Un test genetico per la diagnosi di atassia teleangectasia

Dna

Un test genetico per la diagnosi di atassia teleangectasia

È stato messo a punto da ricercatori italiani. Le persone affette dalla malattia sono più sensibili alle radiazioni e hanno un’incidenza di tumori quattro volte superiore alla popolazione generale

di redazione

Un test diagnostico economico e veloce che può individuare una mutazione genetica che può predisporre allo sviluppo di infezioni e tumori. È quello messo a punto da ricercatori dell’Istituto Regina Elena (IRE) di Roma, in collaborazione con l’Università “Sapienza” e del CNR di Roma.

In particolare, il test può individuare le persone affette e portatrici sane di atassia teleangectasia su un ampia popolazione e consentire così fin dall’infanzia l’inizio di terapie e comportamenti di prevenzione.

Il team ha applicato il test per la prima volta su un gruppo di pazienti affette da carcinoma della mammella dimostrando che l’8% delle donne che avevano sviluppato il tumore in più giovane età era portatrice sana di atassia teleangectasia. I risultati sono stati pubblicati sul Journal of Clinical Investigation. 

L’atassia teleangectasia è una malattia caratterizzata da progressiva degenerazione neuronale, sensibilità alle radiazioni, immunodeficienza e predisposizione allo sviluppo di infezioni ricorrenti e di tumori. Le mutazioni del gene ATM, se ereditate da genitori entrambi portatori sani, sono responsabili dell’atassia teleangectasia, una malattia rara che colpisce un bambino su 10.000-50.000 nati. I portatori sani di mutazioni ATM (eterozigoti atassia teleangectasia) sono molto più frequenti e in Italia rappresentano l’1,5-3,5% della popolazione generale. Di solito, però, solo una piccola parte dei portatori sani scopre di esserlo, in seguito alla nascita di un figlio malato. L’identificazione dei portatori sani sarebbe molto importante poiché questi individui sono più sensibili alle radiazioni ionizzanti, come RX e raggi gamma, e sembrano avere una maggiore propensione ad ammalarsi di diabete e psoriasi nonchè un’incidenza di tumori, in particolare alla mammella, almeno quattro volte superiore rispetto ai non portatori.

I ricercatori hanno verificato la possibilità di utilizzare la localizzazione ai centrosomi di p53, il più importante oncosoppressore, come un indicatore indiretto, ma fedele, della presenza di mutazioni nel gene ATM. È nato così un nuovo test diagnostico specifico che, per la prima volta, consente di individuare in modo veloce, economico e non invasivo i portatori sani di mutazioni ATM nella popolazione generale e di distinguere i bambini con atassia teleangectasia da quelli con altre patologie atassiche, malattie che determinano perdita di coordinazione nei movimenti. 

«Lo sviluppo di un test specifico non invasivo, economico e veloce - sottolinea Ruggero De Maria, direttore scientifico dell’IRE - apre per la prima volta la possibilità di valutare diversi aspetti predittivi su un’ampia popolazione, dare specifiche indicazioni comportamentali per la prevenzione di tumori ed intervenire con una precocità impensabile fino ad oggi». 

«Durante la divisione delle cellule - spiega Prodosmo - i cromosomi devono essere equamente divisi tra le cellule figlie. I centrosomi sono i fulcri a cui si legano le funi, i microtubuli, che tirano i cromosomi verso le due cellule figlie. Studiando gli spostamenti all’interno delle cellule dell’oncosoppressore p53, abbiamo scoperto che ATM dirige p53 ai centrosomi a ogni divisione cellulare». «La sorpresa maggiore è però arrivata dall’osservazione che p53 non è più capace di raggiungere i centrosomi nel 100% dei globuli bianchi dei pazienti colpiti da atassia teleangectasia - precisa Soddu – e nel 50% dei globuli bianchi dei portatori sani». Questa osservazione ha aperto la strada alla messa a punto del test oggetto della pubblicazione.

Lo studio è stato possibile grazie al sostegno dell’AIRC.