Bellezza
Come correggere gli orrori da filler
Redazione
Arriva una metodica (tutta italiana) per risolvere i danni delle “punturine” troppo spesso fatte alla leggera

Erano gli anni 70 e 80. Gli anni del silicone, delle labbra a canotto e di visi deturpati da una tecnica estetica che presto ha fatto vedere i suoi limiti. 

Presto il silicone liquido è stato posto fuori commercio. Tuttavia, ancora ci si trova tuttora ad affrontare le complicanze di questi trattamenti: vistose asimmetrie del viso e soprattutto granulomi, la risposta che l’organismo dà quando anche a distanza di 10 anni riconosce questa sostanza come estranea e la ‘attacca’, rivestendola di materiale fibroso. Il silicone liquido, infatti, una volta iniettato “dilaga” nei tessuti, alterandone le forme, senza possibilità di eliminazione chirurgica.

Ora arriva dall’Italia una tecnica che permette di ridurre le più deturpanti complicanze da filler. A illustrarla è Giorgio De Santis, membro della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, SICPRE, e professore ordinario di Chirurgia Plastica all’Università di Modena

De Santis ha presentato la tecnica durante il congresso “Chirurgia Estetica nel ringiovanimento del volto”, organizzato dalla Seconda Università di Napoli nella stessa città. «Si tratta di una tecnologia unica al mondo, che sta riscuotendo un grande interesse negli States», spiega De Santis, responsabile anche del Centro di Riferimento Regionale per le Complicanze da filler, ambulatorio che opera all’interno del Reparto di Chirurgia Plastica del Policlinico di Modena. 

La tecnica è straordinariamente “semplice” e poco invasiva e comporta l’impiego del laser. «La nostra tecnologia prevede l’inserimento di una fibra ottica all’interno del granuloma, tramite un piccolo foro», spiega De Santis. «La fibra ottica veicola un raggio laser, che riscalda il silicone liquido presente nei tessuti, facendolo passare dallo stato solido a quello liquido. A questo punto, il silicone viene drenato, cioè semplicemente “spremuto” all’esterno, sfruttando lo stesso piccolo foro. In sostanza, il granuloma viene svuotato, con conseguenze estetiche molto apprezzabili, in termini di riduzione del “bozzo"e ritorno a contorni del viso e delle labbra simmetrici e naturali». Il trattamento, inoltere, è a carico del Servizio Sanitario Nazionale e pertanto gratuito. 

Attivo da cinque anni, il Centro di Riferimento Regionale per le Complicanze da Filler tratta pazienti provenienti da tutta l’Emilia Romagna e da altre regioni italiane e, sempre di più, dall’estero. I dati raccolti in questo periodo stanno per essere pubblicato negli States dalla prestigiosa rivista scientifica Plastic & Reconstructive Surgery. 

Per capire la straordinaria innovazione portata dal trattamento laser-assistito, basti ricordare le alternative a esso. «Fino a poco fa l’unica possibilità di affrontare questi inestetismi era data dall’asportazione chirurgica del granuloma. Al posto del “bozzo”, però, rimaneva una perdita di volume e una cicatrice», dice il medico che precisa: «Attenzione, non tutti i filler sono dannosi. Tutto sta nello sceglierli accuratamente, scegliendo ancora più accuratamente lo specialista che li inoculerà, visto che di solito è lui a proporre la sostanza. Per evitare al massimo i rischi, consiglio di limitarsi all’acido ialuronico, un filler anallergico e totalmente riassorbibile, in un periodo che a seconda della formulazione è compreso tra i 6 e i 24 mesi». Dopo questo periodo, per restituire alle labbra il turgore desiderato, oppure per colmare i solchi che si delineano tra il naso e la bocca è necessario ripetere il trattamento. In alternativa si può ricorrere al lipofilling, metodica ultra-consolidata che comporta il trasferimento del grasso del paziente stesso: da un punto dove è naturalmente presente (addome, cosce ecc) alle sedi in cui si vuole ripristinare o aumentare un volume. «Con il grasso autologo non ci sono problemi di reazione avversa, né di allergia», dice ancora De Santis. «Ancora, grazie alle cellule staminali adulte presenti nel nostro grasso, il materiale trasferito attiva nella nuova sede un importante processo di rigenerazione, migliorando l’aspetto e l’elasticità della cute». Per una volta, insomma, il grasso non è un nemico da combattere, ma un alleato della bellezza. 

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