi attenuati, 8 a vettore virale non replicabile, 5 a vettore virale replicabile, 19 vaccini a subunità (o proteine inattivate), 5 a mRNA, e 2 vaccini a VLP (particelle virus-simili). Quanti di questi hanno le caratteristiche ideali per i Paesi più poveri?

Uno dei requisiti richiesti ai nuovi vaccini per poter essere usati dai Paesi a basso e medio reddito è la termostabilità, la possibilità cioè di poter sopportare variazioni elevate di temperatura senza deteriorarsi. Le modalità di somministrazione del vaccino possono anche fare la differenza. Vaccini che auto-somministrati in forma di spray nasali o pillole che non richiedono l’intervento di un operatore sanitario hanno maggiori probabilità di essere distribuiti in luoghi difficili da raggiungere.  Possono essere usati anche i droni per recapitare i prodotti a destinazione, come accadrà in Ghana dove 2,5 milioni di dosi di vaccini verranno consegnati dagli apparecchi volanti. 

L’azienda californiana Meissa Vaccines sta realizzando un vaccino a vettore virale a basso costo che può essere anche somministrato per via nasale in una singola dose ed è progettato per produrre una risposta immunitaria nella mucosa, oltre che sistemica. L’azienda americana Vaxart è invece impegnata nella produzione del primo vaccino anti Covid-19 in forma orale. I dati preliminari di fase 1 indicano che il vaccino in pasticca potrebbe fornire protezione a lungo termine.

La svolta potrebbe arrivare anche dalle nuove stampanti portatili di mRna, tecnologie che consentono di produrre rapidamente centinaia di migliaia di dosi di vaccino fuori dagli stabilimenti. A una soluzione del genere sta  lavorando l’azienda tedesca CureVac in collaborazione con la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (Cepi), la fondazione che finanzia la ricerca e lo sviluppo di vaccini e si impegna per la loro distribuzione equa nel mondo. Nel frattempo sono state avviate nuove partnership, come quelle tra Novartis con sede in Svizzera e CureVac e tra Merck e Johnson & Johnson, per aumentare la produzione in base alle richieste globali. 

Bloccare le varianti

La variante sudafricana ha messo in difficoltà il vaccino di Astra-Zeneca riducendone l’efficacia protettiva a un misero 10 per cento. I vaccini 

Pfizer/BioNtech, Moderna e Johnson&Johnson hanno invece dimostrato di essere efficaci contro le tre varianti più preoccupanti attualmente in circolazione, brasiliana (P1), inglese (B1.1.7) e sudafricana (B.1.351), ma tutte e tre le aziende si sono già messe al lavoro per produrre una nuova generazione di vaccini mirati contro le varianti emergenti.  

Recentemente, Andrew Pollard, direttore dell’Oxford Vaccine Group che ha guidato il trial del vaccino Astra-Zeneca ha dichiarato al BMJ che gli attuali vaccini, sia quelli a mRna che quelli a vettore virale basati sul Dna della proteina Spike (Astra-Zeneca) sono semplici da modificare per rispondere alle varianti. Basta sintetizzare un nuovo pezzetto di Dna o di Rna e inserirlo nel nuovo vaccino. Ma i vaccini del futuro puntano a dare una copertura più ampia sin dall’inizio. Finora si è presa di mira esclusivamente la proteina Spike per impedire al virus di entrare nell’organismo.  I vaccini di nuova generazione cercheranno invece di generare risposte immunitarie verso un ventaglio di antigeni-bersaglio più ampio. Sono già in sperimentazione alcuni vaccini che sfruttano una sofisticata tecnologia di assemblaggio delle proteine detta SpyCatcher/SpyTag che permette, in estrema sintesi, di attaccare facilmente a una struttura già formata nuove proteine-antigeni. Si tratta cioè di vaccini che possono venire modificati rapidamente in base al nuovo target da prendere di mira. Il principale produttore di questo tipo di farmaci è il Serum Institute in India dove è in corso un trial di fase 2 su un vaccino anti-Covid che sfrutta la nuova tecnologia di assemblamento delle proteine. Recentemente GlaxoSmithKline e CureVac hanno firmato un accordo per sviluppare vaccini a mRNA multi-valenti capaci di rispondere a più varianti emergenti.

Non è ancora chiaro quali vaccini della pipeline in lavorazione saranno effettivamente necessari, date le incertezze sulla durata della protezione degli attuali vaccini contro i principali ceppi e le varianti emergenti. È molto probabile però che l’arsenale a disposizione contro Sars-Cov-2 vada rinforzato con vaccini diversi, meno costosi, più facili da conservare e da somministrare e in grado di neutralizzare un’ampia gamma di varianti virali.