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I cibi ultra-processati sono sempre più presenti sulle tavole degli italiani e, secondo gli specialisti, meritano una crescente attenzione per i possibili effetti sulla salute dell'apparato digerente. È questo il messaggio uscito dalla conferenza stampa promossa venerdì 9 luglio a Roma dalla Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva (Sige), durante la quale sono state presentate le evidenze scientifiche più recenti sul tema. I risultati confluiranno in un position paper della Società scientifica, previsto entro la fine dell'anno.
Piatti pronti, carni lavorate, bevande zuccherate e snack confezionati rappresentano ormai una quota rilevante dell'alimentazione nei Paesi ad alto reddito, arrivando in alcuni casi a coprire fino al 50-60% dell'apporto energetico quotidiano. Anche in Italia si osserva una progressiva diffusione di questi prodotti, accompagnata da un graduale allontanamento dalla dieta mediterranea, modello alimentare tradizionalmente associato a benefici per la salute.
Secondo la classificazione NOVA, gli alimenti ultra-processati sono formulazioni industriali ottenute prevalentemente da sostanze estratte dagli alimenti e arricchite con additivi come emulsionanti, conservanti, dolcificanti e coloranti. L'obiettivo è migliorarne gusto, praticità e conservazione. In questa categoria rientrano numerosi prodotti di largo consumo, dagli snack confezionati ai dolci industriali, fino ad alcuni yogurt aromatizzati.
La Sige sottolinea che il possibile impatto di questi alimenti non dipende soltanto dal profilo nutrizionale. I processi industriali e l'impiego di additivi possono infatti modificare le caratteristiche degli alimenti e influenzare la fisiologia dell'apparato digerente.
La letteratura scientifica più recente evidenzia infatti associazioni tra un elevato consumo di alimenti ultra-processati e un aumento del rischio di diverse patologie gastrointestinali. Tra queste le malattie infiammatorie croniche intestinali, in particolare il morbo di Crohn, la sindrome dell'intestino irritabile, la possibile maggiore incidenza di infezione da Helicobacter pylori e ulcera peptica, oltre alla steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD). Gli studi indicano inoltre possibili associazioni con un rischio più elevato di tumori del colon-retto e dello stomaco oltre che di esofago, pancreas e fegato.
«L'antico adagio “siamo quello che mangiamo” non è mai stato così attuale e scientificamente fondato come oggi» sostiene Edoardo Giannini, presidente Sige. «L'ascesa globale degli alimenti ultra-processati – prosegue - rappresenta una sfida complessa: prodotti spesso ricchi di additivi, zuccheri raffinati e grassi idrogenati, che rischiano di allontanarci dai modelli alimentari protettivi. Al contrario, l'Italia dispone di un patrimonio straordinario di alimenti non ultra-processati, pilastri di una tradizione agroalimentare che tutto il mondo ci invidia e prende a modello non solo per la salute dell’apparato digerente ma per preservare il benessere globale. È per queste ragioni – conclude - che è opportuno che anche le Società scientifiche, come la Sige, si interessino e producano documenti volti a difendere la salute pubblica delle future generazioni anche sostenendo la cultura del cibo vero, fresco e minimamente lavorato»,
