L’analisi 
Il parto in acqua fa bene alle mamme e ai bambini
  • Immagine
Redazione
Meno complicanze, meno interventi medici, meno dolore. Il parto in acqua è più naturale e più bello per le mamme. Ma è anche sicuro per i bambini se effettuato in strutture specializzate. Una review su BMJ Open parla di “evidenti benefici” per le donne e i neonati

Il parto in acqua piace alle mamme e fa bene ai bambini. Lo dicono i risultati di 36 studi che hanno coinvolto 157mila donne passati al vaglio in una review appena pubblicata su BMJ Open. Passare le prime fasi del travaglio e, se è possibile, anche le ultime fino al parto completo immerse nell’acqua permette alle donne di rilassarsi e provare sollievo dal dolore. Non solo. Se le mamme sono in salute e la struttura è dotata di personale specializzato e della strumentazione necessaria, il parto in acqua comporta meno interventi e complicanze di quello tradizionale. 

Gli autori della review, dopo aver confrontato la quantità e il tipo di procedure richieste prima, durante e dopo il travaglio per le diverse tipologie di parto, hanno concluso che il parto in acqua mostra “evidenti benefici” sia per le mamme che per i neonati. 

I dati provengono da 36 studi che hanno coinvolto in tutto 157mila donne per lo più condotti in unità di ostetricia dotate delle apposite vasche che analizzavano i diversi aspetti del parto che possono incidere sulla qualità dell’esperienza per la mamma e avere un impatto sulla salute del neonato. Per valutare il parto dal punto di vista della madre sono stati presi come indicatori i seguenti parametri: travaglio indotto, rottura delle acque indotta (amniotomia), stimolazione del travaglio, monitoraggio fetale continuo, uso di oppioidi, uso di epidurale, livello di dolore, taglio cesareo, episiotomia, emorragia, rimozione manuale della placenta, infezione, soddisfazione per l’esperienza. 

Dal punto di vista del neonato, i criteri analizzati sono stati:  il punteggio Apgar (valutazione del benessere del bambino subito dopo la nascita); la necessità di rianimazione neonatale, complicanza della spalla bloccata durante il parto (distocia), problemi respiratori del noeonato, ricovero in terapia intensiva, morte neonatale, infezione, rottura del cordone ombelicale (avulsione), allattamento al seno.

L'analisi dei dati aggregati ha mostrato che il parto in acqua, indipendentemente dal fatto che le donne partoriscano effettivamente dentro l’apposita vasca (è possibile effettuare il travaglio in acqua e partorire fuori), “ha chiari benefici per le donne”.  

Rispetto al parto standard, il parto in acqua riduce significativamente l'uso di epidurale, di oppioidi, il ricorso all’episiotomia, le emorragie e i danni al perineo. L’acqua inoltre allevia il dolore. Le donne sono maggiormente soddisfatte dell’esperienza e non c’è  un maggior rischio di parto cesareo.

«L’immersione in acqua può aumentare significativamente la probabilità di un perineo intatto e ridurre l'episiotomia, un intervento che non offre alcun beneficio perineale o fetale, e che anzi può aumentare il dolore postnatale, l'ansia e avere un impatto negativo sull'esperienza del parto di una donna. Il parto in acqua offre benefici per la madre e il neonato se utilizzata in ambito ostetrico, rendendo l'immersione in acqua un intervento a bassa tecnologia per migliorare la qualità e la soddisfazione delle cure», scrivono i ricercatori. 

Ricevi gli aggiornamenti di HealthDesk

The subscriber's email address.

Su argomenti simili

Pochi nati, ancora troppi col cesareo e sempre più con tecniche di fecondazione assistita. Sono alcuni dei dati che emergono dal Rapporto Cedap (Certificato di Assistenza al Parto), l’analisi del ministero della Salute sulle nascite in Italia. 

Il crollo delle nascite prosegue anche nel 2024, confermando una tendenza ormai… Leggi tutto

Un importante passo avanti nella comprensione delle prime fasi dello sviluppo umano arriva oggi dalle Università di Padova e Torino. Sulle pagine di Nature Cell Biology è stato pubblicato uno studio che descrive la creazione di un modello tridimensionale di embrione umano ricavato da cellule staminali, capace di riprodurre i passaggi cruciali… Leggi tutto

In Italia, negli ultimi dieci anni, 776 donne sono morte tra il concepimento e l’anno successivo alla fine della gravidanza. Solo in una percentuale ridotta di casi il decesso è stato legato al parto: le principali cause di morte sono state infatti il suicidio materno, le patologie cardiovascolari e, solo dopo, l’emorragia ostetrica rischio.… Leggi tutto

I primi mille giorni di vita influenzano la salute di un essere umano per l'intera sua esistenza, con effetti che talvolta si trasmettono anche alle generazioni successive. Per questo la nuova frontiera della prevenzione passa anche dalla comprensione di come l’ambiente “accenda o spenga” i nostri geni.

Di questo si è parlato martedì 16… Leggi tutto

Promuovere un dialogo trasparente e un processo decisionale condiviso tra le donne e i clinici, che ponga l'accento sull'autonomia della donna nelle proprie scelte riproduttive nel caso si presentino gravidanze ad alto rischio di eventi avversi per la madre o il feto.

A raccomandarlo sono le Linee guida aggiornate sulla materia che l'… Leggi tutto

Una procedura per la somministrazione di terapie genetiche in utero che ha il potenziale di correggere i difetti genetici nei feti già durante la gravidanza è stata messo a punto, con una sperimentazione sui suini, da un team coordinato dall’Università di Milano e dallIstituto Neurologico Carlo Besta, in collaborazione con il Policlinico di… Leggi tutto

Ogni anno, circa 400 mila neonati in Europa vengono ricoverati nelle unità di terapia intensiva neonatale (NICU) e i neonati prematuri o con basso peso alla nascita sono quelli che corrono i rischi maggiori. Quasi un neonato su dieci viene ricoverato con la sindrome da distress respiratorio (RDS) che continua a rappresentare una delle… Leggi tutto

Oltre 27 mila bambini ogni anno nascono in Italia prima delle 37 settimane di gestazione. Per essere di aiuto ai genitori alle prese con le difficoltà emotive e le pratiche legate alla nascita prematura dei loro piccoli, Chiesi Italia ha sviluppato NeoNat, un'app realizzata grazie all’ascolto di genitori e all’expertise di professionisti… Leggi tutto

Oggi nel mondo circa un neonato su dieci nasce prima della 37° settimana gestazionale, cioè prima del tempo necessario a completare la sua maturazione e il suo sviluppo nell’utero materno, con effetti a breve e lungo termine sulle funzioni del suo cervello e in particolar modo sul neurosviluppo.

In Italia, secondo i dati più recenti (… Leggi tutto

Mettere in luce la diffusa violenza psicologica cui sono sottoposte molte delle 63 mila donne che ogni anno in Italia vogliono interrompere la gravidanza. È questo lo scopo dichiarato della Campagna “The Unheard Voice” promossa da Medici del mondo e presentata mercoledì 18 settembre a Roma.

Per l’occasione, grazie a un’esperienza sonora… Leggi tutto

I contraccettivi ormonali vanno interrotti prima di un intervento chirurgico o di una immobilizzazione prolungata, oppure quando si riduce la dose di anticoagulanti in seguito a un episodio di trombosi. 

È una prassi prevista da molte linee guida di diverse discipline mediche per ridurre il rischio di coaguli di sangue. … Leggi tutto

Si chiama “I primi 1.000 giorni di vita” l'iniziativa della Fondazione Giovanni Lorenzini, che riguarda l’educazione e la sensibilizzazione ai primi mille giorni di vita per la salute e il benessere attraverso conoscenze che promuovano scelte comportamentali responsabili, evidenziando il ruolo chiave della genitorialità consapevole. La ricerca… Leggi tutto

La gravidanza cambia il corpo di una donna in mille modi. Ma secondo uno studio condotto da ricercatori della Yale School of Medicine ce n’è uno finora non noto. Durante la gravidanza le lancette dell’orologio biologico dell’organismo corrono più veloci e si può arrivare a vedere aumentata la propria età biologica di un paio di anni. Tuttavia,… Leggi tutto

Troppe donne rinunciano a una gravidanza perché affette da malattie autoimmuni. Ma non è necessario, non dovrebbe essere così. È il messaggio lanciato dalle rappresentanti delle tre aziende ospedaliere universitarie toscane (Pisana, Senese e Careggi), insieme alle pazienti rappresentate dall'Associazione nazionale malati reumatici (Anmar),… Leggi tutto

Che c’entrassero gli ormoni era chiaro. Ora però si sa esattamente quale ormone tra i tanti in circolazione durante la gravidanza è il diretto responsabile della nausea tipica delle donne incinte. Si chiama GDF15, è prodotto dalla placenta e aumenta considerevolmente dopo il concepimento. L’intensità dei sintomi che provoca dipende in parte… Leggi tutto

Si chiama CRIPTO la piccola proteina chiave che porta le cellule staminali adulte presenti nelle fibre muscolari a differenziarsi permettendo così al tessuto danneggiato di rigenerarsi o di autorinnovarsi. L’hanno scoperta i ricercatori dell’Istituto di genetica e biofisica “A. Buzzati-Traverso” del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli… Leggi tutto

Due minuti, anche qualcosa in più. È il tempo che bisognerebbe aspettare prima di tagliare il cordone ombelicale nel caso di parto prematuro. Ritardare il momento in cui viene reciso il cordone ombelicale riduce di un terzo il rischio di morte dei neonati rispetto al taglio effettuato immediatamente dopo il parto. 

Leggi tutto

Ogni anno in Italia, nascono prima del termine tra i 25.000 e i 30.000 neonati, circa 1 bambino su 10, la maggior parte non gravemente prematuri (i cosiddetti “late preterm”), mentre sono circa 0,9-1% i nati “molto” o “estremamente” pretermine.

Sono i dati sottolineati in occasione della Giornata Mondiale della Prematurità (17 novembre… Leggi tutto