Non solo lezioni frontali. Si impara di più se l’insegnamento è attivo e interattivo

L’analisi

Non solo lezioni frontali. Si impara di più se l’insegnamento è attivo e interattivo

Wonderment_sympathetic_child_playing.jpg

Immagine: Hillebrand Steve, U.S. Fish and Wildlife Service, Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione
Forse vale per tutte le materie, ma per ora sappiamo che vale sicuramente per le discipline “STEM”. La lezione attiva e interattiva con alunni coinvolti fisicamente, mentalmente ed emotivamente è la più efficace. L’insegnate da solo può farcela ma se c’è un assistente virtuale è meglio

Mani, testa e cuore. Tutti e tre accesi, attivi, partecipi: hands-on, minds-on, hearts-on.  È il sistema didattico ideale dalle elementari al liceo basato sul coinvolgimento fisico, mentale ed emotivo degli alunni. Forse vale per tutte le materie, ma sicuramente, come dimostra uno studio appena pubblicato su Science, è il metodo più efficace per l’apprendimento delle discipline Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics). È la ricetta capace di trasformare i bambini delle elementari in piccoli scienziati con competenze invidiabili. 

In che consiste nella pratica? Ecco un esempio: i bambini fanno gli esperimenti alla vecchia maniera maneggiando una serie di oggetti fisici, li staccano, li attaccano, li pesano, li tagliano ecc.. ma di fronte a loro c’è in più uno schermo dove appare un personaggio virtuale che fa domande, invita alla riflessione, chiede il perché delle cose e loda i successi dei bambini. Questa combinazione tra mondo reale e mondo virtuale rende l’attività completa sotto tutti i punti di vista: c’è la manualità, c’è il ragionamento e c’è l’emozione dovuta al successo nell’impresa. Mani, testa e cuore. «Coinvolgere gli studenti attraverso attività interattive, discussioni, feedback e tecnologie potenziate dall'intelligenza artificiale ha portato a prestazioni accademiche migliori rispetto a lezioni o letture tradizionali»,  hanno concluso gli autori dello studio dopo avere passato in rassegna diversi modelli didattici.  

Tra i percorsi formativi più innovativi citati nello studio su Science c’è quello della Carnagie Mellon University dove è stato messo a punto un sistema di intelligenza artificiale chiamato NoRILLA capace di trasformare una classica lezione frontale in una coinvolgente esperienza interattiva. I bambini impegnati nella loro attività manuale vengono spronati a fare nuove scoperte e a vedere le cose da altre prospettive da un gorilla virtuale che manda feedback in continuazione alla classe. 

Il sistema della Carnagie è solo uno dei tanti. Ogni volta che si usa un metodo di apprendimento attivo e interattivo gli studenti sono incoraggiati a pensare con la loro testa e a cercare in maniera autonoma la conferma alle loro ipotesi piuttosto che assimilare informazioni in modo passivo dai libri di testo o dalla lezione dell’insegnante. 

Introdurre in classe un assistente virtuale basato sull'intelligenza artificiale che interroga gli studenti spingendoli a pensare fuori dagli schemi coinvolgendoli in discussioni critiche non solo aumenta le performance degli alunni, ma rende più piacevole e stimolante il lavoro degli insegnanti. 

«È abbastanza chiaro in questa raccolta che esistono sette o più modi di mettere in pratica l'apprendimento attivo che funzionano e talvolta funzionano in modi contraddittori.  C'è così tanta ricchezza in questo campo che possiamo continuamente apportare miglioramenti per renderlo più efficace e divertente per ancora molto, molto tempo», commentano i ricercatori.